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Che cosa ne avrebbero detto Gramsci, Einaudi e Pertini?

Che cosa ne avrebbero detto Gramsci, Einaudi e Pertini se avessero potuto assistere ad una seduta parlamentare in cui mentre un oratore parla ministri e deputati sono intenti a parlare al telefono?
di Franco Novembrini - martedì 15 maggio 2018 - 1150 letture

Quando i politici italiani si trovano in difficoltà, cioè molto spesso, si ricordano delle decisioni prese dai loro predecessori facendo degli accostamenti perlomeno azzardati. Ormai si sprecano le citazioni dei padri costituenti usate in maniera incompleta per corroborare la loro fazione politica. Viene citato Gramsci, morto a causa della detenzione nelle carceri fasciste e fondatore de l’Unità, da politici che non sapevano neppure dove fosse sepolto (cimitero acattolico di Roma) e nello stato di abbandono in cui versava la sua tomba. Trascurando anche il fatto di aver fatto fallire più volte il suo giornale, la cui testata è in vendita al miglior offerente dimenticandosi che, essere diffusore o lettore di quel giornale, è costata la vita durante il fascismo e il licenziamento e la scomunica nel dopoguerra per migliaia di militanti del PCI.

A proposito di dimenticanze cimiteriali, nel decennale della morte di Enrico Berlinguer (il leader comunista morì a Padova, l’11 giugno 1984), fu annunciata una manifestazione commemorativa al Verano. Peccato che la tomba si trovi al Cimitero di Prima Porta di Roma. Evidentemente i dirigenti del partito, forse, in quegli anni erano troppo impegnati a litigare o a organizzare serate cinematografiche o regate veliche.

Si cita sempre anche Einaudi, grande economista e Presidente che univa sobrietà e coraggio nell’applicare le norme costituzionali nei tempi difficili del suo settennato. E Pertini, l’indimenticato grande antifascista e Presidente integerrimo del periodo in cui il terrorismo in Italia era al massimo della virulenza.

Che cosa ne avrebbero detto Gramsci, Einaudi e Pertini, se avessero potuto assistere ad una seduta parlamentare in cui, mentre un oratore parla, ministri e deputati sono intenti a parlare al telefono o ad armeggiare con Tablet, senza prestare la minima attenzione alle parole dette, con un’aula desolatamente vuota causa fine settimana, mentre si dovrebbe discutere di argomenti che poi alcuni davanti alle varie tv dichiarano di vitale importanza?

Oltre ai personaggi citati, ce ne sono stati molti che hanno onorato l’Italia, ma che purtroppo non hanno lasciato eredi degni di questo nome. Si è affermata una classe politica che, sempre su giornali e tv compiacenti, impiega molto tempo a definire, con battute discutibili, gli avversari antipolitici, populisti e sovranisti. La stessa classe politica affetta da varie amnesie storiche, sostenuta da vari esempi nel panorama dell’informazione italiana. Non ultimo un noto giornalista, che ha costruito la sua carriera presso il Corriere, ed ora profumatamente pagato dalla RAI, il quale, citando l’art. 1 della Costituzione si è fermato al prima parte: ’’La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro’’. Un articolo cardine della nostra Costituzione, che prosegue con ’’...la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei modi previsti dalla legge’’. Una seconda parte dell’art. 1 non trascurabile, che evidenzia i termini "sovranità" e "popolo" nelle loro varie declinazioni, spesso ridimensionati a proprio uso e consumo.

Concludiamo questa breve e amara analisi sulla classe politica dei giorni nostri con una frase che il grande Ermanno Olmi ebbe a dire sull’importanza della Costituzione, sottolineando nell’occasione le poche volte in cui si possa trovare scritto il termine ’’onestà’’ all’interno degli articoli. Citiamo a memoria: ’’...è vero il termine onestà ricorre poco perché, nonostante le diversissime posizioni politiche, i costituenti presunsero che questa fosse cosa scontata’’. Oggi purtroppo siamo costretti a rovesciare il ragionamento con la reale possibilità di aver pensato la cosa giusta.


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