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Che ci stanno a fare gli italiani a Nassiriya?

A Nassiriya (Irak) un giacimento di petrolio sfruttato dall’Eni
di Redazione - mercoledì 21 aprile 2004 - 4856 letture

La missione militare italiana in Iraq è stata presentata così il 15 aprile 2003 dal nostro ministro degli esteri Franco Frattini.

"Quella dell’Iraq è una missione che ha scopo emergenziale e umanitario"

E infatti il governo italiano finanzia un ospedale della Croce Rossa a Bagdad e invia ben 27 carabinieri per difenderlo... poi già che c’è invia altri 3000 militari a Nassiriya.

Ecco le cifre: l’ospedale a Bagdad costa... 21 milioni 554 mila euro.

Il nostro contingente a Nassiriya costa... 232 milioni e 451 mila euro.

La domanda è: ma perché il nostro intervento umanitario in senso stretto è a Bagdad e invece i nostri soldati e le nostre risorse stanno a Nassiriya? Che c’è lì di così tanto umanitario?

Il 22 ottobre 2003 i parlamentari italiani della commissione difesa vanno a Nassiriya.

Elettra Deiana, deputata di Rifondazione Comunista, faceva parte della delegazione e ha ascoltato uno strano discorso.

"Abbiamo incontrato l’ambasciatore presso il governo provvisorio di Bagdad Antonio Armellini, il quale ci ha detto che vi sono degli interessi italiani in gioco in questa vicenda"

Interessi in gioco! "Di conseguenza il calcolo è che i benefici saranno all’altezza dell’impegno militare". Benefici in cambio dell’impegno militare!

Ora in Iraq in generale e a Nassiriya in particolare ci sono importanti giacimenti di... benefici. Ne sa qualcosa Benito Li Vigni, un’ex dirigente dell’Eni. "Il governo iracheno accordò all’Eni lo sfruttamento di un giacimento sul territorio di Nassiriya, nel sud del Paese, con 2,5 / 3 miliardi di barili di riserve, un giacimento quinto per importanza tra i nuovi che l’Iraq voleva avviare a produzione.

Nel suo territorio c’è una grande raffineria ed un grande oleodotto" Guarda un po’, l’Eni aveva contratti petroliferi con l’Iraq che riguardavano i pozzi proprio di Nassiriya! Che coincidenza! Ancora Li Vigni. "I contratti che regolavano i rapporti tra la parte pubblica e quella privata delle compagnie concessionarie, seguivano una formula che nel settore era considerata la più vantaggiosa di tutte, che di solito i Paesi produttori mediorientali fanno di tutto per evitare. E’ un contratto che consente di considerare come propria riserva una quota della produzione. Di fatto la riserva accertata tra 2,5 e 3 miliardi di barili poteva essere iscritta in bilancio Eni" Contratti vantaggiosi. Un peccato rinunciarvi!

In parlamento la senatrice Tana De Zulueta, del gruppo Occhetto - Di Pietro, ha presentato un’interrogazione proprio su questa vicenda. "Il fatto è che quando i soldati italiani sono arrivati a Nassiryia, la loro prima base militare era ubicata proprio di fronte alla raffineria che consentirebbe all’Eni di poter raffinare proprio lì il petrolio estratto. Altra condizione che si aggiunge a un contratto che in sé era estremamente vantaggioso. Dico "era" perché quel contratto è in forse, nel senso che l’occupazione dell’Iraq e la caduta di Saddam Hussein hanno fatto sì che le tre grandi concessioni siano congelate. Noi abbiamo chiesto al governo se la scelta di mandare i nostri militari in Iraq fosse motivata da un desiderio di tutelare quella concessione, di garantircela per il futuro"

E noi ci siamo procurati la risposta del governo all’interrogazione della parlamentare.

"La nostra presenza in Iraq è frutto di prioritarie considerazioni di carattere politico e umanitario" Prioritarie considerazioni di carattere politico e umanitario. "La scelta di dislocare un contingente a Nassiriya non è stata in alcun modo legata agli interessi dell’Eni"

Ah, no? "Le bozze di accordo per lo sfruttamento dei campi petroliferi a Nassiriya tra Eni e le autorità competenti irachene non sono mai state perfezionate attraverso la firma di un testo vincolante" E intanto il governo ammette gli accordi. Il 23 febbraio 2003, un mese prima dell’invasione, l’agenzia Ansa dà notizia dell’esistenza di un dossier circa gli affari italiani in Iraq.

"L’Italia, che e’ già presente con le iniziative dell’Eni ad Halfaya e Nassiriya, può giocare anch’essa un ruolo"

Ecco cosa dice l’amministratore delegato dell’Eni, un mese dopo la caduta di Saddam.

"L’amministratore delegato dell’Eni Vittorio Mincato ricorda agli azionisti come già nel passato il gruppo aveva messo gli occhi sull’area irachena di Nassiriya".

Il nostro dubbio a questo punto è il seguente: è un caso che i nostri soldati siano finiti a Nassiriya?

Ecco il sottosegretario alla difesa Filippo Berselli.
- Non posso essere d’aiuto, né confermando, né smentendo una notizia che non so. - Allora posso chiederle quest’altra cosa, più in generale: perché siamo andati proprio a Nassiriya?

- Beh, a Nassiriya perché a Bagdad c’erano gli americani, c’erano delle aree d’influenza ed è stata scelta Nassiriya, sarà una coincidenza. Per quanto mi riguarda è assolutamente una coincidenza. -

Ah, una coincidenza. - Sì. Ecco qua! Per il governo si tratta di una coincidenza. E noi aggiungiamo: è una coincidenza umanitaria!

Se volete ascoltare via radio la puntata: http://www.capital.it/capital/player_audio_new_468.jsp?idCategory=4140&idContent=667268&dataName=Audioplatform&dataValue=microsoft&dataChange=yes


L’articolo è stato diffuso dalla "Associazione Partenia" [partenia@katamail.com] nella lista NoOMC.


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Che ci stanno a fare gli italiani a Nassiriya?
3 marzo 2008, di : angelo |||||| Sito Web: Brano dedicato ai caduti a Nassiriya

Brano dedicato ai caduti a NASSIRIYA SIAMO ANDATI A NASSIRIYA

Testo di: Angelo Avarello

A VENTI ANNI SON PARTITO IN DIVISA PER PORTARE PACE E AMORE A NASSIRIYA SENZA PENSANRE LA VITA MIA

NEI MIEI OCCHI TANTA GIOIA DI AIUTARE QUELLA GENTE CHE PIANGEVA INDIFFERENTE E NON SOGNAVA PIU’

SIAMO ANDATI A NASSIRIYA TUTTI UNITI PER RIDARE LIBERTA’ E DEMOCRAZIA PACE AMORE E ANDARE VIA

MA AD UN TRATTO UN ESPLOSIONE SU NEL CIELO PORTO’ VIA TUTTI I SOGNI MIEI PIU’ BELLI E CON SE LA VITA MIA

TUTTI IN CHIESA CI TROVAMMO CON LE SALME E IL TRICOLORE E CON TUTTI I FAMILIARI CHE DI PIANTO NON NE HANNO PIU’

SI LO STATO E’ PRESENTE TANTO PIU’ RICONOSCENTE CON MEDAGLIE AL VALORE PER CHI DA EROE MUORE

SIAMO ANDATI A NASSIRIYA TUTTI UNITI PER RIDARE LIBERTA’ E DEMOCRAZIA PACE AMORE E ANDARE VIA

MA AD UN TRATTO UN ESPLOSIONE SU NEL CIELO PORTO’ VIA TUTTI I SOGNI MIEI PIU’ BELLI E CON SE LA VITA MIA

TUTTI I SOGNI MIEI PIU’ BELLI E CON SE LA VITA MIA TUTTI I SOGNI MIEI PIU’ BELLI E CON SE LA VITA MIA

Che ci stanno a fare gli italiani a Nassiriya?
3 marzo 2008, di : angelo |||||| Sito Web: www.iteppisti.com

Brano dedicato ai caduti a NASSIRIYA SIAMO ANDATI A NASSIRIYA

Testo di: Angelo Avarello

A VENTI ANNI SON PARTITO IN DIVISA PER PORTARE PACE E AMORE A NASSIRIYA SENZA PENSANRE LA VITA MIA

NEI MIEI OCCHI TANTA GIOIA DI AIUTARE QUELLA GENTE CHE PIANGEVA INDIFFERENTE E NON SOGNAVA PIU’

SIAMO ANDATI A NASSIRIYA TUTTI UNITI PER RIDARE LIBERTA’ E DEMOCRAZIA PACE AMORE E ANDARE VIA

MA AD UN TRATTO UN ESPLOSIONE SU NEL CIELO PORTO’ VIA TUTTI I SOGNI MIEI PIU’ BELLI E CON SE LA VITA MIA

TUTTI IN CHIESA CI TROVAMMO CON LE SALME E IL TRICOLORE E CON TUTTI I FAMILIARI CHE DI PIANTO NON NE HANNO PIU’

SI LO STATO E’ PRESENTE TANTO PIU’ RICONOSCENTE CON MEDAGLIE AL VALORE PER CHI DA EROE MUORE

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