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Che ci fanno due carabinieri in Baviera


Due artisti italiani indossano un paio di divise dei carabinieri e, con effetto esilarante, se ne sono andati di pattuglia per le strade di Monaco
giovedì 21 dicembre 2006, di Ivan Carozzi - 1476 letture

Provate ad andare a Monaco di Baviera, a bere un boccale in una birreria del centro, a ubriacarvi, a visitare qualche museo cittadino. Fate quello che volete, ma attenzione: potrebbe capitare che qualcuno vi fermi e vi intimi: ’Dogumeeendi! Favorisca i dogumeeeendi!’. Non saranno vecchie spie della Stasi o agenti della Polizei tedesca a farvi il terminale e a procedere agli accertamenti di rito. Saranno, semmai, una coppia di austeri carabinieri, a bordo di una vecchia alfetta anni ’80.

Forse due carabinieri finiti in Bavaria, in seguito ad una qualche incomprensione col comando centrale? No, sotto lo storico berretto con la fiamma in realtà si cela la coppia di artisti Stefano Giuriati e Aldo Giannotti, ospiti della manifestazione ’Dangerous crossings’, inaugurata a Monaco lo scorso 23 Settembre e proseguita fino alla metà di novembre. Una collettiva di public art, interventi e performance realizzati in spazi pubblici e dedicati, come da comunicato stampa, ad una analisi della ’grammatica della tolleranza’.

Il progetto di Giuriati e Giannotti, intitolato ’Carabinieri, Stazione Mobile’, intende rappresentare, con un effetto di esilarante detournement, le nuove forme di militarizzazione del territorio, in un’Europa che si sogna terra di libera circolazione di merci e corpi, ma che schiera nuovi guardiani a controllo dei fantasmi speculari di terrorismo e immigrazione. Ma ovviamente c’è dell’altro, nel lavoro dei due artisti italiani. C’è l’utilizzo ironico e sentimentale dell’icona ’carabiniere’, un segno che fulmineamente apre verso quella porzione d’immaginario fatta di mandolini, spaghetti, gondolieri e superbi melodrammi calcistici.

Giuriati e Giannotti, i quali vivono rispettivamente a Monaco, con moglie e figlia, e a Vienna, dove da anni Giannotti lavora con l’associazione Kforumvienna, hanno realizzato anche una versione alternativa del calendario dell’arma, impreziosita dall’introduzione del giovane curatore Emanuele Guidi. Nei giorni della performance, raccontano i due, si è verificata una situazione al limite dell’incidente diplomatico. Per motivi di ordine pubblico, infatti, i due carabinieri erano guardati a vista da una coppia di poliziotti tedeschi. Ed inoltre: G&G hanno scortato i giornalisti giunti alla loro conferenza stampa; hanno realizzato ronde intorno alle opere degli altri artisti; sono stati salutati come un’apparizione mitologica dai molti pizzaioli italiani che a Monaco lavorano. Come se l’Italia continuasse a proiettare all’esterno un’immagine antica e struggente (spaghetti, mandolini, eccetera...), che tuttavia dentro i confini nazionali sappiamo oramai perdutissima, superata dal reale orizzonte degli eventi.

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