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Centochiodi di Ermanno Olmi

Un giovane professore dell’ Università di Bologna (Raz Degan) decide di abbandonare carriera e vita agiata per trasferirsi sulle rive del Po. Intanto i vecchi manoscritti della Biblioteca universitaria vengono trovati inchiodati sul pavimento. Le forze dell’ ordine cercano il professore...

di Elisabetta Corsini - mercoledì 4 aprile 2007 - 10052 letture

Regia e sceneggiatura: Ermanno Olmi Fotografia: Fabio Olmi Cast: Raz Degan, Luna Bendandi, Amina Syed, Michele Zattara

Un giovane professore dell’ Università di Bologna (Raz Degan) decide di abbandonare carriera e vita agiata per trasferirsi sulle rive del Po. Intanto i vecchi manoscritti della Biblioteca universitaria vengono trovati inchiodati sul pavimento. Le forze dell’ ordine cercano il professore...

"Le religioni non hanno mai salvato il mondo" è la scritta che campeggia sulla locandina del film. Ermanno Olmi, cattolico, punta il dito contro la dottrina impartita dalla Chiesa attraverso i libri: fiumi di parole la cui interpretazione unilaterale spetta solo agli ecclesiastici, preoccupati di mantenere intatto il loro potere sulle masse, e lontano anni luce dalla semplicità e dall’ amore che predicava Cristo. Lo fa senza bisogno di alzare i toni e senza provocazioni eclatanti stile Scorsese con "L’ ultima tentazione di Cristo". Lo fa con la forza delle immagini: il protagonista inchioda letteralmente al pavimento i libri dei quali per tutta la vita si era nutrito, e nei quali evidentemente non ha trovato le risposte che cercava.

Libri inchiodati, come Cristo sulla croce, ed è questa la scena più suggestiva del film. La risposta è altrove, non sui libri, e il professore lascia tutto, donne, carriera e macchina sportiva, per andare a vivere in un vecchio rudere. Saranno gli abitanti di un piccolo paese, Bagnolo S. Vito, ad aiutarlo, gente per la quale la solidarietà e l’ amicizia sono valori fondamentali. Proprio nella frugalità e nel vivere semplice finalmente il protagonista si troverà a suo agio: per seguire le orme di Cristo, quindi, non solo non è necessario affidarsi ai libri nè ai dogmi, ma bisogna allontanarsene il più possibile.

Il protagonista, dopo aver cambiato vita, dirà:" Se mi guardo indietro vedo solo pagine di carta.....Ma tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico". E l’ aspetto della convivialità , dello stare insieme, del dividere il cibo e il vino emerge nelle scene in cui l’ex professore è a tavola con i suoi nuovi amici; a pensarci bene il primo miracolo attribuito a Gesù è proprio la trasformazione dell’ acqua in vino durante una festa di matrimonio: forse Cristo era più allegro e dedito al divertimento, più umano, ma non per questo meno vicino ai bisognosi, di quanto non ci facciano credere, da secoli, gli uomini di Chiesa, propinandoci una dottrina fatta di sensi di colpa, peccati, sofferenza e sacrificio: al prete- bibliotecario, più affezionato ai suoi manoscritti che alle persone, che lo minaccia di dover rispondere a Dio dei suoi peccati, il professore risponde:" Forse è Dio che deve rispondere di tutti gli orrori del mondo, un Dio che non ha salvato neppure suo figlio dalla croce".

Centochiodi è il film-testamento per Olmi, regista settantaseienne, che, dice, tornerà al documentario: un ritorno alle origini, agli anni ’50, quando girò una serie di documentari industriali. Per l’ interpretazione di un moderno Gesù, Olmi sceglie Raz Degan, più conosciuto per la pubblicità di un amaro e per la sua bellezza che per le sue capacità come attore, eppure la prova di Degan risulta convincente: forse perchè i grandi registi sanno valorizzare il talento che gli altri non vedono. Pensiamo ad Ambra Angiolini, ex stellina di Boncompagni, e a Luca Argentero, ex Grande Fratello, voluti da Ozpetek in "Saturno contro". Olmi lascia dunque la fiction con un film sulla fede e sulla genuinità dei sentimenti, che non si può trovare dentro i libri ma dentro se stessi.


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Centochiodi di Ermanno Olmi
14 aprile 2007

Cento Passi e Cento Chiodi.

I numeri a volte hanno un loro fascino (persino biblico). Ma la sostanza delle cose ripetuta cento o mille volte resta pur sempre la stessa. La quantità non è qualità, ne è solamente un attributo.

Centochiodi di Ermanno Olmi
16 aprile 2007, di : morris

Corretto pensare che val più un autentico amore che centomila libri, ma Cristo è stato il primo ad inchiodare le convenzioni farisaiche: per esempio stigmatizza che il giuramento fosse ammesso solo sul tesoro del tempio. Per il resto il film di Olmi non è cristiano: è una bestemmia. Il Padre non ha salvato il figlio dalla croce perchè tutto ciò rientrava nel piano della Redenzione. Come sarebbe potuto risorgere nella gloria il Figlio se prima non fosse stato ucciso? Che Dio debba rispondere in giudizio agli uomini della loro situazione sciagurata è un’altra atroce bestemmia. Gli uomini hanno avuto tutto per salvare sè stessi e il pianeta, ma non hanno avuto né fede né buona volonta. Nemmeno Olmi che si dice cattolico. E’ un abile regista ma un cristiano confuso. Allora torni a pregare nel fienile come i poveri contadini, ma veri cristiani, de "L’albero degli zoccoli."
    Centochiodi di Ermanno Olmi
    16 aprile 2007, di : è meglio un cattolico confuso che cento cattolici deliranti

    Ma che burlone questo Dio che fa morire suo figlio perchè ciò fa parte del Piano della Redenzione,questo Dio che tutto sa e tutto contiene,tutto tranne la deriva degli esseri umani,che,ingrati, sono tanto tanto cattivi...Ma se Dio non si aspettava tanta malvagità e ingratitudine da parte degli uomini, significa che non è poi così onniscente; oppure la deriva umana fa parte di un suo piano? Diabolico, altro che divino...
Centochiodi di Ermanno Olmi
16 aprile 2007, di : morris

Se qualcuno mi dice cattolico delirante mi fa un complimento: vuol dire che sono sulla buona strada. Ma la mia critica non si rivolge ai fratelli senza speranza. Si rivolge a chi, come Olmi, si dichiara cattolico ma ha perso ogni speranza. Quanto a Dio c’è chi l’ha accolto e chi l’ha rifiutato. L’uomo ha il libero arbitrio, ma se ne deve assumere la responsabilità. Se la Chiesa è formale e l’erudizione sempre più lontana dall’uomo non buttiamoci sul nichilismo. Facciamo tutti la nostra parte, io per ciò che mi compete e anche tu, che mi dai del delirante, per la tua. La tua disperazione per lo sfacelo cui assistiamo mi sembra sincera. Se invece di bestemmiare cerchiamo dentro di noi una piccola fiammella di luce, sarà utopistico, ma forse coinvolgeremo più persone a provare amore per il prossimo e a lottare per salvare le nostre speranze e il nostro pianeta.
    Centochiodi di Ermanno Olmi
    26 aprile 2007, di : flora

    non credo che Olmi nel suo film voglia discutere di argomenti teoligici così elevati o, se vi piace di più, così profondi, che sarebbero tutti al di fuori della nostra capacità di comprensione. Al contrario il suo percorso è nella ricerca di un contatto umano semplicissimo , ma autentico. Lui si oppone all’arroganza di chi sventola ciò che sa al solo scopo di affermare il proprio ego e non per andare incontro all’altro. Per cui penso che la maggior parte delle cose fin qui dette non abbiano nulla a che vedere col suo film. Ciao
Centochiodi di Ermanno Olmi (Morris)
8 maggio 2007, di : morris

Cara Flora, Cristo è sempre stato per gli umili e per i semplici. Allora anch’io sono d’accordo con Sant’Agostino che, rivolgendosi a Dio, scrive: "Che importa a me se qualcuno non capisce? Si rallegri egli pure e dica: "Che è mai ciò [l’azione di Dio]?" Si rallegri anche così, e preferisca ritrovarti senza capire che non capire senza ritrovarti". Allora il film di Olmi è mistico e anticulturale come lo furono i taoisti (per esempio Chuang-Tsu). Però, mi spiace contraddirti Flora, il film, per bocca del protagonista fa delle importanti e pesanti affermazioni teologiche teologiche: il Padre non ha salvato il Figlio dalla croce e il giudizio finale sarà capovolto: gli uomini giudicheranno Dio e non viceversa. Non c’è bisogno di essere teologi, basta leggere il Vangelo per sentire Gesù dire "Non la mia, ma la tua volontà sia fatta." Quanto al giudizio degli uomini, essi non sono nemmeno in grado di giudicare lucidamente sè stessi: un opinione vale l’altra, quindi in definitiva nessuna vale. Come potrebbero giudicare ciò che li trascende e che è comunque un mistero? Se il film narrasse di una religiosità nata dal nulla in persone la cui anima e la cui intelligenza sono "tabula rasa" avresti ragione ad affermare che la teologia non c’entra con il film. Ma invece il film tratta di una religiosità che si rapporta in modo criticamnete violento con la tradizione: allora si tratta di problematica riguardante la fede e quindi di materia teologica. Se qualcuno, come capita, dice che Cristo è stato il primo socialista della storia o il primo punk o il primo figlio dei fiori, beh, le opinioni sono le più varie e bizzarre. Ma se un cattolico fa affermazioni prive di speranza e non riconoscendo l’insegnamento del Vangelo, si deve domandare in cosa crede realmente. Non a caso Olmi ha involontariamente scatenato le chiacchiere più svariate dei vari facitori di opinioni televisivi.