Cazzarola!


Nell’ultima puntata di Annozero, una magistrale e chiara lezione di economia del ministro Giulio Tremonti. Contro le menzogne della sinistra
martedì 15 marzo 2011, di Adriano Todaro - 792 letture

Sono rimasto allibito nel vedere il nostro Sultano ad una conferenza stampa con un vistoso cerotto sulla guancia sinistra. Ha subìto una lunga e travagliata operazione all’interno della bocca, gli hanno cavato denti e rimessi altri denti e lui, stoicamente, resistendo al dolore, era subito in prima linea a lavorare per il bene del nostro Paese. Io, quando vado dal dentista, per molto meno, sono sempre in ambasce, mi preoccupo del dolore, non sopporto il rumore che fanno quegli arnesi di tortura utilizzati dai dentisti. Lui no, quattro ore di operazione e oplà eccolo meglio di prima. Sì, certo, c’è il cerotto, ma come tutti sanno se uno si sloga un piede gli fasciano la testa.

Non voglio però fare dietrologia inutile, ma voglio parlarvi dell’ultima puntata di Annozero. Sono in grado di farvi leggere i verbali della trasmissione che ha avuto per protagonista uno scienziato dell’economia, quel Giulio Tremonti che il mondo c’invidia. Il ministro, con quell’aria di uno che gli hanno appena rubato l’argenteria, ha dato una lezione di chiarezza su temi molto complessi. Ecco il verbale della discussione fra lui e un certo Giacomo Russo, precario palermitano che ha fatto 15 giorni di sciopero della fame contro i tagli all’istruzione finendo all’ospedale. (Almeno così dice lui).

Russo: “E’ lei il ministro dell’Istruzione, lo abbiamo capito tutti”.

Tremonti: Fa un’espressione contrariata, ma non risponde.

Russo: “Prima era povero chi non lavorava, oggi anche chi lavora. Produciamo di più, lavoriamo di più e guadagniamo di meno”.

Tremonti: E’ sbigottito e bofonchia qualcosa che non si capisce.

Russo: “In un Paese migliore non ci sarà posto per i suoi privilegi”.

Tremonti: “Non rispondo all’intervento perché personale e violento…”.

Russo: “Sono tre anni che protestiamo…”.

Tremonti: “In termini meno aggressivi le risponderei volentieri”.

Russo: “… non vi degnate nemmeno di vederci”.

Tremonti: “Mi sembra la qualunque di sinistra”.

Russo: “La Corte dei conti dice che in Italia la corruzione raggiunge i 65 miliardi di euro… lei vive in un ambiente ovattato e ha più anni di me. Ho 30 anni, secondo le statistiche devo vivere in questo Paese quasi altri 50 anni… Avete tagliato sei miliardi, 150 mila precari accantonati…”.

Tremonti: “No, non è così”.

Russo: “Allora, com’è che io sono disoccupato?”.

Tremonti: “Da quando sei disoccupato?”.

Russo: “Da quando voi siete al governo”.

Tremonti: “Ah, ecco”.

Poi intervengono altri precari. Tremonti ha l’aria sempre più smarrita davanti a questa sinistra violenta che si rifiuta di capire le ragioni degli altri e lo afferma molto chiaramente:

Alla mia età posso dirlo: non esiste uno che ha tutte le ragioni! Cazzarola! Questo modo di fare è totalmente intollerante: devi capire le ragioni degli altri. Devi chiederti cosa è successo in questi vent’anni”.

Ecco, appunto. Chiediamoci cosa sia successo in questi vent’anni. E poi non c’è nessuno che abbia tutte le ragioni, a parte Silvio. E qua si vede tutta la profonda umanità del ministro che comincia a rivolgersi a Russo dandogli del “tu” perché, come tutti sanno, siamo tutti sulla stessa barca, soltanto che Giulio è al timone e Giacomo ai remi.

Russo: “Di vita ne abbiamo una sola. La produttività ha senso se produce benessere collettivo, ma se produce malessere collettivo, non ha senso. Noi vogliamo la vita. Vogliamo innamorarci! Ha capito cosa intendo?”.

Tremonti: “Vagamente, il monopolio dell’intelligenza ce l’hai tu. Io sono disumano e tu sei umano. Tu sei intelligente, io sono un pirla”.

Un pirla? No, certo. Il pirla è Giacomo Russo e i qualunquisti a sua immagine e somiglianza. Lei è un ragioniere emerito, sa le lingue, anche il dialetto di Sondrio, che vi assicuro non è semplice, insegna nelle università, ha scritto libri importanti, è un grande, un faro dell’economia. Lo vorrebbero tutti uno così, uno che prima dice che non farà mai più condoni e dopo mezz’ora ecco pronto un nuovo condono. Ce lo invidiano tutti, ma in realtà non riusciamo a sblolognarlo. C’era una trattativa in atto con i Paesi dell’Africa del Nord, ma con le rivolte tutto si è fermato e, quindi, ce lo dobbiamo tenere.

Cazzarola che sfiga!

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