Catania, l’Udc sogna il pareggio

Bianco si proclama già vincitore, ma potrebbe avere una sorpresa. I centristi pensano al voto disgiunto per “punire” Berlusconi

di Redazione - domenica 15 maggio 2005 - 5243 letture

«Ritengo che possa essere interessante come andrà a finire il voto di Catania, ma certamente non è determinante: è un episodio locale e come tale andrà valutato». Silvio Berlusconi ci ha provato. Ha tentato di sdrammatizzare a tre giorni dalle urne, il che non è precisamente un buon segnale per il centrodestra catanese. Il Cavaliere, infatti, comincia ad avere un sesto senso per le sconfitte e si maligna che sia questo fiuto ad averlo tenuto alla larga dalla campagna elettorale delle ultime regionali.

A Catania, invece, il premier ci aveva messo la sua faccia. Era venuto a tagliare nastri “elettorali”, inaugurare le realizzazioni del suo sindaco e medico di fiducia, Umberto Scapagnini, si era fatto fotografare sul metrò in partenza verso il futuro. Tra Forza Italia e Udc si confidava ancora in un risultato utile, magari di misura. Ora le cose sembrano aver preso una brutta piega per la CdL. Gli avversari, a quel che si dice, non hanno mai avuto dubbi. Il candidato a sindaco di Catania del centrosinistra, Enzo Bianco, se ne è uscito con una roboante intervista sull’Unità di ieri, annunciando la sconfitta a Catania del centrodestra e che sarà una batosta da travolgere il governo. «Ho 22 punti in più dell’attuale sindaco. Anche con le liste per il Consiglio comunale siamo, complessivamente, al di sopra del cinquanta per cento».

Se le cose stanno così, se il divario è di quelli per cui “non c’è partita”, si tratterebbe di sconfitta annunciata, e stupisce lo stupore di chi fa politica da quelle parti. I centristi, infatti, parlano del voto catanese come una sorta di “giudizio di Dio” per il governo. «Se anche le elezioni comunali di Catania dovessero andare male» vorrebbe dire che «anche in questa città non c’ è spazio per la Casa delle libertà» e a quel punto «si dovrebbe ripensare al contesto della coalizione a partire dai programmi, dalle facce e dai contenitori», ha sottolineato il capo gruppo dei parlamentari dell’Udc alla Camera, Luca Volontè. «Oramai sono quattro anni consecutivi che le elezioni amministrative vengono perse sostanzialmente dal centrodestra», ha aggiunto. E il segretario dell’Udc Marco Follini ha esplicitamente messo in relazione il risultato di Catania con un nuovo chiarimento interno della maggioranza: «Non voglio abbonarmi alla sconfitta».

Catania, a rigor di logica, dovrebbe essere considerato l’ultimo chicco di un mesto rosario di sconfitte, nel caso vada ancora male per la CdL. E poi guardare al futuro, alle politiche dell’anno prossimo. Difficile raddrizzare di punto in bianco un trend negativo. In realtà, i centristi non sembrano volerla prendere con filosofia. Il fatto è che in Sicilia si gioca anche una partita dagli esiti imprevedibili col Cavaliere. E’ Berlusconi, dicono all’ Udc, che ha imposto la ricandidatura di Scapagnini, mentre gli ex democristiani avrebbero voluto far correre Musumeci contro Bianco. E, ancora, sospettano, anzi sono convinti, che dietro le liste civiche messe in campo per erodere il consistente patrimonio elettorale centrista ci sia sempre la regia di Berlusconi. Così il voto di domenica si presterebbe per una resa dei conti.

E allora potrebbe darsi che dalle urne catanesi esca la soluzione che per molti ex democristiani significherebbe aver davvero fatto centro: il sindaco alla sinistra, il Consiglio comunale al centrodestra. Scapagnini a casa, l’Udc dentro il Palazzo. Mostruosità del voto disgiunto che, nel caso catanese, potrebbe anche essere un voto studiato. L’altro giorno il presidente dei senatori dell’Udc al Senato, Francesco D’Onofrio, aveva dichiarato al nostro giornale che un esito del genere non sarebbe una sconfitta per i centristi. Sarà solo realpolitik?


L’articolo di Giulio Ferrari è stato pubblicato su La Padania, il 14 maggio 2005.


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