Catania chiama, Saronno risponde

Nord-Sud uniti nelle cazzate
di Adriano Todaro - mercoledì 29 gennaio 2020 - 619 letture



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IL FATTO

Concorsi truccati all’Università, sospesi il rettore di Catania e 9 professori (28 giugno 2019, la Repubblica)

Il docente coinvolto nello scandalo dei concorsi truccati a UniCT verrebbe pagato dalla Regione per uno studio sui moti carbonari. (17 gennaio 2020, catania.liveuniversity.it)

«Io un intoccabile. E voi siete morti, leghisti di merda». Il renziano Librandi contro la Finanza (16 gennaio 2020, L’Espresso)

IL COMMENTO

Allora, state bene attenti a cosa vi racconto oggi. Avete presenti i moti europei del 1820? No? Perché siete tardi e lasagnoni e non vi applicate. Quei moti hanno dato alla Sicilia bedda l’indipendenza, l’autonomia e la costituzione del 1818. Certo di quei moti sappiamo tutto o quasi. Ma gli studi è giusto che vadano avanti. E così il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, il 31 dicembre 2019, invece di andare al veglione, stava nel suo ufficio a lavorare per i siciliani, per il sapere dei siciliani. Quel giorno ha firmato l’incarico per il professor Giuseppe “Uccio” Barone, professore in pensione che è stato anche direttore del dipartimento di Scienze Politiche. L’incarico parla di un lavoro “complesso” da terminare in 4 mesi.

C’è un piccolo problema che sono sicuro si risolverà. Il fatto è che il professor “Uccio” (niente a che vedere con “Ucci ucci sento odor di cristianucci”) ha una pendenza giudiziaria. Poca roba. D’altronde oggi chi non ha una pendenza giudiziaria? Se non ce l’hai non ti danno incarichi e non finisci certo in Parlamento. Scusate, come sempre, mi sono perso. Dunque, dov’eravamo rimasti? Ah sì. Il Barone universitario è indagato sui presunti concorsi truccati all’Università di Catania. Il Barone, secondo gli inquirenti, avrebbe brigato per due posti. Uno per il figlio Antonio per una cattedra di docente di Diritto amministrativo (cosa non si farebbe per i figli!) e l’altro per un ricercatore di Storia. C’è anche un’intercettazione del Barone Uccio che in modo signorile, a proposito delle domande presentate per un concorso, dice testualmente: “Vediamo chi sono questi stronzi che dobbiamo schiacciare”.

Uno così poteva perderlo Catania? Poteva via Etnea lasciarlo andare via dalla Sicilia? Poteva S. Agata e Santo Musumeci rinunciare ad un Uccio di questo tipo? Giammai e così per lo studio sui moti rivoluzionari, il Barone universitario prenderà 12 mila euro!

Se Catania fa questo Saronno non può essere da meno. Naturalmente al Nord le cose si fanno con più classe. Gianfranco Librandi, classe 1954, viene dalla gavetta. Pensate che ha fatto anche l’operaio. Oggi, però è un grande industriale di Saronno, in provincia di Varese ed è anche un grande politico. Più che grande è diversamente partitico nel senso che ha voluto donare a più di un partito la sua grande capacità di manager che si è fatto da sé. Prima consigliere comunale, a Saronno, per Forza Italia. Poi nel Pdl. E qui c’è un momento di ripensamento. Pensa e ripensa si scopre che è montiano nel senso di loden ed entra in Parlamento. Poi il loden non si vende più bene e lui pensa di finanziare, con 10 mila euro, Fratelli e Sorelle d’Italia. Ma ecco che incombe come una furia il Matteo Renzi e il saronnese rimane folgorato sulla via di Rignano e finanzia con 800 mila euro la Fondazione Open. In Parlamento ci ritorna con la casacca del Pd nel 2018. Col Pd si trova bene ma poi Renzi lo chiama in Italia Viva e Vegeta e Gianfranco ci va e, per ora, ci resta.

Il 24 luglio scorso, la Guardia di Finanza va nella sua azienda per eseguire i controlli. Eh no, cari finanzieri, così non va! “Io sono un onorevole, un intoccabile, voi siete morti, leghisti di merda”. Poi si rivolge ad un finanziere: “Lei non prenderà la pensione… mi saluti i suoi amici leghisti!”. Ma non basta. Siccome è un nordista che lavora sodo, sempre secondo L’Espresso, si rivolge ai finanzieri con un classico: “Io lavoro mentre voi non fate un cazzo dalla mattina alla sera… chiamerò i vostri superiori, vedrete…”.

Lui, il grande diversamente partitico e grande imprenditore, naturalmente nega. I finanzieri confermano e L’Espresso riporta il tutto. Cosa possiamo dire di queste due vicende Sud-Nord? Nulla. Dimostrano solo che non c’è più, come una volta, “Nord-Sud uniti nella lotta”. Oggi sono uniti solo nelle cazzate. Uniti come due coglioni.


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