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Cassino licenzia i lettori

Una scelta dolorosa che ha origine nella crisi in cui versa l’università. Ma per Cisl e Cgil il provvedimento non ha alcuna motivazione di carattere economico o di calo di fabbisogno.
di Giovanni Greco - venerdì 12 ottobre 2012 - 2043 letture

L’Università di Cassino licenzia diciotto lettori di madrelingua. Tutte persone che, nell’ateneo diretto dal napoletano Ciro Attaianese, hanno insegnato le lingue straniere con professionalità e competenza. A nulla è servito l’incontro svoltosi lo scorso 5 ottobre presso gli uffici della Regione Lazio. Imbarazzante la proposta presentata dal rettore e dall’amministrazione universitaria: recupero di cinque unità attraverso il loro reimpiego come uscieri e tecnici-amministrativi!

La chiusura del Centro Linguistico di Ateneo (CLA), si legge in una nota della Flc Cgil nazionale, «non può giustificare la cancellazione di una intera categoria di lavoratrici e di lavoratori la cui figura professionale nasce fuori dal CLA e può quindi ritornare ai dipartimenti di provenienza». Diversa la posizione del rettore e dell’amministrazione universitaria che ritengono di poter fare a meno dei lettori. L’idea è di sostituire il loro apporto di professionalità e competenza con piattaforme multimediali e borse di Studio Erasmus, che peraltro già quest’anno risentono dei mancati finanziamenti comunitari!

Una scelta dolorosa che ha origine nella crisi in cui versa l’università. Ma per Cisl e Cgil il provvedimento non ha alcuna motivazione di carattere economico o di calo di fabbisogno. Crisi smentita, scrive la Flc-Cgil di Frosinone, dal « piano triennale 2012-2014 di programmazione del reclutamento di personale che prevede l’aumento di tutte le figure presenti nell’Ateneo compresa la dirigenza e l’ampliamento degli impianti sportivi del Campus Folcara».

Interventi che vengono accolte con favore dalle organizzazioni sindacali; ma, avvertono Cisl e Cgil, tutto ciò «non può avvenire con l’azzeramento di un’intera categoria, i lettori di madrelingua, il cui ruolo è fondamentale e complementare a quello del docente universitario, due figure che non sono simili ma si sommano, si completano e concorrono ad una migliore qualità dell’offerta formativa».

Quella di Cassino rappresenta la spallata data a una categoria che da anni è costretta a vivere, in tutta Italia, tra la docenza e le carte bollate. Poco più di mille persone che hanno studiato all’estero, quasi tutti con la laurea del loro paese in tasca, che da decenni vivono in Italia e che hanno la cittadinanza italiana. Ma di serie ‘B’. Ulisse Spinnato Vega, in un articolo (“Lettori stranieri, che storiaccia”- L’Espresso 8 agosto 2011) li definisce i «paria» nel sistema «a caste degli atenei e vengono utilizzati con carichi di lavoro enormi… svolgendo attività di docenza vera e propria che viene invece valutata dalle università come mero supporto di esercizio applicativo all’attività del titolare di cattedra italiano (il quale spesso lavora molto meno di loro)».

Lo Stato italiano gestisce le prestazioni dei professionisti che lavorano all’Università in un regime di totale illegalità da oltre 30 anni. E a testimoniarlo è la Corte di Giustizia Europea (CGE) che ha emesso, in tutti questi anni, ben tre sentenze (1989, 1993, 2001), e il Parlamento Europeo (2000) che ha esortato la Repubblica italiana ad adottare le disposizioni legislative, amministrative ed i regolamenti necessari al fine di dare attuazione ai diritti di questi cittadini dell’UE. Grosse, anche, le responsabilità del sindacato che avalla (art. 51 del CCNL del 25 maggio 2006) la contrattualizzazione dei Lettori come collaboratori ed esperti linguistici trasformando il loro insegnamento autonomo in una «collaborazione all’apprendimento delle lingue»; diventano esecutori privi di autonomia, in palese contraddizione con la realtà della vita universitaria.

Sono i presupposti di una pioggia di ricorsi e di quadro ancora più problematico e frastagliato; oggi si chiamano Lettori (rimasti tali con sentenze dei Tribunali italiani), ex-Lettori (coloro che non sono ricorsi ai Tribunali italiani per il riconoscimento del loro primo contratto) e Cel (Collaboratori ed Esperti Linguistici). La sola cosa sicura è che continuano ad essere il vero punto di riferimento per gli studenti universitari che vogliono apprendere una lingua straniera. Un patrimonio che non può essere perduto. Cassino potrebbe rappresentare il punto di no ritorno. La strada tracciata per altri atenei. Ecco perché Cgil e Cisl ne vogliono fare una battaglia non solo locale ma anche nazionale. «È urgente – scrivono -una risposta immediata della categoria a livello nazionale».


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