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Caso Scieri: né giustizia né funerali di Stato

La "giustizia" chiude il caso Scieri, uno dei tanti "morti di naja" del nostro glorioso esercito. Girodivite ha pubblicato tempo addietro un Dossier sui morti di naja.

di Redazione - mercoledì 2 giugno 2004 - 7829 letture

di Agostino Spataro*

In tempi di eroismo a buon mercato, il mondo sembra essere in attesa di un super-eroe capace di ristabilire un ordine nel sistema di valori che giustificano le onorificenze militari e civili.

Mai, prima di questa guerra irachena , la propaganda bellica e politica aveva fatto un così facile ricorso all’eroismo, forse perché a corto di argomenti convincenti. L’eroismo, dunque, come valore diffuso, da attribuire preferibilmente ai caduti. Non ci sono eroi vivi che possono raccontare come è andata.

Come ho già avuto modo di scrivere, dopo l’attentato di Nassiriya, i caduti di questa guerra (in gran parte siciliani e meridionali), sono, prima di tutto, vittime del lavoro che manca nel Meridione e delle ristrettezze tipiche delle famiglie monoreddito.

Perciò non stupisce che tale propaganda non ha considerato eroica la morte del giovane parà Emanuele Scieri, 23 anni, da Siracusa, avvenuta non in Iraq ma in Italia, all’interno della caserma Gamarra di Pisa, a causa di un gravissimo atto di "nonnismo".

Una morte assurda e archiviata, anche se la procura militare di La Spezia non esclude "possa essere ricondotta nella forma dell’omicidio colposo o preterintenzionale alla responsabilità di determinati soggetti dei quali comunque non è stata possibile l’identificazione".

Non sono bastate, dunque, tre inchieste e le clamorose denunce della stampa per individuare i responsabili dell’atroce delitto, per rendere giustizia alla famiglia del povero Emanuele e per rasserenare l’opinione pubblica rimasta molto turbata dall’episodio.

Insomma, mentre la magistratura italiana indaga per individuare (e processare) i responsabili stranieri delle morti in Iraq, in Italia si archiviano le inchieste per questo atroce (per quanto "colposo") omicidio, avvenuto in territorio nazionale, all’interno di una caserma dell’Esercito italiano.

Si archivia - quasi ammette il procuratore militare di La Spezia- per mancanza di testimonianze, di collaborazione, per una sorta di malinteso solidarismo cameratesco. Fra la magistratura inquirente e l’ambiente militare interessato dal delitto è stato eretto un muro di omertà (non c’è altro termine) che certo stride con le tradizioni di lealtà e di giustizia delle forze armate repubblicane. Eppure non si è trattato del classico secchio d’escrementi, ma di qualcosa di terribile e di atroce. Una morte violenta, drammaticamente vissuta dal povero parà siciliano, provocata- come si paventa nell’inchiesta- da qualcuno che, per gioco, avrebbe "indotto" Scieri a gettarsi da un pilone alto almeno dieci metri e, per risultare più convincente, quel "nonno" ignoto (solo uno?), sempre per gioco, gli ha fracassato le dita delle mani, disperatamente aggrappate ad un sostegno in un estremo sforzo di salvezza. Che scena edificante!

"Fu e come fu fu", si potrebbe dire mutuando un lugubre motto che connota i comportamenti omertosi ingiustamente attribuiti ai soli siciliani.

Tutto archiviato, dunque. Formalmente è a posto la farisaica falsa coscienza di chi facilmente s’indigna per chi muore in terra d’occupazione e tace per una morte atroce avvenuta in casa propria. E così, per il povero Emanuele Scieri, da Siracusa, né giustizia né funerali di Stato.


* Agostino Spataro, ex deputato, membro della Commissione Difesa della Camera.


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> Caso Scieri: né giustizia né funerali di Stato
4 agosto 2005, di : Marcuccio Giovanni

Gentile Sig. Spataro,

vedo solo oggi questo articolo da Lei scritto, inerente al caso Scieri. Sono un ex Parà, presente in caserma nei giorni del decesso di Emanuele, ho partecipato al trasferimento del plotone Scieri da Scandicci a Pisa quel giorno. Mi spiace cogliere un Suo “speciale” sintomo di colpevolezza rivolto ad Ignoti come se Lei desse per certo che la causa della spiacevole morte di Emanuele fosse dovuta ad atti di prevaricazione. Vorrei spezzare una lancia a favore dei Vertici della caserma di quel tempo: Colonnelli e Tenenti Colonnelli inculcarono nella mente dei militari di leva, che gli atti di prevaricazione costituivano reato. Ispezioni a sorpresa venivano effettuate giornalmente dai vertici della caserma. Il “NONNISMO” di cui si sentiva parlare non ha fatto parte della mia esperienza militare. Se insegnare la disciplina in modo a volte severo, come fa un genitore, significa fare degli atti di prevaricazione, allora ne ho subiti tanti anche io! Quello che i familiari dovrebbero sapere è che se Emanuele è stato costretto a salire su quella torretta, è stato costretto da un individuo con una sua testa con delle intenzioni individuali! Se realmente esiste un responsabile, egli non aveva ideali da paracadutista, perché i paracadutisti saranno sicuramente un po’ particolari, ma tra loro si rispettano come pochi. Tutti coloro che possiedono un cuore sono realmente dispiaciuti per la scomparsa di Emanuele, ma bisogna anche prestare molta attenzione, soprattutto le persone come Lei, che hanno la possibilità di comunicare con l’Italia intera attraverso una penna, con la quale inculcare idee sbagliate nella testa degli Italiani... proprio come un atto di prevaricazione!!! Lei in caserma non c’era, io si!

Il gravissimo atto di nonnismo di cui Lei parla non è stato provato, quindi non infanghi il corpo dei PARACADUTISTI, piuttosto si limiti a ricordare che se esiste un responsabile, si tratta di un delinquente, un delinquente che avrebbe dovuto pagare e che è disconosciuto anche dal Corpo dei Paracadutisti.

    > Caso Scieri: né giustizia né funerali di Stato
    28 marzo 2006, di : Yuripara

    Mi associo al commento del para’ che scrive che non si puo’ fare di tutta l’erbA UN FASCIO!!Per due anni sono stato un para’ e mi sento tutt’ora adesso,Scieri e’ morto prima del mio arrivo,ma ancor oggi provo pena per lui perche’ quel qualcuno che lo ha fatto salire lui Doveva Distruggerlo non aveva niente da dimostrare..solo di diventare un bravo para’. Almeno lui ha avuto le palle di salire non come il bastardo che ha approfittato della sua ingenuita’. La Folgore e’ stato ed e’ un istituzione,anche se al suo interno sono cambiate molte cose ed ora e un po’ peggorata ma sicuramnete non e’ fatta da assassini. Ciao Emanuele...YuriPara’