Oggi l’attempato onorevole ha 54 anni, pare una persona diversa da quella che fu condannata a 25 anni di carcere per l’assalto al carcere di Firenze che, nel 1978, provocò la morte dell’agente di polizia Fausto Dionisi.
“Sono stato uno di Prima Linea, trenta anni fa”; non nega niente Sergio D’Elia nuovo segretario alla presidenza della Camera. Oggi l’attempato onorevole ha 54 anni, pare una persona diversa da quella che fu condannata a 25 anni di carcere per l’assalto al carcere di Firenze che, nel 1978, provocò la morte dell’agente di polizia Fausto Dionisi.
E, forse, non avrebbe reso la lunga dichiarazione se Giovanardi non avesse stigmatizzato l’elezione. “Nel frattempo Sergio D’Elia, condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio del 1978 a Firenze dell’agente di polizia, Fausto Dionisi, ex membro dell’organizzazione terroristica di sinistra ‘prima linea’ , non solo è diventato deputato - aveva dichiarato l’ex ministro - ma è stato pure eletto segretario di presidenza della Camera dei deputati”.
E’ il segnale per lanciare un nuovo attacco alla coalizione di centro sinistra; dopo Luxuria e Caruso tocca a D’Elia. La risposta, quindi, era obbligatoria. “ Personalmente - dichiara D’Elia -non ho mai sparato a nessuno, anche se è stato solo un caso. Sarebbe potuto accadere a me, esattamente, come è successo a molti miei compagni, con cui ho condiviso tutto, di uccidere e/o essere uccisi”.
Nella lettera inviata a tutti i deputati, parla di circostanze fortuite che gli hanno consentito di non diventare un assassino. E, aggiunge, sono “stato condannato in base a uno dei postulati della dottrina emergenzialista dell’epoca, per cui il responsabile di un’organizzazione terroristica andava considerato responsabile dei crimini commessi nel territorio in cui operava. Agli occhi dei giudici non valeva il principio costituzionale della responsabilità penale personale ma quello ben più politico del concorso morale”. D’Elia fa riferimento al carcere. “Ho pagato con 12 anni di carcere il conto che lo Stato e la legge italiana mi hanno presentato per ciò che ho fatto o non fatto. Non sono il solo a ritenere di aver compiutamente e consapevolmente pagato - in quel periodo per più versi ’emergenziale’ - anche l’altrimenti non necessario, il ’sovrapprezzo’ dovuto a leggi, tribunali, procedure e regole, opzioni politiche che si imposero come necessarie, carceri e detenzione speciali”.
E’ nel 2000 che D’Elia viene completamente riabilitato con sentenza del Tribunale di Roma; “riabilitazione - scrive -richiesta dallo stesso procuratore generale e sostenuta anche da decine di lettere di vittime dei miei reati, tra cui quella che mi ha fatto più piacere del capo della Digos di Firenze”.
Ma la destra non demorde. “Siamo indignati per la nomina di Sergio D’Elia a segretario della presidenza della Camera”, dichiara il forzista Antonio Leone che aggiunge: “la sinistra continua a stravolgere le regole e mette un ex terrorista a ricoprire uno dei ruoli istituzionali più delicati. La decisione dimostra ancora una volta quello che denunciamo da mesi: il governo Prodi, ostaggio della sinistra radicale, non rappresenta gli italiani”.
Pronta la difesa dei colleghi della “Rosa nel Pugno”, partito nel quale D’Elia è stato eletto deputato il 9 aprile scorso. “E’ un’autentica campagna diffamatoria - dichiara Irene Testa, segretario dell’associazione ‘Il Detenuto Ignoto’ - quella che si sta tentando in questi giorni, verso un uomo che ha scontato definitivamente una condanna inflittagli nonostante, come dimostrato dagli atti, non abbia mai partecipato, neanche come mandante o ideatore, all’azione terroristica che nel 1978 portò all’uccisione dell’agente Dionisi”.
Si dichiara “disgustato” il radicale Oliviero Toscani che giudica Sergio d’Elia “una persona importante” capace di far capire “cosa vuole dire diritti umani”. Chiaro il riferimento all’attività non violenta di D’Elia che si è concretizzata nel 1993 con la fondazione dell’associazione ‘Nessuno tocchi Caino’.
“ Se qualcuno - aggiunge D’Elia - ancora oggi, dopo trenta anni, vuole cristallizzare la mia vita nell’atto criminale di allora (che non ho materialmente commesso) e non tener conto della semplice verità che l’uomo della pena può divenire un uomo diverso da quello del delitto, rischia di non cogliere il senso profondo della giustizia, del carcere e della pena descritto dalla nostra Costituzione”.
Ma non tutti riescono a digerire il passato di D’Elia.
Nonostante l’attività non violenta degli ultimi venti anni. Mario Berardi, padre di Rosario Berardi, che fu trucidato nel marzo 1978 dalle BR, a Torino, per esempio, ha coperto la lapide dedicata alla memoria del figlio per protesta contro l’elezione dell’on. Sergio D’Elia a segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera.
“Non è giusto che tale dolore sia utilizzato come un’ipoteca inestinguibile sulla vita delle persone, di chi ha pagato il suo debito nei confronti della giustizia” dichiara Adelaide Aglietta. Resta il silenzio delle altre forze politiche dell’Unione. Il che la dice lunga.