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Caro papà, qui tutto bene...

Lettera di Paperino a papà Walt Disney per il cinquantenario dalla sua morte. Il creatore di Topolino e tanti personaggi moriva il 15 dicembre 1966.

di Sergej - giovedì 15 dicembre 2016 - 3845 letture

Cara papà,

volevo scriverti che qui è tutto bene, che è passato mezzo secolo e sembra ieri, e altre menzogne di questo tipo. Mezzo secolo è un bel po’ di tempo, sia per te che per noi. Io ancora non posso crederci che tu non ci sei davvero più e noi tutti siamo solo degli orfani, senza capo né coda, in attesa della dissipazione. Sento ancora nel mio orecchio la tua voce, ho nei miei occhi la tua immagine - tu che ti muovi, parli, vivo. Negli anni che passano ci accorgiamo di quanto fossi presente in tutti noi, davi a noi tutto: spessore, consistenza - e ora ci sentiamo tutti più fragili.

Gli anni che passano non fanno che allontanarci sempre di più dalla tua storia. Oggi indossiamo abiti di un taglio diverso, le automobili hanno altro designer, in televisione si parla di cose e di problemi che nei tuoi anni non c’erano ancora. Se fosse vera la faccenda dei fantasmi, tornando in mezzo a noi sono sicuro non riusciresti neppure tu a raccapezzarti, ti perderesti in mezzo alle autostrade e nel traffico delle nostre città. Abbiamo oggi i telefonini e i tablet. Non siamo più andati sulla Luna.

I nostri leader politici cambiano, abbiamo visto in questi anni città devastate dalla guerra civile - no, non ci sono stati conflitti tra Stati né si è usata la bomba nucleare come si temeva allora, ma oggi si usano i droni per ammazzare le persone scomode e si pagano le guerriglie interne per destabilizzare le comunità, mettere gli uni contro gli altri sfruttando le debolezze e le diversità di religione, di razza, di etnia, di opinione.

Caro papino, non è molto bello il mondo che abbiamo costruito dopo che ci hai lasciati. Probabilmente non è affatto il mondo per il quale tu hai lavorato, e noi abbiamo combattuto quando eravamo più giovani. I figli sono molto più poveri dei padri. E i nostri figli saranno molto più poveri di noi. Non solo perché potranno accedere a minori beni materiali, ma soprattutto avranno meno possibilità di studiare, di curarsi, di proteggersi dalle malattie e dagli effetti collaterali della vecchiaia.

Tu immaginavi parchi di divertimenti per i bambini, avevi una concezione sacrale dei bambini. Noi li bombardiamo nelle guerre civili che ci siamo inventati nei Paesi poveri del mondo. Tu ci hai lasciato proprio sotto Natale, cinquant’anni fa. Noi questo Natale non abbiamo proprio nulla da festeggiare, non sappiamo neppure se ne usciremo da questa crisi economica che stiamo subendo da dieci anni. I ricchi, dicono, sono diventati sempre più ricchi e poche migliaia di persone hanno nelle proprie mani il 50% delle ricchezze dell’intero pianeta. La nuova economia elettronica e informatica riesce a far funzionare le cose con pochi addetti - e tutte le migliaia di famiglie che prima vivevano producendo automobili o televisori oggi sono a spasso, e le fabbriche che si sono aperte in Cina inondano il mercato di prodotti a basso prezzo che distruggono i produttori locali.

Con un click puoi fare a meno di tutti gli intermediari, tra poco un drone automatizzato ti porterà fino a casa quello che hai acquistato su uno schermo del computer. La nostra società ha divorato il lavoro e le persone che lavoravano, ha liberato la fatica dal lavoro, il posto fisso è diventato flessibile, tutto si è ridotto a numeri e pacchetti digitali che si interscambiano. Le nostre società sono sempre più simili a città di zombi, di morti viventi. Alcuni continuano a imitare lavori che non servono davvero più, c’è chi fa il pagliaccio nelle tivvù per tentare di intrattenere le persone, evitare di farle pensare alla realtà del presente. Anche le nostre idee, le “ricette” che ci propinano - questo o quell’altro partito politico - sono ripetizioni di antiche ricette, non c’è nulla di nuovo, nulla che possa essere davvero efficace per l’oggi.

Caro papino, ai tuoi tempi c’era la crisi del 1929 ma tu creavi Mickey Mouse e il mondo dei tuoi personaggi. Bambini e adulti, re dittatori e disoccupati, bianchi e neri amavano Disney, e Charlie Chaplin. C’era la guerra ma tu sperimentavi l’animazione, il sonoro, il colore e la musica di Fantasia. Tu hai saputo convincere Mary Poppins a diventare la tata più amata dagli spazzacamini. “Se puoi sognarlo, puoi farlo”. Noi che abbiamo smesso di sognare, cosa possiamo ancora fare? Gli unici in grado ancora di sognare, oggi, sembrano essere gli arzilli vecchietti scandinavi che hanno dato il nobel per la letteratura a Bob Dylan. Ma Bob, che i fumetti lo abbiano in gloria, ha settant’anni, e il suo premio è un premio agli anni Sessanta, l’ultima volta che abbiamo avuto un sogno. L’ultima volta che abbiamo pensato che neri e bianchi potessero camminare assieme, l’ultima volta che siamo stati sulla Luna.

Caro papino, dalla tua morte non sono passati solo cinquant’anni, ma davvero ci sentiamo tutti molto più vecchi - che sia passato molto più tempo. Io oggi sono un disoccupato, con tre nipotini da mantenere. Zio Paperone è sempre più ricco e sempre più isolato nel suo deposito alle Cayman. Paperoga è morto di overdose. Gastone sta scontando la condanna per emissione di assegni a vuoto. Rockerduck è presidente del Consiglio. Qui a Paperopoli le cose non vanno molto bene. Gambadilegno è sindaco e la Banda Bassotti dirige la banca principale della città. Topolino si è dato alla politica ma è finito nel triste giro della Minoranza del PD. Insomma, è uno sconforto. Non credo proprio che è questo quello che avevi immaginato per tutti noi.

E gli umani, caro paparino, stanno anche peggio di noi. Mi sarebbe piaciuto scriverti una lettera diversa, caro papà, e non so neppure se avrò il coraggio di mandartela, questa mia lettera. In effetti, se avessi anche un solo briciolo di coraggio, di qualsiasi forma di coraggio, non sarei qui a pensare alle cose che sono andate storte ma starei da qualche altra parte, a provare a raddrizzarle, queste cose, una a una. A iniziare dalla mia vita, dal mio rapporto andato a male con Paperina, dalla vigliacca pigrizia che mi tramortisce, mi impedisce qualsiasi forma di indignazione, di incazzatura rabbia sana inconcludente reazione. Buon cinquantenario, caro papà. E riposa in pace. Qui tutto bene.


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