Caro compagno…

Lettera aperta dopo la sentenza di Viareggio

di Adriano Todaro - mercoledì 8 febbraio 2017 - 4425 letture

Caro Mauro, permettimi di rivolgermi così, in modo confidenziale perché abbiamo in comune l’antica militanza nel Partito comunista italiano e nel sindacato. Certo, io non sono arrivato ai tuoi livelli di dirigente pubblico e di manager di primo piano (e neppure di secondo, terzo, quarto…). Comunque avevo voglia di scriverti dopo aver appreso della sentenza di primo grado dei giudici di Viareggio che ti hanno condannato a ben 7 anni di reclusione. Sono rimasto sfavorevolmente sorpreso della decisione dei giudici e anche preoccupato. Sì, perché se si comincia a condannare i vertici delle aziende per quello che avviene “in basso”, allora non ci salviamo più. E così, se il metodo Viareggio, andrà avanti, un sacco di bravi padroni come quelli dell’Ilva, della Tyssen, delle aziende che producevano eternit, della Moby Prince ecc. saranno considerati colpevoli. Ad esempio, se un esodato, puta caso, si dovesse suicidare perché nessuno, a 53 anni lo assume, cosa facciamo? La colpa la addebitiamo alla povera Fornero Piangente e la condanniamo a 7 anni di carcere?

Ecco perché sono rimasto sorpreso dalla sentenza. Bene disse, a suo tempo, un molto qualificato e Unto del Signore: “Le sentenze sono bombe a orologeria”. Certo qua sembra che l’orologio si sia fermato. Ci sono voluti otto anni per il primo grado. Se tanto mi da tanto, fra 16 anni avremo la pronuncia di terzo grado. E pur non considerando i vari tribunali internazionali cui potrai fare ricorso, 16 anni sono un bel pacco. Ho fatto un po’ di conti: oggi, caro Mauro, hai 64 anni. Fra 16 anni ne avrai 80. Sei in una botte di ferro, anzi in una botte meccanica visto che sei il capo di Finmeccanica. Se poi aggiungiamo prescrizioni e altri escamotage dei tuoi legulei, puoi dormire tranquillamente fra due guanciali di lattice.

Io, però, voglio addentrarmi nelle pieghe del processo e rilevare alcuni aspetti. Intanto quella sera del 29 giugno 2009 tu stavi lavorando sodo, come sei solito fare. I 32 morti stavano chi giocando a carte, chi guardava la Tv, chi se andava in scooter in cerca di ragazzine, chi dormiva. Tutte occupazioni rispettabili, per carità, ma intanto queste cose bisogna dirle perché non le dice nessuno. Secondo aspetto del processo è che il Pm ha chiesto per te una condanna a 16 anni. Una condanna spropositata. L’ha detto anche il ministro che ha 9 figli, quello che si chiama come un tonno, Delrio. In effetti, chiedere 16 anni di carcere per uno che è responsabile di 32 morti, mi sembra una pena eccessiva prima che sbagliata. Mica potevi andare tu, caro Mauro, a controllare i bulloni o i servizi antincendio.

Giustamente uno dei tuoi avvocati ha affermato che questa sentenza è “populista”. In effetti, i tuoi 7 anni di carcere (e degli altri imputati) è solo populismo cioè “l’esaltazione demagogica delle qualità e capacità delle classi popolari”. Non è forse populismo mettere le magliette con le foto delle 32 vittime nelle prime file dell’aula dove si è svolto il processo? E non è esaltazione demagogica quella che fa una delle vittime, il signor Marco Piagentini? Certo, lui ha subito 40 operazioni, ha perso moglie e due figli. Uno però si è salvato. E allora perché dichiara che “devono cambiare le regole della prescrizione. Lo Stato deve chiedere ai manager pubblici condannati di rinunciare alla prescrizione e dimettersi”? Daniela Rombi ha perso la figlia dopo 41 giorni di agonia e si dice offesa dalle parole dell’avvocato di Moretti e la mette sul demagogico: “Il vuoto terribile che proviamo rientrati a casa. Quando chiudiamo la porta e siamo soli”. Beh, c’è tanta gente che è sola, dopotutto.

Tu, caro compagno Moretti, mi raccomando, non dare le dimissioni, non rinunciare alla prescrizione anche perché è, appunto, demagogia. Infatti, anche se rinunci, questo vale per i processi futuri non questo. Non dimetterti neppure da Finmeccanica poiché il Cda ti ha confermato la fiducia. Ti dimetti, e poi? Ne arriva un altro e si pappa, senza fatica, il tuo stipendiuccio da grande manager. E ricordiamo che tu prendi (prendevi quando eri alle Ferrovie) tre volte e mezzo meno che il tuo omologo tedesco. Nel 2012 hai preso 1,046 milioni di euro. Poi è arrivato l’uomo del loden è ha deciso che non si poteva guadagnare più di 300 mila euro. Al che, giustamente, hai minacciato di andartene. Ma ecco la mossa del cavallo. Sono esclusi, ha chiarito Monti mentre metteva il sobrio loden, i vertici delle Ferrovie grazie a un marchingegno finanziario (da azioni a bond).

Tu, fra l’altro, ci metti spesso la faccia un po’ così, insomma, da comunista. Dopo la strage di Viareggio hai dichiarato che il disastro è stato uno “spiacevolissimo episodio” forse perché per informarti della strage, ti hanno telefonato e distolto dalle tue amate occupazioni. Quella sera di giugno, infatti, stavi cercando un modo su come aumentare il costo dei biglietti ai pendolari. D’altronde non è la prima volta che dici cose sensate. Quando, nel dicembre 2009 a causa delle copiose nevicate, i treni furono interessati da forti disagi, tu con tanto buon senso hai consigliato ai passeggeri di portarsi in treno “panini e coperte”. Embè! Non è una cosa positiva questa? Così se il treno si bloccava per la neve, ci facevamo un bel panino con porchetta e coperta sulle spalle.

Deve essere stato per questa tua sensibilità che il 31 maggio del 2010, in piena inchiesta sulla strage, re Giorgio di Savoia ti ha nominato Cavaliere del lavoro. Sarà per questo che mentre eri imputato sei stato promosso alla guida di Finmeccanica. Il 2 giugno 1995 sei stato nominato anche Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, mentre l’università di Cassino ti ha concesso una laurea Honoris causa in Ingegneria meccanica, anche se tu ingegnere lo sei da mo’. E, nel 2008, sei stato nominato manager dell’anno.

Proprio perché sei, o meglio sei stato, comunista, hai messo in pratica la linea del capoccione sardo, quell’Antonio Gramsci che affermava che al pessimismo della ragione bisogna opporre l’ottimismo della volontà. E tu, bisogna riconoscerlo, di ottimismo ne hai sempre avuto tanto. Non era, infatti, segno di ottimismo tagliare le tratte dei pendolari e privilegiare quelle più redditizie?

Non ti angustiare caro Mauro, non preoccuparti per il tuo futuro. Io sono ottimista e so che comunque vada, tu cadrai sempre in piedi, mai sui binari mentre passa un carro merci pieno di Gpl. Il Pm del processo di Viareggio ha affermato che si andrà fino in Cassazione ma, nel contempo, ha fatto notare che due dei quattro reati per cui sei stato condannato, tra pochi giorni finiranno in nulla. Prescritti, infatti, lesioni e incendio.

Se proprio andrà male qualcosa, fra una ventina d’anni scenderemo in piazza sulle nostre sedie a rotelle, con gli acciacchi inevitabili dell’età, i dolori, la vista, un po’ di Parkinson, la cataratta, la prostata e l’ernia. Ma indomiti, da buoni comunisti, si solleverà nelle piazze un solo grido, ritmato dalle dentiere che perdono aderenza perché “Così non va!”,: “Compagno / Mauro / sarai vendicato / dalla / giustizia / del proletariato!”.


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