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Caro Borsellino, la mafia non esiste?


Sembra un secolo fa. E invece sono solo 14 gli anni trascorsi dalla strage di via d’Amelio che causò la morte di Paolo Borsellino e dei ragazzi che erano con lui in quell’orribile 19 luglio del ‘92. Sembra un secolo perché sembra voglia ritornare il tempo... Un articolo/lettera di Gian Carlo Caselli.
mercoledì 19 luglio 2006, di Redazione - 2787 letture

di Gian Carlo Caselli

Sembra un secolo fa. E invece sono solo 14 gli anni trascorsi dalla strage di via d’Amelio che causò la morte di Paolo Borsellino e dei ragazzi che erano con lui in quell’orribile 19 luglio del ‘92. Sembra un secolo perché sembra voglia ritornare il tempo... che la mafia non esiste. Subito dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino l’enormità della violenza mafiosa produsse una mobilitazione senza precedenti nella società civile, insieme ad un forte recupero di entusiasmo e di efficienza nelle forze dell’ordine e nella magistratura. Conseguentemente vi fu un’imponente serie di indiscutibili successi nell’azione repressiva.

Quest’azione è continuata anche in seguito: lo prova il recente arresto di Provenzano (dopo quelli degli anni passati di Riina, Brusca, Aglieri, Bagarella, Graviano, Santapaola e tantissimi altri). Ma qualcosa è via via cambiato, rispetto al periodo successivo alle stragi. E oggi sembra a volte riaffiorare prepotente, in certi media e in ampi settori della politica (con contaminazioni anche a sinistra), la perversa tendenza a dire o far credere - come tanti anni fa - che la mafia non esiste. Certo, nessuno osa dirlo esplicitamente, con la brutale schiettezza che tempo addietro caratterizzava fior di notabili, compresi cardinali e procuratori generali. Le tecniche si affinano, oggi si è meno rozzi e ci si limita a non perdere occasione per provare a ridurre "Cosa nostra" ad organizzazione criminale sanguinaria, sì, ma tutto sommato anche folcloristica. Emblematiche, al riguardo, sono certe cronache su Provenzano che intrecciano prostata e cicoria, pannoloni e pizzini, vangeli e macchine per scrivere antidiluviane, covi mezzo diroccati, squallidi e sporchi, con rotoli di banconote, santini e formaggi custoditi alla rinfusa.

E le T-schirt della vergogna con le scritte «Mafia made in Italy», per le quali in tanti ci si è giustamente indignati, sembrano un po’ figlie di questo "nuovo" clima: che può anche indurre i più spregiudicati o irresponsabili ad osare la mercificazione - con contestuale banalizzazione - di ciò che ancora poco tempo fa era, almeno pubblicamente, impresentabile. Del resto, la tendenza a ridurre la mafia ad un’organizzazione criminale un po’ folcloristica emerge addirittura dalla relazione della Commissione parlamentare antimafia della legislatura appena conclusa, se è vero - com’è vero - che essa nega ogni carattere strutturale del rapporto fra mafia e potere, riducendo Cosa nostra (testuale!) a fenomeno «legato a condizioni di incultura, di scarsa mobilitazione o tensione sociale, a momenti di crisi morale ed economica»; con il capolavoro finale del patetico tentativo (portato avanti, in verità, con una fragile dissociazione dell’opposizione) di scrollare dalle spalle del senatore Andreotti il macigno, confermato financo in Cassazione, delle sue collusioni con la mafia fino al 1980.

In un simile contesto, si capisce meglio il riproporsi della "filosofia" del contrasto alla mafia come problema soltanto di "guardie e ladri", da delegare tutto a polizia e magistratura, il cui intervento viene perciò esaltato quando si arrestano esponenti di vertice o quadri intermedi dell’ala militare o immediati dintorni, mentre si accusano di indebito uso politico della giustizia (comunisti!) i magistrati che si permettono di indagare senza sconti anche sulle cosiddette "relazioni esterne", ossia sulle coperture, complicità e collusioni che sono la spina dorsale del potere mafioso. Al punto che se un magistrato dell’antimafia non viene aggredito o addirittura è sostenuto dai "soliti noti", c’è da chiedersi dove stia sbagliando... È di decisiva importanza, allora, dare segnali precisi di discontinuità, di inversione di tendenza. Molte le cose che si dovrebbero fare. Ne segnalo due, a mio avviso pregiudiziali.

La prima riguarda la legislazione antimafia, oggi disseminata e dispersa in mille rivoli (codice penale, codice di procedura penale, norme di diritto amministrativo, ordinamento penitenziario, leggi più o meno speciali sui "pentiti", sul riciclaggio, sugli appalti, sulle misure di prevenzione personali e patrimoniali, sui beni confiscati e via seguitando), con sovrapposizioni, contraddizioni, stratificazioni ed incongruenze che spesso ostacolano, ritardano o rendono vischiosi gli interventi. È urgente predisporre un testo unico della legislazione antimafia, che faccia ordine e chiarezza, e al tempo stesso proponga i necessari aggiornamenti. Il ministro Mastella ha pubblicamente manifestato l’orientamento di creare un’apposita commissione. Per favore, che dalle dichiarazioni di intenti si passi - senza più attendere - alla traduzione in cifra operativa dei buoni propositi.

L’altra misura urgente riguarda la gestione dei beni confiscati ai mafiosi. Nella passata legislatura le relative competenze (da un ufficio specializzato, che si occupava soltanto di questo) furono inopinatamente trasferite al Demanio, cioè un calderone enorme dove la specificità dei problemi derivanti dall’origine mafiosa dei beni non può non perdersi: per ragioni strutturali ed obiettive, ma con guasti ed inconvenienti a non finire che aumentano di giorno in giorno. Di qui la necessità di ripristinare un qualcosa - si chiami Agenzia o Alto Commissariato poco importa - che sia incaricato di occuparsi esclusivamente dei beni confiscati ai mafiosi, così da poter mirare gli interventi volta a volta necessari sulla specifica concretezza dei problemi, affinandone via via la conoscenza e specializzandosi sempre più nella risoluzione di essi. Si tratta di impedire che appassisca quel fiore all’occhiello che il nostro Paese può orgogliosamente esibire: il fiore dell’antimafia dei diritti, delle opportunità e del lavoro. Un fiore che profuma di coraggio e di riscatto, di lavoro pulito e di cittadinanza vera.

Un fiore che può indirizzare il futuro dei giovani verso una migliore qualità della vita. Un fiore che emana quel «fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità» di cui parlò proprio Paolo Borsellino alla vigilia della sua morte. Un fiore coltivato da «Libera», l’organizzazione della società civile in cui tanta parte ha avuto Rita, la sorella di Paolo Borsellino. Un fiore che oggi va sostenuto e protetto, se non si vuole che il rigore e il volto pulito di tanti siciliani onesti, che alla memoria di Paolo Borsellino ispirano il loro quotidiano impegno, soccombano nella palude della serena convivenza con la mafia praticata dai "maestri" della duttilità. Quelli che i rapporti tra mafia e potere li risolvono come se si giocasse a Monopoli: se peschi un "Imprevisto", magari stai fermo per un po’; ma poi ricominci a giocare, con gli stessi terreni, le stesse case, gli stessi alberghi, le stesse stazioni, gli stessi soldi di prima; persino con la stessa pedina di prima. Non è precisamente per questi indecenti balletti che hanno sacrificato la loro vita Paolo Borsellino e tanti altri come lui.

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Caro Borsellino, la mafia non esiste?
20 luglio 2006, di : enza

Caro Borsellino, mio conterraneo dal volto pulito ed onesto, fiore all’occhiello di una Sicilia orgogliosa,generosa, ospitale,incrocio di culture diverse,dolce coltre d’ulivi su un mare di smeraldo,zaghere e gelsomini che da sole non bastano ad atttutire il puzzo dei corrotti,la mafia non ha smesso di esistere.Esiste quando dobbiamo pietire e strisciare,avendo alle spalle una discreta cultura e preparazione universitaria, per un misero posto che a stento ci consente di sopravvivere.Esiste quando alcuni di noi sono costretti a dire di sì,in nome della sopravvivenza, ai prepotenti.Esiste quando la nostra cultura viene derisa e lascia il posto alla megalomania consumistica, sfacciata ed ostentata e a tutti coloro che, non rispettando le regole, hanno perso il senso dello Stato,ammesso che abbiano mai avuto un minimo senso di questo Stato che spesso si è dimostrato assente e latitante.Esiste quando si è costretti a pietire per un posto letto in ospedale.Esiste quando non esiste la meritocrazia e quando le nostre capacità intelletive o intellettuali vengono sfruttate solo per dare lustro agli idioti potenti.In questa Sicilia così bistrattata e vilipesa, i cui figli onesti e laboriosi sono stati costretti ad andare all’estero per uin pezzo di pane, figli di un Dio minore, spesso trattati come bestie dai nuovi padroni, dimentichi o inconsapevoli che questi figli di Sicilia, dalla faccia onesta, avevano lasciato alle spalle millenni di civiltà,modi di fare dignitosi,civiltà contadina,ospitalità verso lo straniero che veniva accolto in casa con tutti gli onori, in nome del motto "hospes sacer est".Per un pezzo di pane abbiamo dimenticato TUTTO:il nostro dialetto che è l’anima di un popolo,i nostri affetti,le nostre abitudini ancestrali, ispirate alla civiltà greca ed araba, solo per citarne alcune.Nella nostra stessa Patria( vedi emigrazione in nord Italia che abbiamo chiamato sempre "continente"forse per rispetto verso qualcosa di più grande o forse perchè a noi estraneo e lontano, come un parente ricco che spesso e volentieri si dimentica del cugino povero), siamo stati stranieri e spesso disprezzati.La nostra cadenza greve e lenta dava fastidio e tanti di noi si sono sforzati di imitare la cadenza del continente diventando, per un pezzo di pane, la caricatura di sé stessi.Caro Borsellino,dalla cadenza fiera e marcatamente siciliana, tu, con il tuo operato, hai dato prova che noi Siciliani siamo coraggiosi, che esiste una Sicilia onesta che ha voglia solo di Stato,che ha voglia di lavorare, di istruirsi e di non essere costretta ad emigrare, per trovare una qualità della vita migliore e più dignitosa.E tu Stato fa’ piazza pulita di tutta la zavorra ed aiutaci a diventare il tuo fiore all’occhiello,perchè noi vogliamo riscattare la nostra sicilianità.
    Caro Borsellino, la mafia non esiste?
    21 luglio 2006

    Sono sempre io ,Enza,mi vorrei scusare con i lettori. Nel mio articolo ci sono alcuni errori di battitura.Per esempio zaghere invece di zagare ed intelletive invece di intellettive.Mi sono sfuggiti!! E’colpa dell video, troppo luminoso,del mio PC. A forza di scrivere, gli occhi ad un certo punto cominciano a "vedere le stelle".Sorry
Questione di tempo
22 luglio 2006, di : ornella guidi

L’ho anche scritto "Forte la Sicilia, forte l’Italia".

La Sicilia, con buona pace di Bossi&Company, è un caposaldo della nostra nazione, non possiamo permetterci il lusso di regalarla alla mafia che vuole prendersi anche tutto il resto.

Quando si è consapevoli di certi meccanismi a volte accettati per necessità di sopravvivenza siamo già oltre, è solo questione di tempo, se l’impegno è costante, la Sicilia ritornerà ai Siciliani onesti.

    Questione di tempo
    23 luglio 2006, di : blanket

    Mi chiedo con quali forze la Sicilia potra’ mai diventare il fiore all’occhiello dell’Italia. Mi chiedo quanto sia la forza dei Siciliani onesti capace di cambiare le cose in Sicilia. Ho 34 anni e ho vissuto tutte le manifestazioni antimafia degli anni novanta. Ho pensato e lottato contro la cultura della prepotenza e dell’arroganza. Ho sperato che Palermo potesse un giorno diventare una vera capitale europea con servizi perfettamente funzionanti e una viabilita’ decorosa. Queste erano le intenzioni di chi governava. Ho sperato che Palermo riuscisse a creare un indotto industriale in grado di soddisfare i numerosi laureati del suo ateneo. Ho sperato nelle amministrazioni locali affinche’ potessero salvaguardare l’ambiente che circonda la citta’. Ho creduto nella ripresa del bellissimo centro storico. Mille altri esempi si potrebbero ancora fare. Palermo dorme e i Palermitani amano dormire. La cultura mafiosa pare non gli appartenga, il centro storico stenta a decollare, la zona industriale e’ inesistente, pizzo sella e’ il dove era. La costa che porta all’aeroporto e’ ancora devastata dall’abusivismo. La circonvallazione appena conclusa porta le transenne per darle una parvenza di rotonda, forse in nome del precariato che ci contraddistingue. Cosa credete che la gente possa fare dopo 34 anni di totale mancanza di certezze? Continuare a vivere di mare e di sole? Io sono andato via dalla Sicilia per un pezzo di pane. Porto la Sicilia nel cuore, ma anche l’amarezza per non averla mai vista lottare per i suoi Siciliani onesti.

    blanket

Caro Borsellino, la mafia non esiste?
25 luglio 2006

vedo molta esteriorità e semplicioneria nei concetti di questo articolo e di questi commenti.

La mafia è una bella parola, con cui ci si può fare di tutto.

In realtà, non ci è dato di conoscere la mappa psico-sociale di tale fenomeno.

Io spero che invece di parlare di questo argomento in modo improprio, si faccia molto di più per estirpare l’ignoranza e la disoccupazione, e tanti altri mali che rendono la nostra terra atta ad accogliere dei fenomeni al limite del sopportabile.

Io vorrei anche dire che tale fenomeno non si occupa della gente in modo casuale. Ha una sua logica..

Chi maneggia molto denaro o che ha delle grosse attività, finisce sotto l’osservazione di chi in fondo chiede percentuali bassissime rispetto per esempio allo Stato.

Nemmeno c’è da aver paura dell’incolumità della gente che svolge le proprie attività..

Anzi, credo si goda anche di una forma di protezione. Non è certo per stupidità che si diventa capi di tale fenomeno sociale.

Nemmeno sarei disposto ad accettare che il più grosso e stupido del paese faccia paura a tutti, perchè la legge non si occupa dei suoi sogni derelitti..(di sentirsi il più forte)

Forse la mafia non fa paura se si conosce la sua logica, il suo codice.

Io ho paura a vedere dei bulli che ti sorpassano a distanza di 10 cm!

Secondo voi sono dei mafiosi? oppure è gente a cui manca tanto una lezione e che attualmente mi pare non è prerogativa di nessuno.

E’ chiaro che faccio solo delle congetture, ma la realtà supererà la fantasia (come sempre)

La malavita esisterà sempre! una percentuale di gente è adatta per svolgere anche dei compiti pericolosi, senza fare troppi drammi. Se tutti si fosse stati dei Giacomo Leopardi, chi avremmo mandato in guerra? o a bloccare dei balordi?

E’ lo Stato che dovrebbe rendere quei percorsi poco "appetibili".

    Caro Borsellino, la mafia non esiste?
    26 luglio 2006, di : enza

    Appunto, caro signore!! Noi "semplicioni" vogliamo una società più giusta.Ogni granello del nostro pensiero semplice, ma pulito, servirà a creare lo zoccolo duro di una vera democrazia.Non è per niente costruttivo fare sofismi e rassegnarsi al fatto che la malavita sempre c’è stata e sempre ci sarà.E tanto per fare un discorso banale e semplicistico......L’ignoranza e la disoccupazione fanno comodo alla mafia o la sua mente superiore non ci aveva mai pensato?? Cari saluti. Enza
Un’aspirina
25 luglio 2006, di : ornella guidi

Per il vivere quotidiano eliminare la micro criminalità, spesso serbatoio della manovalanza criminale della mafia, sicuramente sarebbe un bel sollievo.

Penso invece che questo sia l’ultimo dei fenomeni "mafiosi" a scomparire, quanti colpi di coda ancora ci saranno del serpente che non vuole morire e che forse gode al momento di troppa salute.

I palermitani, i siciliani per battere la mafia non devono mica diventare dei Monsieur Travet, si può amare il mare, il sole, vivere con una certa "pigrizia" senza essere per questo mafiosi, senza continuare a foraggiare la mafia.

Piccoli cambiamenti del modo di pensare, un sottile, impercettibile quasi, spostamento della prospettiva delle cose...la goccia d’acqua che giorno dopo giorno bucherà la "roccia" del fenomeno mafioso.

Una guerra silenziosa dove il "nemico" deve essere sempre davanti agli occhi, un obiettivo delle coscienze pulite. Un nemico che nulla potrà di fronte ad un cambiamento così impalpabile ma reale, un po’ quello che accade se si fa una dieta...mangi meno, cammini di più e il peso per un po’ rimane quello..ma se continui i risultati sono assicurati, basta continuare...è logico che un minimo impegno è necessario.

I cittadini non sono soldati, non possono scendere in trincea, anche se servirebbe! Ognuno deve agire secondo le armi che ha, anche il cambiamento di piccoli gesti quotidiani può essere d’aiuto per combattere la "cultura" della sopraffazione e della prepotenza di stampo mafioso.

Chi vuole stabilire, contro ogni logica mafiosa, dei legami di solidarietà, umana e sociale, ha già imboccato la via "giusta" per creare una società più "giusta".

Il rimedio sembra troppo facile? In medicina i rimedi migliori sono sempre stati quelli più semplici, basti pensare alla "rivoluzione" determinata dalla semplice "aspirina".

Caro Borsellino, la mafia non esiste? SEEEE
11 agosto 2006, di : Ely

Deve ribbelarsi tutta l’Italia a questo sistema, la mafia non riguarda solo la Sicilia. Ma chi ha il coraggio che hanno avuto Grasso, Falcone, Borsellino, il capitano Ultimo e tanti altri eroi? Dove sono gli Italiani? Ognuno pensa agli affari suoi e nessuno si espone, si vuole vivere tranquilli, si pensa alla famiglia...prima o poi toccherà anche ai nostri figli aver a che fare con questo secolare problema, facciamo qualcosa almeno per loro se non per noi! Dovremo vivere un pò meno tranquilli e con qualche valore in più da difendere, ma gli Italiani non ci sono più! Sono emigrati tutti all’estero?! Possibile che in Italia siano rimasti sono quelli che o scrivono sui muri "W la mafia" , o scrivono libri sulla mafia. Facciamo qualcosa di concreto per favore! Finanziamo le associazioni antimafia e facciamoci sentire! Insieme facciamo la voce grossa, facciamoli marcire in carcere questi dannati mafiosi!
    Caro Borsellino, la mafia non esiste? SEEEE
    30 settembre 2006, di : Yorke

    se mi è concesso. Tra i valorosi toglierei pure il comandante "ultimo" e aggiungerei a Falcone, Borsellino, Grassi i seguenti eroi:

    Don Pino Puglisi Beppe Alfano Rosario Livatino Mauro Rostagno Giuseppe Fava Carlo Alberto Dalla Chiesa Piersanti Mattarella Giorgio Ambrosoli Peppino Impastato

    e chissà quanti altri eroi mi dimentico. E mi scuso. Ma c’è chi ancora ci crede e combatte. Caselli è un esempio, Antonio Ingroia, Claudio Fava, Travaglio, Grillo, Santoro, e tantissime altre persone più o meno nascoste che combattono la mafia e la corruzione di uno stato che ci ha visto fino ad ora protagonisti più in negativo che in positivo. Spero che la musica cambi. Lo spero vivamente.

    Ovviamente i nomi da me messi sono solo quelli che mi ricordo, le dimenticanze saranno sicuramente tante.

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