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Carlo Muratori: la Sicilia nel cuore

di s. d. - martedì 22 marzo 2005 - 6356 letture

Si intitola Sicily ed è nato per caso. "Bisogno di leggerezza", dice Muratori, e voglia di recuperare un’essenza ignorata, ma ad una condizione: rivitalizzarla. E così, come un appartamento appena imbiancato, il folklore siciliano respira, sa di pulito. Via i tamburelli, spazio a chitarre, mandolini, bouzouki, percussioni. Immancabilmente, al marranzano. I testi tradotti in due lingue: italiano e inglese. Già, perché sembra che i più interessati al folklore siciliano siano proprio i turisti stranieri. E allora, "Sicily".

La scelta promozionale è quella dell’incontro, del contatto diretto con la gente.

Sabato 19, al liceo scientifico-tecnologico di Caltanissetta, Muratori parla di musica, parole e luoghi; o meglio, di musica e parole che non hanno luoghi. Un breve excursus sulla sua carriera rivela la costante ricerca dei colori della Sicilia, nella consapevolezza che "il dialetto ha ancora un senso, altrimenti si estinguerebbe da solo". Dall’esperienza de "I Cilliri" alle più mature espressioni della sua creatività, il filo conduttore è sempre lo stesso.

Sicily nasce dalla constatazione di un’esperienza trasversale che, attraverso i canti folkloristici, tocca e coinvolge persone di tutte le età. L’indagine di Muratori inizia con l’inserzione di alcuni brani della tradizione nel suo repertorio. Il risultato è sorprendente: la gente canta, si emoziona, batte le mani, diventa parte dello spettacolo; ma quasi nessuno sa dire come abbia imparato quelle canzoni. E’ un repertorio comune, appreso con naturalezza, chissà quando e chissà dove.

Un’altra nota sottolineata dal cantautore concerne i tempi. Dieci anni fa, sostiene, una raccolta di questo tipo sarebbe stata improponibile, in quanto schiacciata dalla vicinanza delle tematiche affrontate. Oggi invece, impreziosita dalla patina della lontananza, sortisce l’effetto di un tuffo nel passato.

Con straordinaria maestria ed efficacia, Muratori riesce a scivolare dalle tematiche più leggere e giocose di canti come "Si maritau Rosa", "Mi votu e mi rivotu" (introdotta da una simpatica digressione sul sistema elettorale...), "’U sciccareddu", cantata con il prezioso ausilio di uno spettatore, "E vui durmiti ancora" e "A lu mircatu", alla storia tragica e sofferta di Rosa Balistreri, alla quale rende omaggio reinterpretando "Rosa canta e cunta", vera e propria autobiografia dell’autrice.

Parla molto, Muratori. Coglie spunti da ogni parte, e coinvolge. Il pubblico ride, si diverte, si ritrova. "Rimbambinisce" suggerisce il cantautore: ritorna bambino.

L’incontro si chiude con un’anticipazione sul prossimo lavoro sulle miniere. Si tratta di un viaggio nelle profondità. La discesa in miniera diventa pretesto epr scavare nell’interiorità del siciliano, per svelarne i segreti, le pulsioni, i desideri, le paure: in una parola, l’anima.


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