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Carceri : per il "cane nero" una piccola speranza

Il suo accusatore ritratta le accuse e Roverto Corbetera può di nuovo sperare nella revisione del suo processo

par Adriano Todaro - mardi 26 novembre 2013 - 5826 letture

La vicenda di Roverto Corbetera, l’avevamo già raccontata il 19 agosto di quest’anno. Una vicenda che aveva al centro la vita di un essere umano che, in quel momento, era in galera. Sì, la vita perché Corbetera dal 4 luglio aveva cominciato uno sciopero della fame e della sete che lo aveva portato a pesare, dopo 15 giorni, 73 chili (lui ne pesava 82). Protestava con l’unica arma a sua disposizione, l’arma della vita, l’arma della morte. In carcere non conti nulla e spesso per farti ascoltare è necessario mettere in atto atti clamorosi. Con questa forma di pressione, Roverto chiedeva la revisione del suo processo.

Corbetera, dominicano con doppia cittadinanza statunitense, era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di un cittadino del Marocco per una questione di droga. Secondo l’accusa, l’uomo ucciso doveva 30 euro a Roverto Corbetera. In primo grado era stato condannato a 24 anni ; in appello all’ergastolo.

Mentre attuava lo sciopero della fame e della sete, durato due mesi e mezzo, Corbetera ha tenuto un diario e ad un certo punto ha scritto : "Oggi non mi ha visitato nessuno e mi sento abbandonato come un cane nero". Non poteva autodefinirsi che in questo modo : "un cane nero". Perché lui è di carnagione nera e in più è uno spacciatore di droga. Il colpevole ideale : straniero, nero, spacciatore.

Ora però c’è un filo di speranza. Il suo accusatore ha ritrattato le accuse e ha scritto all’avvocato di Roverto dichiarando di non saper nulla "della vita del signor Corbetera Roverto, ma so che in quell’omicidio lui non ha partecipato... In tutto quello che io ho detto sull’omicidio non c’è neanche una verità, tutto ciò è stato inventato da me e questo è un peso che non sopporto...".

La speranza, dunque, rinasce. Il detenuto faceva parte della redazione di Ristretti Orizzonti nel carcere di Padova. Da quando ha iniziato lo sciopero della fame e della sete, non ha più frequentato la redazione. Quando l’orizzonte è buio, quando le aspettative diminuiscono, quando ti senti solo e abbandonato, appunto, "come un cane nero", non hai certo voglia di leggere, di studiare, di lavorare. Stai in uno stato quasi vegetativo. Stai in attesa. E l’unica cosa che attendi è di morire, di evadere da quella istituzione totale.

Da quando Roverto ha saputo della lettera che lo scagiona, lui che si è sempre dichiarato innocente, ha ripreso a sorridere, ad impegnarsi. Un suo compagno di carcere, l’ergastolano Carmelo Musumeci che in carcere si è laureato in Giurisprudenza e che ha una pena ostativa, in pratica il "fine pena mai", si è battuto, assieme ad altri, affinché ci potesse esserci la revisione del processo di Corbetera. Attraverso la redazione di Ristretti Orizzonti, aveva lanciato un appello esortando il dominicano-statunitense ad interrompere il digiuno e, contemporaneamente, alla presidente della Camera.

Ed è Musumeci che racconta la confidenza che gli aveva fatto Roverto. Voleva iniziare un nuovo sciopero della fame per riaffermare la sua innocenza. Musumeci ed altri avevano cercato di farlo desistere cercando di fargli capire l’inutilità di quel gesto perché "a molti la fuori non interessa sapere se tu sei innocente. Gli basta sapere che non eri uno stinco di santo, oltretutto sei pure negro. Ai buoni, basta poco per farti sparire dalla società".

Già, nero e non certo santo. Anzi, spacciatore. E soprattutto nessuna conoscenza altolocata, nessuna telefonata "umanitaria" da parte di qualche ministro. Afferma ancora Carmelo Musumeci riferendosi a Roverto : "La sua gioia è diventata anche la nostra perché quando esce, e noi speriamo davvero che esca, un ex ergastolano è un po’ come se uscissimo tutti noi".

Parole di grande umanità. Parole che "fuori" non si sentono spesso. Parole indirizzate a Roverto Corbetera, affinché non resti "solo e abbandonato come un cane nero".


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