Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Attualità e società |

Carceri: il sussulto delle istituzioni


Tutti schierati con Pannella: da Napolitano che sollecita i “soggetti responsabili” a Schifani che prospetta un bel convegno
martedì 28 giugno 2011, di Adriano Todaro - 655 letture

ll nostro, sarà pure un Paese “normale”, ma intanto è necessario fare lo sciopero della fame ̶ dal 20 aprile scorso e della sete dal 19 giugno ̶ per far avere un sussulto alle istituzioni.

Come i lettori di girodivite sanno, Marco Pannella e 300 detenuti sono in sciopero della fame affinché le istituzioni s’interessino di quella discarica sociale che è il carcere, di come si vive nelle 205 carceri italiane o, più precisamente, come si muore.

Più volte abbiamo denunciato i suicidi di detenuti e agenti di polizia penitenziaria, le loro condizioni di vita, il sovraffollamento, l’inutilità delle carceri per chi ha compiuto determinati reati.

Oggi, finalmente, dopo che un cittadino di 81 anni digiuna da mesi, le istituzioni si accorgono che c’è un problema carceri. Ha cominciato il presidente Napolitano che, molto ecumenicamente, ha assicurato che solleciterà “tutti i soggetti istituzionali responsabili affinché adottino le indispensabili misure amministrative, organizzative e legislative”.

Poiché Napolitano aveva”sollecitato”, ecco, subito dopo, dichiarazioni entusiaste di personaggi del Pd e un messaggio del presidente del Senato, Renato Schifani, il quale promette di aprire un “grande dibattito parlamentare o un convegno sul tema delle carceri e della riforma della giustizia”.

E mentre le carceri sono invivibili, il presidente del Senato, espressione organica di questo governo dormiente, propone un bel convegno cui faranno passerella i soliti noti, magari inquisiti, e finirà tutto, come al solito, a tarallucci e vino. Nel frattempo, in attesa di questo miracolistico convegno, nulla si muove. Tutto resta come sempre. Ci si ammazzerà come sempre, si continuerà a “vivere” in celle da 8 metri per 4 in 12 persone, si continuerà a stare 22 ore il giorno sdraiati in branda perché, spesso, non c’è neppure lo spazio fisico per restare, contemporaneamente, tutti in piedi, si continueranno ad avere la cucina e il “bagno” appiccicati nella cella e altre amenità carcerarie.

Altro che organizzare convegni inutili e costosi. Se Schifani vuole fare un convegno, lo organizzi con i detenuti, magari di San Vittore, a Milano, che dovrebbero essere in 712 e invece sono 1.658. Oppure a Bologna (497 posti per 1.039 detenuti), a Reggio Calabria (164/363), a Castrovillari (131/281) e in tante altre carceri. Altro che articolo 27 della Costituzione. Nelle carceri italiane non c’è nessuna possibilità di “rieducazione”, c’è solo abbruttimento, violenza, condizioni di vita inumane. Ormai nelle carceri ci sono circa 68 mila persone con 42/43 mila posti disponibili. La Corte dell’Unione Europea ha già condannato l’Italia più volte perché con 3 metri quadri a testa, per detenuto, significa “tortura”.

Eppure, Schifani e compagnia (destra e sinistra) di tutto ciò non si sono accorti. E non si sono neppure accorti che 300 esposti sulle carceri sono approdati alla Corte. Disattenti? No. Il fatto è che portare avanti questi temi non crea visibilità e, soprattutto, non ci sono voti da portare a casa giacché la stragrande maggioranza dei detenuti non vota.

Nelle carceri italiane mancano educatori, medici, psicologi cioè figure indispensabili per il reinserimento dei detenuti (in Italia c’è uno di questi “tecnici” ogni 21,7 detenuti; in Europa, uno ogni 13,1). Il governo, tutto preso a non far finire in una di queste galere Berlusconi, ha risposto con idee strampalate e costose come quella delle carceri galleggianti. Accantonata questa fesseria, hanno cominciato a parlare di costruire nuove carceri con grande gaudio degli amici speculatori.

Intanto, si tagliano gli stanziamenti per le carceri (negli ultimi tre anni, da 3,09 miliardi di euro a 2,77). Le conseguenze sono che peggioreranno le condizioni di vita, soprattutto in campo sanitario.

Non ci stancheremo mai di ripetere che la soluzione sta nel cercare di mandare in galera meno persone possibili e di utilizzare, invece del carcere ̶ per alcuni reati ̶ soluzioni alternative. Le carceri sono piene di persone con reati riguardanti la droga o perché hanno contravvenuto a indicazioni burocratiche (stranieri) che potrebbero terminare la loro pena in altre strutture. La soluzione sta nel depenalizzare alcuni reati che oggi si chiamano così a causa di leggi sulla “sicurezza”, sbagliate e ingiuste. La soluzione sta nel non far tornare in galera coloro che hanno scontato la loro pena e sono fuori. La famosa recidiva, che incide profondamente su quei detenuti che in galera non hanno fatto nulla, non hanno avuto possibilità di studiare, lavorare, fare volontariato. Gli altri, quelli più “fortunati” ̶ lo dimostrano le statistiche ̶ in galera non ci tornano.

Forse il governo troverà qualche soldo per iniziare a costruire qualche nuovo istituto carcerario. Solo fumo; non servirà a nulla. Perché presto si riempierà anche questo e subito si ricomincerà a parlare di “emergenza carceri” e si proporrà, magari, di organizzare un bel convegno.

Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica
:.: Articoli più recenti
Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it (mail max 200kb) ::: Puoi syndacare le nostre notizie attraverso il file backend.php (XML RSS 1.0 format). Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, previa autorizzazione per fini commerciali.