Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Attualità e società |

Carceri. Troppi detenuti? Costruiamo prefabbricati


E’ la geniale idea del commissario straordinario che però non dimentica il proprio stipendio. Nelle 206 carceri italiane si continua a morire e ci sono 61 mila detenuti (ne entrano mille al mese). Con l’estate la situazione sarà esplosiva e ingovernabile
mercoledì 8 aprile 2009, di Adriano Todaro - 938 letture

Fra 61 giorni, attorno al 7 di maggio, le carceri italiane raggiungeranno il cosiddetto “tetto di sostenibilità”; in pratica, le 206 carceri italiane non saranno più gestibili per il numero troppo alto di presenze di detenuti.

Attualmente ci sono nelle carceri 61.003 persone. Quando nel 2006 si approvò l’indulto ed uscirono 25 mila detenuti con grande scandalo dei benpensanti, c’erano dietro le sbarre 60 mila persone e tutti dicevano, dagli agenti agli operatori, ai volontari, che la situazione era insostenibile. Ed ora? Con più di 61 mila detenuti com’è la situazione? Ovviamente ancora più insostenibile tenendo conto che ogni mese ne entrano più di mille. Sono gli effetti di leggi securitarie strombazzate in televisione e che portano in prigione non delinquenti incalliti, ma coloro che contravvengono alle leggi Bossi-Fini (immigrazione), Fini-Giovanardi (droghe) ed ex Cirielli (recidiva). Secondo i dati ufficiali, i reati diminuiscono eppure i detenuti aumentano grazie proprie alle leggi citate che vanno a riempire le galere di immigrati che non hanno i documenti in regola e persone che utilizzano droghe e che oggi, grazie alla legge, sono state equiparati a chi la droga la spaccia e ci traffica. Secondo i dati del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), due detenuti su cinque sono detenuti per motivi legati alla criminalizzazione dell’uso delle droghe.

E così i detenuti aumentano e le carceri scoppiano. I dati del ministero della Giustizia sono terribili nella loro chiarezza: in Emilia Romagna il tasso di sovraffollamento, rispetto ai posti letto disponibili, è del 187%. Nelle carceri del Veneto siamo al 159%; in Puglia al 154; in Lombardia al 152 e così via. Non si salva nessuna regione. In Sicilia, il sovraffollamento rappresenta il 151%.

Cosa significano, in pratica, queste percentuali. Significano che in uno spazio di 9 metri quadri, ci vivono cinque detenuti, significa che nelle celle non ci sono spazi per aggiungere altri letti e quindi si mette, quando giunge sera, un materasso o più per terra, significa non avere gli spazi per muoversi, per vivere, per avere un minimo di vita collettiva. Se poi si pensa che nella maggior parte delle carceri italiane 22 ore su 24 è passato in cella, si può ben comprendere come sia difficile poter fare qualsiasi attività in questi posti. In quei nove metri quadri (e spesso sono anche meno) i cinque detenuti debbono dormire, mangiare, farsi da mangiare, assolvere i loro bisogni corporali. Tutto in nove metri quadri, tutti assieme, ammassati come bestie. La Costituzione recita che il carcere deve servire alla “rieducazione”. In questa situazione, con 61 mila detenuti, non c’è “rieducazione”, c’è solo la volontà di incattivire il detenuto, renderlo più rabbioso, fargli odiare il prossimo. Siamo un Paese dove in internet appaiono appelli da firmare per spingere il governo ad assumere gli educatori nelle carceri, il Paese dove il governo taglia il settore carceri, il Paese dove si parla di sicurezza ma mancano 5 mila guardie carcerarie e si parla di costruire nuove carceri.

I soldi non ci sono ma tant’è. Il governo ha nominato un commissario straordinario per le carceri, il magistrato Franco Ionta già a capo del Dap. Stipendio annuo: 420 mila euro. Idea di Ionta: sdoppiamento dei circuiti carcerati. Ci saranno prigioni “pesanti” per detenuti “particolarmente pericolosi” e prigioni “leggere” per coloro che sono considerati di “bassa pericolosità”. Se ben vedete è un’idea meravigliosa perché, come afferma lo stesso Ionta, nelle prigioni “leggere si apriranno di più gli spazi di socialità, facendo sì che la cella diventi solo un luogo di riposo”. A parte l’utilizzo di certi termini (riposo) fuorvianti, Ionta vuole significare che in cella si entrerà solo per dormire. Giusto. E come pensa di risolvere Ionta, il problema? Semplice. Con prefabbricati che potrebbero essere “impiantati in 8-10 mesi”. E dove si faranno i prefabbricati? Anche qua è semplice, è l’uovo di Colombo. I prefabbricati saranno posizionati nelle aree verdi delle carceri, nei cortili, nelle palestre ecc. proprio in tutti quei posti che dovrebbero servire, appunto, alla socialità, a non far restare in branda, 22 ore su 24, i detenuti. E per fare questa pensata era proprio necessario creare il posto di commissario straordinario?

Ma c’è di più. C’è che lo stesso Ionta afferma che per far dormire i 17 mila detenuti in eccedenza servirebbero almeno altri 660 milioni di euro. Ma questi soldi non ci sono e allora il governo ha tentato altre strade. In televisione si tuona sulla necessità di costruire nuove carceri ma poi, in silenzio, si tenta di vendere le carceri ai privati o, quanto meno, darle in gestione. L’operazione, però, non è riuscita e così non rimane che cementificare i pochi spazi liberi delle carceri.

L’unica cosa che i vari Alfano dovrebbero capire è che per dare più sicurezza ai “cittadini onesti” è necessario proprio il contrario di quello che stanno facendo. Non sono necessarie nuove carceri, è necessario, invece, depenalizzare i piccoli reati, far lavorare i detenuti nelle carceri, farli vivere in modo civile, dare a loro il supporto, una volta usciti dalle carceri, per potersi inserire nella società, utilizzare le misure alternative al carcere che oggi ne usufruiscono solo 15 mila persone (8 mila affidate in prova ai servizi sociali; 1.500 in semilibertà; 4.800 in detenzione domiciliare). Dovrebbero sapere che la recidiva è bassissima per coloro che nel periodo carcerario hanno lavorato e hanno avuto alta socialità e altissima per coloro che sono restati in branda per anni. Certo che lo sanno. Ma conviene, a loro, parlare di sicurezza, di nuove carceri, di pugno duro nei confronti dei malviventi così da catturare i voti di quelli che di questi problemi si disinteressano e vorrebbero gettare la chiave della cella in fondo al mare. Quando, naturalmente, si tratta di poveracci. Se sono, invece, vip, allora sono idolatrati e finiscono in tv.

In situazioni come quelle descritte sopra, è chiaro che i detenuti più sensibili e fragili si tolgano la vita. Chi non vede nessuno sbocco alla propria situazione non ha altra scelta che uccidersi. Dai dati, preziosissimi, che “Ristretti orizzonti”, c’invia, veniamo a conoscenza che i suicidi, dall’inizio dell’anno, sono stati 20. Nell’ultimo mese, ben 11. A Marsala, un uomo di 43 anni, si è impiccato con la propria cintura: era in galera da 4 giorni per droga; a Catania un ventenne si è ucciso dopo sette giorni di detenzione. Nel 2008 ci sono stati 121 decessi e 48 suicidi. E quando si parla di decessi è necessario chiarire che spesso sono suicidi camuffati nel senso che se un detenuto è soccorso e muore mentre l’autoambulanza lo sta trasportando in ospedale, quella morte non è ascritta come suicidio, ma come semplice “decesso”.

Inoltre bisogna anche sottolineare, fra le cause del collasso delle carceri, la lentezza dei processi. Secondo la Banca mondiale, l’Italia è al 156/o posto su 181 Paesi presi in considerazione e nella graduatoria viene dopo Angola, Gabon, Guinea. Cosa significa? Significa che spesso si va in galera dopo anni e anni. Spesso, dopo quel reato, si è cambiata vita, trovato un lavoro, spesso si ha una famiglia che prima non si aveva. Eppure, magari per reati di poco conto, si deve andare in galera. E’ il caso di un detenuto che chiameremo Luciano, 59 anni, portato in carcere per un reato di 15 anni fa. Luciano ha il diabete e in carcere non è adeguatamente curato. Risultato? Il diabete avanza, colpisce le gambe, ma soprattutto gli occhi. Luciano non vede più, vede solo ombre e, qualsiasi cosa ha bisogno, deve stare alla buona volontà dei compagni di cella. Ora Luciano è libero. Ha scontato la sua pena, ma è completamente cieco.

Prima di chiudere una chicca. Il commissario straordinario Franco Ionta in un documento si dice preoccupato della situazione carceri, ma anche della “mancata corresponsione di compensi al capo del Dipartimento (cioè lui-Ndr) e ai suoi ausiliari coinvolti nel progetto”. Mi sembra una preoccupazione giusta e opportuna.

Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica
:.: Articoli più recenti
Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it (mail max 200kb) ::: Puoi syndacare le nostre notizie attraverso il file backend.php (XML RSS 1.0 format). Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, previa autorizzazione per fini commerciali.