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Cani di bancata, di Emma Dante

“Cani di bancata”, l’ultimo spettacolo di Emma Dante (con Manuela Lo Sicco, Antonio Puccia, Salvatore D’Onofrio, Sandro Maria Campagna, Carmine Maringola, Sabino Civilleri, Michele Riondino, Alessio Piazza, Fabrizio Lombardo, Ugo Giacomazzi e Stefano Miglio) è una efficace denuncia contro la mafia, contro tutto ciò che rappresenta e contro l’omertà che la accompagna.
di Serena Maiorana - mercoledì 28 febbraio 2007 - 37775 letture

Finalmente qualcuno che parla di mafia, e che lo fa a teatro. Senza evitare di fare cognomi. Di diventare denuncia esplicita. Dura e ferma condanna.

Finalmente qualcuno che parla di mafia come di una femmina amara che puzza di bava. Come una creatura materna e santissima, che si veste sempre di nero, o di bianco barocco quando è festa.

Emma Dante con il suo ultimo lavoro Cani di Bancata ha fatto proprio questo. Ha messo in mostra sui palchi dei teatri di tutta italia la mafia da capo a piedi. Con i suoi cognomi eccellenti e le sue giacche eleganti. Con i suoi patti di sangue e i santini, con il folclore e gli atteggiamenti marcati che la accompagnano, che ne fanno costume. In questa Sicilia che diventa la testa di un’Italia rovesciata.

“Cani da bancata” è uno spettacolo che in tanto parlare senza coraggio riesce a fare la differenza. Uno spettacolo che riesce ad essere impegnato senza diventare di nicchia, a parlare in dialetto senza sembrare macchietta.

Le atmosfere sono sempre le stesse cui Emma Dante ci ha abituati. Sul palco regna il nero e le scelte scenografiche sono nette, ermetiche, di grande effetto. Anche il modello narrativo resta quello della famiglia. Ma questa volta ad essere in scena non è più un dramma personale, bensì sociale e politico. E la Dante raccoglie bene la sfida che questo comporta, rinunciando agli inutili sofismi, all’autoreferenzialismo e ai troppi sottintesi di un certo teatro. Scegliendo di parlare chiaramente, divenendo denuncia cruda. Anche a costo di mostare che c’è chi se la gode grazie a un’Italia fatta a pezzi, ai morti ammazzati e agli appalti truccati.

E poco importa che qualcuno si sia potuto scandalizzare, finalmente si è tornati a parlare si mafia.


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