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Camera, si scatenano gli squadristi della Lega

Il manipolo parte all’attacco verso mezzogiorno. Fulmineo attraversamento dei banchi per pestare un deputato della Margherita, Roberto Giachetti.
di Cesare Piccitto - domenica 1 agosto 2004 - 5235 letture

di Luana Benini (Fonte: unita.it)

Il manipolo parte all’attacco verso mezzogiorno. Fulmineo attraversamento dei banchi per pestare un deputato della Margherita, Roberto Giachetti. Anche un leghista solitamente considerato equilibrato, come Giancarlo Giorgetti, occhialini e sorriso mite, commercialista di Cazzago Brabbia (Varese), si lancia in un veloce attraversamento dell’emiciclo per dare man forte ai suoi colleghi padani, Dario Galli, ingegnere meccanico di Tradate, fronte spaziosa e mascella dura, Davide Caparini, biondino, imprenditore bresciano laureato e Luigino Vascon, imprenditore-artigiano di Vicenza, grosso e rubicondo, baffi e faccia paffuta. Un attacco «squadrista» in piena regola, commentano dentro l’opposizione. «Squadrismo leghista», tuona il capogruppo della Margherita Pierluigi Castagnetti.

Caparini tenta di sfondare il cordone dei commessi e di colpire Giachetti. Viene espulso da Casini. Cartellino rosso per tre giorni a partire da oggi, decreta l’Ufficio di presidenza dopo aver visionato il filmato d’aula. Ore di fuoco, la Camera dei deputati trasformata in arena. Con feriti. Vascon ha sferrato un pugno nella pancia a Renzo Lusetti, Margherita, che è crollato a terra. Due ore in infermeria «con la pressione a 180 per il nervoso». «Quando ho visto un drappello di leghisti affrontare minaccioso il collega Giachetti - racconta Lusetti - ho provato a difenderlo da Caparini per dare il tempo ai commessi di arrivare. Dopo essere tornato al mio posto, quando sugli scalini non era più possibile muoversi, mi sono esposto per invocare l’intervento della polizia...è stato in quel momento che ho ricevuto a freddo, da Vascon un pugno nella pancia». Ma era già un po’ che la Lega gridava. Parole irripetibili, sostituite da puntini nella trascrizione stenografica. «Pezzi di...», «Ladri»... all’indirizzo di Chiara Moroni e compagni di partito del Nuovo Psi che pure fa parte di questa compagine di governo. «Ho visto il capogruppo della Lega, Alessandro Cé - testimonia la diessina Giovanna Melandri - inseguire Chiara Moroni. Sembrava volesse aggredirla». Conferma Chiara Moroni in lacrime nel Transatlantico di Montecitorio: «Ho subito una aggressione verbale e quasi fisica dell’onorevole Cé, con insulti talmente volgari...tutto quello che si può dire ad una donna giovane e ho pensato: "adesso mi ammazza"». Insulti «talmente grezzi, rozzi, inappropriati che è meglio non scriverli, per non offendere il Parlamento». Beppe Fioroni, Dl, che ha cercato di arginare l’aggressione al suo gruppo mettendosi in mezzo, insieme al verde Paolo Cento, se l’è cavata con un occhio pesto perché qualcuno gli ha lanciato l’inserto «Io Donna» in piena faccia: «Ho cercato di parare Giorgetti. A me i colpi rimbalzano. Ma Lusetti è stato travolto». Anche qualche commesso è andato a finire in infermeria. Giachetti ha dovuto alzare le mani di fronte all’assalto. Perché nel tumulto fosse chiaro al presidente Casini chi aggrediva e chi si doveva difendere: «Stavo parlando al presidente, chiedendogli di stigmatizzare come da regolamento, le offese che il leghista Galli aveva rivolto alla collega Chiara Moroni, quando ho visto un manipolo di deputati leghisti scagliarsi contro di me. A quel punto ho alzato le braccia perché non volevo essere coinvolto nella rissa. Una aggressione incomprensibile e immotivata».

Una giornata da ricordare questo 31 luglio. Con la maggioranza che tiene in ostaggio il Parlamento sotto il ricatto della Lega. Che non osa neppure condannare gli alleati del Carroccio. «Il comportamento della Lega in questi ultimi 15 giorni si commenta da solo», scivola via frettoloso Luca Volonté, Udc. Ma sotto i silenzi le armi sono affilate più che mai. La Casa è in disfacimento. An è in fibrillazione. In molti hanno sentito Gennaro Malgieri e Angela Napoli gridare contro i leghisti che «la Padania non esiste né in quest’aula né fuori». Fi, in imbarazzo, ha balbettato con le parole di Elio Vito. A difesa del ministro leghista Calderoli, accusato da Violante di aver fomentato gli scontri e bacchettando flebilmente la Lega per l’ostruzionismo contro il decreto Alitalia. Ma i boatos parlano anche di una Lega spaccata. Con l’ala dura che contesta i pontieri alla Calderoli.

Sembra che non finirà qui. Casini ha promesso provvedimenti disciplinari alla fine di una inchiesta affidata ai questori. Il filmato della bagarre non sembra avere sciolto tutti i nodi delle responsabilità. Fioroni cita «gli ultimi giorni di Pompei». Oliviero Diliberto evoca «un medico pietoso che stacchi la spina: si vada all’eutanasia, se ne tornino a casa». Franco Monaco parla di «vulnus inferto alle istituzioni», «di imbarbarimento della vita politica». «Ormai siamo all’impazzimento della maggioranza. Si combattono l’uno contro l’altro su tutto: sul Dpef, sulla Finanziaria, sull’Alitalia, sulle riforme costituzionali - tuona il capogruppo ds Violante - è bene facciano le valigie perché ormai non sono più in grado di governare neanche sé stessi».

Anche il presidente Casini, uscendo dall’aula dopo la sospensione della seduta e l’espulsione di Caparini, la faccia scura e l’irritazione alle stelle ha commentato: «Siamo alla follia, siamo all’impazzimento generale». Si è sgolato, Casini, dallo scranno più alto. Ha bollato come «inaccettabile in qualsiasi consesso democratico» il comportamento di Caparini. Ha espresso «affettuosa solidarietà a Lusetti», «Personale, affettuosa e istituzionale solidarietà a Chiara Moroni, una donna che ha sofferto e che si fa onore in Parlamento...». Ormai il filo con la Lega si è spezzato. Lo scontro fra il Carroccio e il presidente della Camera ha superato il livello di guardia. Con Cè che per tutto il giorno ha inveito contro di lui: «Casini decide sotto dettatura di Violante. Siamo in balia di Casini...».

Ma partiamo dal casus belli di questa giornata. Quello addotto dalla Lega per giustificare la sua escalation nel ricatto alla maggioranza. L’attacco di Ugo Intini all’ostruzionismo del Carroccio sul decreto che deve assicurare un prestito ponte per il salvataggio di Alitalia. «La Lega - dice Intini - è passata alla lottizzazione in modo più spregiudicato di quanto ha fatto la prima Repubblica. Ha preteso la presidenza di Alitalia come se fosse cosa propria. Ha gestito la compagnia con logica di potere e ora denuncia inefficienze che non ha contrastato». Frasi che il leghista Ugo Parolo definisce «ributtanti» prima di lanciarsi in un violento amarcord sul vecchio Psi dei nani e delle ballerine. Punta il dito su Intini, esponente della vecchia «Milano da bere...». Chiara Moroni, piccola, lentigginosa, vestito bianco, figlia di quel Sergio Moroni che si tolse la vita durante Tangentopoli, con voce piena di tensione, si rivolge ai leghisti, pochi banchi davanti. Difende il Psi. Ricorda che «quando la Lega sventolava in quest’aula i cappi oltraggiando il luogo e le istituzioni, c’era gente che moriva per sostenere la propria innocenza». Galli, la schernisce: «Ci sono in quest’aula persone giovani non si sa per quali meriti...». Giachetti si richiama al regolamento per le parole usate...E parte l’attacco «squadrista».

Dopo la sospensione della seduta Caparini rincara mentre tutti solidarizzano con Moroni (Melandri, Santanché, Maura Cossutta, la circondano: baci carezze, abbracci...): «Non sopporto di sentir difendere i socialisti della Prima Repubblica». Sbraita di nefandezze e ruberie. Cè fa l’offeso: «Casini tollera che noi siamo esposti a pubblico ludibrio. Ci si considera figli di un dio minore...». Aggressione? Macché. «Lusetti è caduto da solo». Moroni? «Le bambine non dovrebbero venire in Parlamento». Intanto Bobo Craxi avverte: «Senza scuse alla Moroni non parteciperemo più alle riunioni della maggioranza».

Alla fine è Casini, nella capigruppo, a sciogliere l’intricato nodo del calendario di questo caotico luglio e la calendarizzazione delle riforme istituzionali. Con l’ennesimo salto mortale sui frantumi della Cdl.


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> Camera, si scatenano gli squadristi della Lega
2 agosto 2004

.....per carità... profumatamente pagati si permettono di comportarsi come i peggio teppisti di strada... io più che una bella sospensione proporrei un bel taglio, per ammenda naturalmente, sullo stipendio... e, invece che la sopensione, proporrei l’obbligo di presenza OGNI GIORNO. Forse imparerebbero ad essere più civili. Cristina.
    > Camera, si scatenano gli squadristi della Lega
    3 agosto 2004, di : ddt

    gentile cristina mi pare che la sua civiltà sia mal riposta in quanti, impropriamente, ci rappresentano in parlamento - io penso che l’aula sia un luogo di "intenso e delicato lavoro " e che quindi dovrebbero essere messi al bando sia i telefonini che i giornali; concordo con lei sulla obbligatorietà della presenza e proporrei di mettere un tetto massimo di assenze pena le dimissioni da deputato o senatore - scusi se sogno ma credo ancora in qualcosa e sono tanto garantista quanto giustizialista - sono per il massimo rispetto della persona. tonino