Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Città invisibili |

Calabria infelix

Una regione depredata in tutti i sensi che non vuole Gino Strada ma ha votato Tallini. Intanto, in campo nazionale, si briga per riabilitare un delinquente
di Adriano Todaro - mercoledì 2 dicembre 2020 - 795 letture

E siamo a sei. Sei più uno, Gino Strada. Con il prefetto Guido Longo siamo ad almeno sei le persone che sono state nominate o indicate dal governo e, quasi tutte, immancabilmente bruciate (Cotticelli, Zuccatelli, Gaudio, Tronca, Miozzo).

Con Longo, ex poliziotto, siciliano, speriamo si chiuda il balletto della nomina di Commissario alla sanità calabrese, già commissariata da ben 11 anni dove possono sparire fatture per 8 milioni (Cosenza), la stessa Azienda sanitaria che ha accumulato debiti per 361 milioni.

Una brutta telenovela quella che si è abbattuta su questa Regione e che ha già tanti guai, dalla onnipresente ‘ndrangheta al dissesto territoriale, agli ospedali con reparti chiusi e trasferiti a 30 chilometri di distanza.

Questa Calabria bellissima, con 800 Km di coste, questa Calabria piena di contraddizioni, sempre ultima nelle graduatorie Istat per ciò che riguarda il reddito pro-capite e non solo. E la conferma arriva anche dall’analisi di Bankitalia, nel periodico rapporto sull’andamento congiunturale dell’economia: "Nella prima parte del 2020, l’economia calabrese è stata fortemente interessata dagli effetti della pandemia di Covid-19, con risultati negativi anche sul fronte dell’occupazione”. Questa Calabria che, contemporaneamente, è “prima”, per molti versi, nelle esperienze di lotta alla mafia, con un tessuto dove il volontariato è ben radicato.

Calabria terra di massoni e terra di chi non vuole cedere al malgoverno. Terra depredata da sempre, terra di conquista anche ai giorni nostri considerato che Salvini, come commissario regionale, ha inviato in quella terra uno di Treviglio. Là l’on. Cristian Invernizzi ha trovato il pirotecnico Antonino Spirlì che oggi si trova a guidare, da non credere, la Regione. E terra che ha dato i natali a Corrado Alvaro e Saverio Strati.

Conosco bene la Calabria e conosco tanti calabresi per bene che mi hanno aperto le loro case pur non conoscendomi quando, ormai 35 anni fa, ho iniziato a fare le ferie in una zona dello Jonio, in provincia di Cosenza.

Poi penso ai voti dati a Fi e alla Lega e qualcosa non torna. Il perché le masse diseredate del Sud hanno sempre votato per il centro-destra o, comunque, per coloro che promettevano posti di lavoro e benessere, l’hanno spiegato molto bene studiosi, economisti e anche scrittori come Carlo Levi.

Non voglio, quindi, fare nessuna analisi sociologica o economica. Mi limito a guardare i fatti. E i fatti mi dicono che non hanno voluto Gino Strada (certo, non tutti), ma hanno votato, per la Regione, Fi e Salvini (certo, non tutti). E hanno votato anche Domenico Tallini, presidente del Consiglio regionale, ora ai domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso. Ha avuto 8 mila preferenze. Otto mila calabresi hanno dato fiducia a un tipo del genere!

Qua s’innesta un’altra becera polemica nei confronti del presidente dell’Antimafia, il 5 Stelle, Nicola Morra, uno che conosce bene la Calabria perché dopo la laurea ha sempre lavorato in questa regione, insegnando a Cosenza e in altri centri calabresi. Morra è stato accusato di non rispettare i malati oncologici per questa dichiarazione a Radio Capital: “Sarò politicamente scorretto, era noto a tutti che la presidente della Calabria, Jole Santelli, fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato la defunta Santelli, politicamente c’era un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte: hai sbagliato, nessuno ti deve aiutare, perché sei grande e grosso”. Il dibattito era sull’arresto di Domenico Tallini e Morra aveva fatto notare che lui e l’Antimafia avevano chiaramente detto che Tallini era “impresentabile”.

Sono sicuro che le parole di Morra non hanno offeso i calabresi che si battono per la democrazia, per avere servizi più efficienti, quelli che ogni giorno lavorano e lottano contro il malaffare, che fanno volontariato nelle parrocchie o nelle associazioni. Hanno offeso solo i mestieranti della politica, quelle parole.

Intanto continuano – in campo nazionale ‒ le manovre, gli incontri, gli articoli, le riunioni più o meno segrete per riportare in auge quello che secondo la Cassazione ha “una naturale capacità a delinquere”, cioè Berlusconi.

In prima fila, pervaso da una sorte di “sindrome di Stoccolma”, c’è il Pd. Appoggiato, ovviamente, da innumerevoli ciarlatani che scrivono sui grandi giornali e impazzano in Tv. Poi ci sono le anime belle che si meravigliano che il Pd possa appoggiare la “riabilitazione” del delinquente. E dimenticano, invece, la coerenza non solo del Pd ma anche di quelli prima (Pds, Ds) nel difendere questo squallido personaggio e le sue aziende che non hanno mai pagato allo Stato, cioè a tutti noi, il dovuto fin da quando Luciano Violante, in Parlamento, aveva affermato che il suo partito aveva garantito a Berlusconi che non avrebbe toccato le sue aziende e la Volpe del Tavoliere, nell’aprile del 1996, da presidente del Consiglio, dopo una visita a Mediaset aveva dichiarato che la considerava “un patrimonio del Paese”. Oggi ancora in difesa di Mediaset e affinché Berlusconi sia considerato un grande statista.

D’altronde sono sempre stati pappa e ciccia. Si veda anche il voto, di qualche giorno fa, di Pd e Iv che salvano dal processo Gasparri e Anna Maria Bernini. D’altronde, se Berlusconi è durato al potere 20 anni, è grazie al lassismo, all’opposizione-mozzarella della “sinistra parlamentare”. Possiamo dimenticare che Uolter ha fatto tutta una campagna elettorale senza mai nominare Berlusconi ma "il principale esponente dello schieramento a noi avverso"?

Questo articolo, inizialmente, avrei voluto titolarlo in questo modo: “Povera Calabria, povera Italia”, Ma poi ho letto una buona notizia. Noi italiani siamo più ricchi. Sarà per questo che tutti vogliono andare a sciare pur con il Coronavirus e con più di 800 morti al giorno. Vogliono fare le feste, il Natale, i cenoni e l’ultimo dell’anno.

Secondo i dati delle banche svizzere, i miliardari italiani (in dollari) erano lo scorso anno 36. Quest’anno sono diventati 40! Nel 2019 detenevano, complessivamente, 125,6 miliardi di dollari che, dopo 4 mesi sono diventati 165 miliardi, cioè il 31% in più. Non è meraviglioso? In pratica, tramutati in euro sono 33,7 miliardi, più o meno la stessa cifra del Mes e quanto hanno tagliato alla sanità pubblica a beneficio di quella privata.

Come vedete i conti, adesso, tornano. E allora non va bene il titolo che avevo in mente perché l’Italia non è povera. Il problema è che ci sono troppo ladri. Quelli con i guanti gialli.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -