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CZECH REPUBLIC: EUROPA CENTRO-ORIENTALE INQUIETA - Repubblica Ceca: proteste a Praga contro premier Babiš

19 Nov 2019 - Massimo Congiu

Per gentile concessione dell’Osservatorio Sociale Mittleuropeo

di Emanuele G. - lunedì 25 novembre 2019 - 439 letture

Un recente sondaggio realizzato da Open Society Foundation, in occasione dell’anniversario della caduta del Muro di Berlino, ci ha consegnato la fotografia di un’Europa centro-orientale inquieta. Le manifestazioni svoltesi la settimana scorsa nella Repubblica Ceca confermano tale aspetto. Si è trattato di dimostrazioni di piazza organizzate nel Paese e in Slovacchia per ricordare il trentesimo anniversario della Rivoluzione di Velluto; ma a Praga le medesime sono coincise con una protesta corale nei confronti del primo ministro Andrej Babiš e del presidente Miloš Zeman.

Il popolo del ricordo e del dissenso

Promotore dell’iniziativa, il comitato di studenti e cittadini “Un milione di attimi per la democrazia”, partecipi soprattutto i membri della generazione che ha assistito alla Rivoluzione di Velluto: alcuni erano all’epoca molto giovani, altri un po’ meno e maggiormente consapevoli. Le cronache dalla Repubblica Ceca ci parlano di quarantenni e cinquantenni delle classi medie, prevalentemente liberali, molti di centro-destra, che sono scesi in piazza per esprimere il loro dissenso verso questa fase della politica nazionale.

In Babiš vedono un oligarca in conflitto di interessi che abusa dei fondi comunitari e un detestabile ex funzionario comunista, forse un tempo agente dell’Stb, la polizia segreta del regime. 65 anni, fondatore e leader del partito Ano 2011, primo ministro di un governo formato in coalizione con il Čssd, Partito Socialdemocratico Ceco, Babiš viene dal mondo imprenditoriale, è titolare di un impero economico ed è considerato il secondo o terzo uomo più ricco del paese, con un patrimonio stimato da Bloomberg in poco più di quattro miliardi di dollari. È proprietario unico del gruppo Agrofert e possiede due dei più importanti giornali cechi: il Mladá fronta Dnes e il Lidové noviny.

Babiš, un premier nell’occhio del ciclone

Il nome del suo partito, Ano, significa “sì” ma è anche l’acronimo di Azione dei Cittadini Insoddisfatti, una forza politica populista, anti-establishment, non proprio in sintonia con l’Ue e sostenitrice del mondo imprenditoriale. Quella di Babiš è una figura controversa: al centro delle cronache alcuni anni fa perché sospettato di evasione fiscale e di illeciti che avrebbero contribuito in modo determinante al suo arricchimento, oggi il premier è destinatario di un ultimatum lanciatogli dai manifestanti: “Revochi il mandato alla guardasigilli Marie Benešová e ceda la sua holding agroalimentare entro l’anno o il movimento convocherà nuove proteste di massa”.

Malvisto dai liberali anche per essere al potere con l’appoggio esterno dei comunisti del Kscm, dopo che il suo primo esecutivo non aveva ottenuto la fiducia della Camera dei Deputati all’inizio del 2018, Babiš non è, come già precisato, l’unico bersaglio dei manifestanti.

Questi ultimi, infatti, criticano anche il presidente Zeman e lo accusano di non rispettare la Costituzione e di aver abusato più volte della sua carica. Zeman è anche impopolare presso gli ambienti liberali per le sue aperture alla Russia di Putin e alla Cina. Il malcontento riguarda, quindi, anche la politica estera della repubblica Ceca portata avanti dall’attuale classe dirigente: la presenza del Paese nella Nato non viene messa in discussione ma è oggetto di insofferenza un certo sostegno incondizionato agli Stati Uniti, a Israele e alla stessa Alleanza atlantica.

L’inquietudine dei Paesi dell’ex Patto di Varsavia

L’inquietudine dei Paesi che un tempo erano parte del Patto di Varsavia è quindi un dato di fatto. Fazioni avverse e visioni opposte si scontrano in modi che sembrano escludere, almeno a breve, possibilità di conciliazione.

Dal sondaggio di Open Society Foundation risulta un profondo malumore esistente nell’area per la corruzione. Un fenomeno che, nei paesi monitorati dall’inchiesta, viene descritto come male estremamente difficile da debellare e diffuso negli ambienti politici ed economici ai più alti livelli.

In Slovacchia il problema ha provocato un terremoto politico, nella Repubblica Ceca i manifestanti sono già scesi in piazza due volte, di recente, per respingere certi pericolosi incroci tra politica ed economia. Come nel caso ungherese, risuona il termine “oligarchia” usato in riferimento all’attuale sistema di potere guidato da Babiš che, secondo i sostenitori della protesta, è una minaccia per la democrazia.

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