COMUNITA’ PROVVISORIA

e la sua forma …….

di Enzo Maddaloni - martedì 25 novembre 2008 - 3416 letture

Il tempo vissuto è passato e, quello che è stato finora è qui in questa di forma di blog http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/ cosi virtuale e presente in questa rete intessuta con tanta pazienza, anche se resta difficile acchiapparvi.

Certo, la Moto del Tempo mi poteva essere d’aiuto. Eppure mi sono ritrovato a tessere una rete umana e più che viaggiare nel tempo cercavo di "abitare" insieme a voi tutti uno spazio senza forma dove la forma essenziale doveva essere rappresentata da ognuno di noi.

Oggi così continuo la ricerca della trama e dell’ordito, nel mentre qualcuno si lascia morire lentamente.

Eppure qui, sotto il tavolo, ci sono ancora frammenti freschi di animo umano che rischiano di perdersi ancora se non buttati via insieme all’immondizia nel Formicoso.

Eppure dovremmo fare tutti come il sarto attento che alla fine del suo lavoro spazza via i ritagli di stoffa non per buttarli nella spazzatura per far posto ad un nuovo lavoro.

Questi frammenti d’anima gridano ancora?

Questi frammenti sono l’espressione vera dell’unico sforzo creativo!

Sono la vera gioia dell’insieme che è stato modellato fin’ora.

Più che nell’opera finita il vero atto creativo resta nel rimettere insieme i frammenti di stoffa caduti intorno al tavolo di lavoro.

Solo se riesce a recuperarli si potrà creare più dell’opera finita.

Certo mi direte: ma è qualcosa che và al di la delle possibilità umane perchè non sono semplici frammenti di stoffa ma frammenti di coscienza e di anime umane e noi non siamo un gruppo di sostegno.

E, no! La solidarietà è il primo atto di democrazia minima e tutto quello che non è stato finora, potrà e dovrà essere. Solo così la stessa opera realizzata avrebbe più valore.

Questi stessi "frammenti" rappresentano la coscienza dell’opera stessa di cui essa stessa non può farne a meno, perchè non ancora modellata in una nuova forma.

Certo anch’io sostengo che la forma è fondamentale ma, la forma non può fare a meno di nessuna verità.

La verità di ognuno di noi è forma (frammento) ed essa cammina da sè, come alcuni di noi hanno detto, nell’incontrare altre persone. La domanda da farsi dovrebbe essere: si può sempre rinunciare ad alcuni di questi frammenti di vita, per fare spazio ad altri incontri che nel tempo ripetono le stesse logiche di relazioni e comportamento?

Da dove iniziare una relazione se non dal mettersi in gioco.

Così c’è solo il rischio di riproporre le stesse modalità di relazioni con tutta la speranza poi ancora una volta delusa.

A questo punto dovremmo chiederci se: ... c’è più "scienza" nel fare un vestito o nel recuperare i frammenti di stoffa? Dove c’è più poesia? Nell’indossare il vestito o recuperare i frammenti di stoffa per ricucirli? Dove c’è più spiritualità nel monaco o nel saio di un monaco?

Dopo aver ascoltato l’altra sera a Bisaccia le cose che non solo io ho ascoltato, mi convinco sempre di più dell’importanza di quello che sto cercando di fare: ritrovare il filo conduttore per rimettere insieme questi frammenti di stoffa.

Perdonare sarebbe troppo arrogante. Anche se le nostre vite fossero un cumulo di macerie è forte la convinzione che necessitano idee nuove "pacificatrici" che non hanno bisogno di perdono ma, semmai solo di scuse (che è sempre più difficile fare oggi - chi sà perchè?) per sorregerci insieme in questo cammino difficile, accompagnandoci solo con gioia ed accettazione: l’amore gratuito.

Alcuni giorni fa un amico "ex" comunitario provvisorio mi ha inviato questa email. Lo so forse violo la privacy ma cos’è che oggi può considerarsi veramente privato o pubblico? :

“Anche il cielo non è d’accordo sulle deliranti iniziative della setta dei poeti non ancora estinti e dei Don Chisciotte delle pale eoliche con bioarchitettura a seguito.

Anche il cielo stramaledice con nubifragi e tempeste di vento e pioggia quel che fu della Comunità Provvisoria che non riesce a festeggiare il suo compleanno giacchè si tratterebbe di celebrare un funerale senza lacrime. La maledizione secolare continua implacabile ed inarrestabile. Noi osserviamo con la calma dei giusti, il distacco di coloro che hanno tentato di fare il possibile contro l’olocausto del Formicoso . Fermati Arminio a riflettere e pensare. Placa la tua inquietudine e la tua irrequieta esistenza. Ogni giorno è un giorno buono per migliorare e per ricominciare ed attento al filo spinato non ancora rimosso. Cordialmente Rocco"

Ed è così che il 22 Novembre 2008 c’è stata la “festa di compleanno” della “Comunità Provvisoria” http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/11/18/sabato-22-novembre/#comment-7951 .

Certo è stato un bellissimo momento d’incontro umano, (anche) con nuove persone che sono venute a visitare l’Irpinia. Incontrarsi e conoscere nuove persone fà sempre piacere e qui ne ho incontrate di bellissime con tutte le loro storie di "naufraghi" molto simili a quelle dei primi naufraghi giunti sull’isola della comunità provvisoria.

Mi sarebbe piaciuto però (ri)incontrare anche i "vecchi comunitari" per fare una riflessione complessiva sull’esperienza comune dell’anno di vita trascorso nella "nostra comunità provvisoria”.

Questo non è stato possibile, anche nell’imbarazzo di molti di noi e delle "nuove persone” presenti (credo) per la difficoltà di confrontarsi in maniera aperta e sincera sull’argomento oggetto anche, del tanto atteso appuntamento del compleanno.

Si sono "sovrapposti" così due incontri, l’uno non c’entrava con l’altro.

Sinceramente, la logica di aprire "nuovi cerchi” va benissima ma il problema resta "chiudere i vecchi” nella chiarezza e nel rispetto reciproco di tutti. Ecco, credo che questa cosa contiene un rischio enorme che è quello di riprodurre, anche per il futuro, le stesse modalità e logiche di un sentire comune che non fa altro che farci gridare "nuovamente" al: “tradimento”.

Potrebbe essere una contraddizione chi disertava fino ad oggi "tradiva" oggi chi tradisce sono gli eroi che non hanno il coraggio di fuggire ad una condizione di vita che ci imprigiona. Anche per questo credo sempre di più, che ci vogliono meno eroi e più disertori.

Certo, a volte il "tradimento" avviene perché affidiamo agli altri i nostri bisogni ed i nostri desideri, pur avendo coscienza che non ce li possono garantire, ma è proprio per questo che ci vuole la “massima democrazia” e la sua realizzazione non è "a prescindere”. C’è bisogno di costruire una comunità che libera non che crea nuove e più subdole forze di potere.

Nel mondo animale, “l’assenza della coscienza morale” ha lasciato più largo spazio alla “libera comunicazione delle conoscenze”, specie tra gli animali sociali come api, formiche, termiti, i quali nell’inavvertenza della medicina corrente, se ne servono abitualmente.

Lo stesso Foucault ci invitava:

“E’ ora di esplorate nuove forme di soggettività. Solo così può emerge una prospettiva di libertà e di creatività del tutto nuova”.

Egli rileggendo lo stesso Kant e l’Illuminismo, secondo una nuova ottica, inaugura la direzione ed individua un nuovo compito che la stessa filosofia dovrebbe rivestire oggi nell’epoca contemporanea: "la riflessione critica su se stessi e sul proprio presente storico ", altro che riproporre le solite logiche di relazioni e di potere.

In questo senso l’individuo deve restare al centro, come possibilità reale di cambiamento della società e non viceversa. Quindi il gruppo, la stessa comunità provvisoria deve essere gruppo di sostegno, gruppo solidale, D’altronde il senso di profondo smarrimento non rappresentato tra l’altro da i "partiti unici" ripropone la necessità di nuove forme di aggregazione sociale nelle quali non si possono riproporre però le solite logiche di potere ancora peggio quando queste forme sono "subdolamente" al servizio di pochi eletti, il rischio è quello di costruire la "setta dei poeti o degli architetti" sotto false spoglie democratiche.

E, qui ripropongo una bellissima poesia di Osip Emil’evič Mandel’štam:

Se mi prendessero i nostri nemici e gli uomini smettessero di rivolgermi la parola; se mi privassero di ogni cosa al mondo, del diritto di respirare e di aprire la porte e di ripetere che ci sarà la vita e che il popolo giudice che giudica; se osassero tenermi come un animale e per terra mi gettassero il cibo

— non resterò in silenzio, non trangugerò il dolore, ma traccerò dei segni a mio piacere e suonando a stormo il corpo nudo e destando l’angolo della tenebra ostile aggiogherò dieci buoi alla mia voce e spingerò la mano nel buio come un aratro e stretto in un mare di occhi fraterni cadrò con la pesantezza di un intero raccolto, con la concisione di un giuramento che prorompe lontano, e nella profondità della notte di guardia avvamperanno gli occhi della terra-manovale, balenerà lo stormo degli anni fiammeggianti, matura tempesta, Lenin stormirà, ma sulla terra scampata allo sfacelo Stalin distruggerà ragione e vita.

(Voronez 1937)

L’uomo rischia di riprodurre sempre regimi e didatture, al di la delle attrbuzione di queste responsabilità come nel caso di Franco Arminio che si lamenta di Berlusconi ma non fà nient’altro che riprodurlo con le proprie azioni. La teoria poetica è un’altra cosa che se separata rischia di essere ancora più dannosa della prima, proprio perchè più subdola.

Più volte ho detto che per me la democrazia è la capacità di un popolo di coniugare il desiderio e gli amori liberando l’uomo da ogni paura.

Il 22 Novembre a Bisaccia (AV) non è stato possibile affrontare queste questioni lasciandole tutte in sospeso in una logica di eterno rinvio. La cosa non và bene. Ciò rischia di far solo riprodurre una manipolazione negativa!

Certo, esiste anche quella positiva, che si può certamente accettare, purchè dichiarata esplicitamente, perchè essa passa attraverso i bisogni legittimi di ognuno di noi. Come? Parlando con il cuore.

Da qui l’esperienza che si sta proponendo di realizzare attraverso la “BIBLIOTECA dell’ANIMA” con i cerchi del COUNCIL per parlare con il cuore (per ulteriori informazioni):

http://radunonazionaleclowndottori.blogspot.com/

Per questi motivi alla festa di compleanno della Comunità Provvisoria con alcuni comunitari presenti (Roberta, "Dott. Vago" - Basilio - ed altri) inviammo un sms al nostro carissimo amico Michele F. (non tenevamo altri numeri di cellulare come nel caso di Enzo L., ed altri vecchi amici) questo il testo: "Urge democrazia massima. Vieni subito. Per abbattere regime architetti. Accorri immantinente. Fronda Provvisoria. Tuo Devoto Nanos" (ognuno si firmava).

Ora se è vero che non c’è interesse economico, non c’è interesse di egemonia e di potere come dovrebbe essere, credo che a maggiar ragione la Comunità Provvisoria non essendo neppure una associazione con un proprio statuto, dovrebbe essere “governata” attraverso un meccanismo di “democrazia massima” – collettiva - che al momento non c’è. Peccato, perchè così si rischia solo di perdere un’altra occasione importante, non avendo neppure più la pèossibilità di criticare nessun regime da ora in poi.

Per questo “urge”, se ne siamo capaci, "sprofessionalizzare" la funzione “architettonica” della comunità provvisoria, che pure era importante nella sua iniziale funzione costruttiva, per avviare uno studio a 360° per realizzare la "forma giusta" e per trasformare lo spazio da forma a dimensione dello "abitare insieme", così come ci ha suggerito quella sera a Bisaccia anche un "nuovo comunitario".

Ecco, ognuno di noi è già forma e tutti insieme dovremmo essere capaci di "abitare in nuova forma" che è solo quella del "ritrovarsi".

La Comunità Provvisoria è certamente "l’isola che non c’è" dove sono giunti molti naufraghi in fuga dalla tempesta.

Da qui anche il mio "Elogio alla Fuga" (di Henri Laborit) paludendo a chi anche più di me aveva avuto il coraggio di fuggire per motivi di mancanza di democrazia. Direi di mancanza di solidarietà, con il “desiderio” di scoprire nuovi lidi, dove approdare insieme, navigando fuori rotta. Và inteso qui anche nello sfrozo comune di recuperare all’interno della comunità provvisoria questa dimensione originaria che era alla base della stessa idea di costituzione della Comunità Provvisoria oggi in larga parte "tradita". Da cosa? Dal pensare che ci si possa servire delle persone, senza darne conto.

Credo che come gruppo di naufraghi sarebbe necessario “sostenersi a vicenda”. Questa è la sola modalità di sopravvivenza. E’ la sola che può costruire un’azione corale per il recupero di speranza nel futuro.

Nella sostanza la sera del compleanno a Bisaccia si è persa un’altra importante occasione.

Non ho visto aprirsi nessuna vera e nuova prospettiva, semmai ho visto il pericolo - allo stato – che esso si chiuda per alcuni di noi senza dare nessuna risposta vera al significato di “tradimento”, con il rischio che lo stesso si riproduca all’infinito, anche per gli altri appena arrivati.

Desiderio e delusione sono due faccie della stessa medaglia.

Per questo credo fortemente che la “nuova forma” della “Comunità Provvisoria” non può che costruirsi partendo dal “misurare la nostra umiltà”, questo è il senso dell’esigenza di “sprofessionalizzazione architettonica”, per ricercare insieme, non da esperti, la forma giusta della nostra "Comunità Provvisoria".

Su questo specifico argomento vi rinvio alla rilettura di questa riflessione che ho fatto alcuni mesi fà:....

http://www.girodivite.it/Comunita-Provvisoria-e-la-sua.html

(la foto del logo è di Albert Tousson: ecco come immagino la forma della comunità provvisoria. Una collettività fatta di tanti cerchi tutti collegati tra loro.)


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COMUNITA’ PROVVISORIA
25 novembre 2008, di : Tonino Lapenna

Ciao Enzo Ho letto con attenzione questa tua riflessione. Non capisco come mai tu abbia impiegato tanto tempo a maturarla, tutto era cosi evidente sin dai primi incontri con la Comunità Provvisoria. Se non vuoi tradire le tue giuste aspirazioni, se non vuoi mettere da parte le motivazioni che ti portano a ricercare un percorso fatto di amore, vera amicizia, di solidarietà, di rispetto delle idee di tutti, sappi che nulla è precluso, ti sarà sicuramente possibile viaggiare con la tua moto del tempo alla ricerca di nuove amicizie, sicuramente non strumentali e di confronti aperti, non condizionati.Ti sarà possibile recuperare quei pezzi di stoffa, abbandonati maldestramente sotto il tavolo e ridare ad essi nuovo valore. Emblematico, ma forte nei contenuti e condivisibile è il messaggio che hai riportato di un tuo, forse anche mio amico ( Rocco?), aiuta a riflettere.

Un caro saluto Tonino Lapenna da Vallta (AV)