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C’era una volta Tangentopoli


E’ indubbio che l’Italia di allora, l’Italia delle stragi mafiose, della corruzione dilagante e dell’inflazione incalzante è solo un pallido ricordo che molti ragazzi non avranno né il tempo di ricordare né di poter studiare.
mercoledì 14 luglio 2010, di Mirko Tomasino - 453 letture

Diciotto anni. Un lungo periodo o forse breve, dipende dal contesto in cui si vuole applicarlo. Il suo campo di applicazione è la bufera di Tangentopoli che sconvolse il panorama politico, sociale ed economico italiano dei primi anni ’90 e che trovò la sua origine proprio in quel lontano febbraio 1992.

In tanti in quegli anni, addetti ai lavori o meno, si resero conto di come quella piccola ma significativa frase apposta in tutti i Palazzi di giustizia italiani - la legge è uguale per tutti - poteva realmente essere applicata a tutti, potenti o meno di turno. L’incanto svanì, un po all’italiana, con i giudici sul banco di accusa al posto di insospettabili, o meno, criminali travestiti da politici, i quali saccheggiarono per decenni le tasche dei poveri contribuenti italiani.

E’ indubbio che l’Italia di allora, l’Italia delle stragi mafiose, della corruzione dilagante e dell’inflazione incalzante è solo un pallido ricordo che molti ragazzi non avranno né il tempo di ricordare né di poter studiare (dato che la programmazione storica dei licei si ferma sempre al solito immediato secondo dopoguerra) ma cosa è invece rimasto nelle coscienze di coloro che hanno vissuto quella strana “rivoluzione francese” la quale si apprestava a decapitare il potere malato per insediarne uno nuovo possibilmente più pulito?

Da storico quale sono, personalmente non saprei rispondere. I ragazzi di allora, tramutatisi nel tempo negli adulti di adesso, nonostante i fervori di quella “rivoluzione politico-sociale” sono stati narcotizzati dall’informazione odierna la quale ha ribaltato, ma già da molto tempo, i ruoli dei “buoni” con quello dei “cattivi” di quella vicenda politico-giudiziaria.

E i politici che comportamento hanno adottato dopo Tangentopoli? Storicamente, i casi di tangenti percepite da grandi politici ma anche da semplici burocrati comunali, allorquando vengono portati alla luce dalla stampa, non destano lo stesso scalpore di quindici o sedici anni fa, ma resta il fatto che il rito della “dazione ambientale” (come la definiva Antonio Di Pietro nella rivista milanese “Società civile” nel lontano ’91) o comunemente detta “tangente” o “mazzetta” è sempre presente in qualsiasi ente di tipo pubblico ma anche privato.

I più macroscopici casi di tangenti recenti riguardano l’ex presidente dell’ Abruzzo Ottaviano del Turco, membro del Pd, coinvolto in uno scandalo di corruzione sanitaria per aver percepito tangenti dal valore complessivo di sei milioni di euro o, per non allontanarci dal nostro capoluogo etneo, il caso del comune di Adrano, dove l’ex sindaco del Pdl Fabio Mancuso è stato accusato ed indagato per abuso d’ufficio nell’ambito dell’acquisizione di una maxitangente di cinquantamila euro in cambio di finanziamenti pubblici da destinare all’Adrano calcio, la società sportiva locale.

Anche le tangenti “rosse” della sanità pugliese, salite alla ribalta delle cronache, non lasciano presagire nulla di buono. Se questi esempi ci riportano allo stile “grezzo” dell’acquisizione di tangenti sul modello della Tangentopoli del biennio ’92-94, non bisogna dimenticare che la mazzetta moderna si basa su un termine di grande utilizzo pubblico: consulenza privata.

La fine delle imprese pubbliche e la svendita effettuata dall’Iri nel ’94-95 con relative privatizzazioni delle imprese di Stato, ha generato la nascita di una serie di società a capitale misto (società controllate e partecipate) le quali nella maggioranza dei casi divengono centri di smistamento clientelare, collettori di tangenti e dispensatrici di consulenze private che portano, lentamente ma inesorabilmente, al tracollo della società stessa (v. Amt Catania o le diverse Ato locali). Forse si dovrà attendere una Terza Repubblica (ma dobbiamo ancora capire se si è conclusa la prima) e ci si auspica che presto le giovani generazioni possano dare una ripulita, attraverso una nuova mentalità, a questo sistema malato.

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