C’è chi parte e non torna

Come si fa a non non vedere quelli che perdono il lavoro, chi muore mentre lavora, chi scappa via.

di Luigi Boggio - sabato 20 novembre 2021 - 467 letture

C’è chi parte e non torna. Sono andati via anche in piena pandemia sfidando il virus e sé stessi con coraggio e determinazione in cerca di un lavoro. Lasciandosi dietro affetti, amicizie e luoghi del cuore. In questo periodo di ripresa degli sbarchi si grida all’immigrazione tacendo che la vera emergenza è l’emorragia che sta spopolando il nostro Paese. Un fenomeno che colpisce non solo le aree interne ma anche i grandi agglomerati urbani.

Lo vivo con tristezza e rabbia quando vado a Nicosia. Non vi dico per raggiungerla per il dissesto delle strade e le frane che s’incontrano. Una cittadina che aveva tutte le condizioni per uno sviluppo sostenibile abbandonata e spogliata da alcuni servizi fondamentali come il Tribunale in una zona ad alto rischio mafioso. Una mafia pervasiva, violenta, sanguinaria a cavallo delle Madonie e dei Nebrodi.

Una cittadina accogliente, con le sue attività produttive, le sue scuole, le sue bellezze e il verde intenso dei boschi, divenuta con passare dei giorni silenziosa e muta come la secca fontana nel centro della piazza. Non scorre più acqua come la politica regionale di questi anni che ha prosciugato finanze e lasciato per incapacità di spesa ingente risorse europee con il dramma che ci sono ben 300 comuni in dissesto finanziario.

Senza risorse e senza personale.

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emigranti

Hanno fatto così tanto che tra la politica dei tagli dei governi di Roma e della politica dispendiosa dei governi regionali hanno travolto la frontiera democratica della partecipazione e della convivenza civile. Una politica sciagurata anche per responsabilità dei Comuni che non hanno alzato la voce come si deve e mobilitare le comunità.

Anche dove abito abitualmente le condizioni non sono diverse. Comuni dissestati, difficoltà dei settori produttivi e dei servizi, invecchiamento e fuga dei giovani con un ceto politico senza idee e progettualità. Si vive alla giornata e senza novità. Tutto stagna anche se ci sarebbero tante cose da fare anche se piccole.

Tante piccole cose per dare un senso di comunità e dello stare insieme. Ognuno di noi crediamo di stare bene, di non vedere chi soffre, ma non è così. Si spera che qualcosa possa cambiare con questo piano di ripresa, ma i segnali non sono positivi anche per le divergenze nella maggioranza che sostiene Draghi. Non solo divergenze, ma anche tanta cecità non vedere quelli che perdono il lavoro, chi muore mentre lavora, chi scappa via.



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