Buoni pasto: una campagna che non condividiamo


Una Nota di Maurizio Morabito - Fiepet Confesercenti, sulla vicenda dello sciopero dei buoni pasto indetta dalla Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi)
sabato 18 giugno 2005, di Redazione - 1871 letture

Apprendiamo con un certo stupore dagli organi di informazione che una importante associazione nazionale di categoria dei pubblici esercizi inviterà i propri aderenti a non accettare più i ticket buoni pasto a partire da lunedì 20 giugno. Finalmente anche qualcun altro si è accorto che le commissioni richieste dalle società emettitrici, peraltro associate Confcommercio, sono diventate assolutamente esose per gli esercenti e tali da compromettere la validità economica di questo servizio.

Forse questa presa di coscienza è maturata dopo che anche le grandi aziende di somministrazione come Mc Donald’s, si sono fatte sentire; ma a questa azienda è sufficiente rinunciare ai contratti per la somministrazione attraverso buoni pasto per raggiungere l’obiettivo.

Un piccolo esercente non può certo permettersi di fare la stessa cosa a cuor leggero, considerando il peso del fatturato che rappresenta il servizio dei buoni pasto per la propria azienda.

E’ un terreno, quello della protesta, che Fiepet - Confesercenti sta praticando già a partire dal marzo 2004 con una iniziativa che ha coinvolto la gran parte dei piccoli e medi esercenti ai quali è stato chiesto di iniziare una forma di pressione-informazione nei confronti dei consumatori e, per il loro tramite, nei confronti delle aziende che consegnano ai dipendenti ticket che perdono costantemente di valore in termini di qualità dell’offerta.

Infatti a fronte del continuo aumento delle commissioni all’esercente non resta altro che una alternativa: aumentare i prezzi o diminuire la quantità e la qualità del prodotto somministrato a coloro che utilizzano il ticket. Peraltro Fiepet ha presentato al Parlamento, attraverso Deputati di maggioranza e opposizione, una Proposta di Legge che persegue l’obiettivo di rendere trasparente il mercato dei ticket, negoziare le massime condizioni praticabili a livello nazionale e impedire la formazione di cartelli tra le imprese emettitrici.

Secondo le comunicazioni dell’altra associazione dello scorso anno, inviate agli esercenti per boicottare l’iniziativa di Fiepet, l’85% delle società emettitrici (forse quelle aderenti a Confcommercio?) avrebbero già accettato di stabilire condizioni più eque.

Ora apprendiamo di questa campagna di protesta verso i buoni pasto che salutiamo positivamente ma che non condividiamo visto che gli esercenti ci chiedono di definire regole e non realizzare rifiuti, peraltro assai velleitari. Una campagna che evidentemente attesta quanto le dichiarazioni inviate lo scorso anno fossero costruite su basi non veritiere.

Come spesso accade purtroppo si persegue la strada della semplice propaganda; è sufficiente ricordare il “No ticket day” che non portò alcun risultato, con iniziative velleitarie senza aver il coraggio di dire che il sistema dei buoni pasto è diventato, per responsabilità di molti, un sistema che si presta a troppe speculazioni e presenta aspetti di ingestibilità e scarsa trasparenza che lo rendono distorsivo di un mercato che dovrebbe basarsi sulla qualità del prodotti e correttezza dei comportamenti dei diversi soggetti in campo.

E’ quindi un sistema che va riformato e per farlo la Fiepet - Confesercenti intende continuare a perseguire la strada della definizione di una normativa quadro nazionale, da realizzare attraverso una legge già depositata in Parlamento, che ci auguriamo possa presto prendere la strada della discussione e approvazione.

Nel frattempo continueremo e continuiamo a difendere e rappresentare le piccole e medie imprese della somministrazione recependo i loro problemi e sostenendo la legittimità delle loro richieste senza confonderle o subordinarle a quelle delle grandi imprese della distribuzione.


Nota di Maurizio Morabito - Fiepet Confesercenti

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