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Buon appetito, caro Beppe Bigazzi

di Sergej - giovedì 10 ottobre 2019 - 466 letture

"Le piacciono i bambini? Mangio di tutto, disse l’ambasciatore africano" [1]

Beppe Bigazzi (se ne parla sui media perché morto il 9 ottobre 2019) era un cuoco, aveva un ruolo in uno show televisivo molto seguito. Il 14 febbraio 2010 gli capitò di parlare di una ricetta: il gatto in umido. Non sia mai. Fu subito attaccato (la trasmissione era “puntata” perché diretta da una Antonella Clerici che all’epoca era seguitissima e scatenava molte invidie, macinava record di permanenza in tv e questo creava in alcuni fastidio e dissenso) e per tre anni fu in esilio su un canale Sky, per tornare poi a “La prova del cuoco”. Clerici in quel momento era in maternità, a condurre era Elisa Isoardi.

“La giovane conduttrice non seppe arrestare il racconto di Beppe Bigazzi che aveva parlato di un’abitudine molto diffusa negli abitanti del circondario del torrente Ciuffenna, in Val d’Arno. L’espressione perplessa di Elisa Isoardi non impedì al critico di raccontare la sua storia. Dopo la sua sospensione dalla Rai, Beppe Bigazzi ricevette tanti messaggi di solidarietà dal pubblico degli aficionados” [2].

In questa Italia in cui le regole morali cambiano, a volte qualcuno inciampa - e questo avviene sempre in concomitanza con altre vicende: in questo caso, l’eccesso di successo del programma di Clerici.

Un tempo le gattare erano donne sole, che si dedicavano ai gatti - tollerate perché i gatti si ritenevano scacciassero i topi, infestanti i luoghi abitati. Poi l’animale in casa è diventato pet, è cresciuta l’industria del pet-food e degli articoli per animali. Oggi il web è pieno di gatti e gattini, un po’ meno di cani. Il moralismo sui gatti, lo strano attaccamento / dipendenza / infatuazione per i gatti è qualcosa che è aumentato, man mano che ci siamo allontanati dal periodo della fame e della carenza alimentare. Rivendicare la gattofilia quale segno distintivo, classista. Del resto anche la selezione genetica dei gatti è sempre più volta ad aumentare le caratteristiche “pucciose” dei gatti: occhi grandi, pelo morbidoso, zampette inoffensive (o quasi). Niente a che fare con i gatti spelacchiati e pieni di pulci del periodo ante-guerra. Si è formato un gruppo di fanatici animalisti (così come esistono gruppi di fanatici vegani, ecc_) che arrivano a condizionare a questo punto le manifestazioni dell’intrattenimento quotidiano, facendo vere “guerre di religione”. Qualcuno (Brambilla) ha avuto la tentazione di creare un partito politico (finanziato da Berlusconi). Un moralismo che non colpisce ad es_ l’uso del corpo delle donne negli spot pubblicitari se non in alcuni casi. Se si scoprono i capezzoli in Italia è vietato. Il sedere deve essere coperto nella parte centrale. Ecc_. Insomma, una cosa fatta di minuzie, che diventano tabù collettivi o comunque ostativi o condizionanti. L’inoffensività apparente dei cultori dei gatti li rende altrettanto pericolosi che un qualsiasi aderente all’ISIS o al più efferato gruppuscolo terrorista. Questi cripto restauratori della religione egizia del gatto mammone agiscono in maniera subdola, sicuramente eterodiretti dai loro amici felini che li inondano di ferormoni e altri ormoni specializzati nel controllo della specie umana. Studi incontrovertibili al riguardo sono in ciò definitivi sulla questione.

In questo mondo dominato dai gattofili, non c’è spazio per i gattovori e per gli amanti della "lepre" in salmì. Ma per chi specula sui bambini (vedi il caso di Bibbiano, o la forte propensione dei cattolici per questa categoria di umani) invece sì.



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