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Bulgaria tra oligarchia e democrazia reale

Pubblicato l’undici di settembre sul blog di Vision
di Emanuele G. - mercoledì 11 settembre 2013 - 1291 letture

Non ci sono solo Brasile, Egitto, Grecia, Cile, Cina e Turchia a far comprendere quanto sia diffuso il malcontento a livello mondiale. Anche in altri paesi i cittadini sopportano sempre meno una situazione sociale ed economica in rapido degradamento. Un esempio su tutti ci viene fornito dalla Bulgaria dove da settimane sono in essere pesanti manifestazioni contro il potere politico “tout court”. “Tout court” in quanto il sentire comune dei bulgari accomuna tutte le forze politica in un’unica considerazione: il loro scarsissimo livello di probità.

Facciamo il punto della situazione. Nel 2007 la Bulgaria – assieme alla vicina Romania – diventa membro dell’Unione Europea. Come ben saprete la qualità di membro si accede dopo aver rispettato una rigida agenda di azioni tali da permettere l’entrata del paese “x” nel consesso europeo. Tale agenda non smette di funzionare allorquando l’adesione diventa effettiva, ma prosegue, anche, dopo. Ossia il paese in questione deve continuare un lungo e complesso processo di adeguamento legislativo e strutturale ai dettami del protocollo di adesione. Qui sta il punto. Il punto di rottura. I politici bulgari hanno fatto semplicemente finta di sottostare ai dettami europei per scroccare l’adesione della Bulgaria. Poi dopo nulla. La Bulgaria non ha proseguito nessun processo di avvicinamento con il resto dell’Unione Europea. Il risultato di questa furbata è un paese minato dalle fondamenta da una crisi di legalità senza precedenti.

Secondo fonti comunitarie la Bulgaria – assieme a Romania ed Italia – è uno dei paesi più corrotti dell’Unione Europea. Naturalmente la crisi di legalità è accompagnata da una crisi economica drammatica che ha spinto sull’orlo della povertà larghi strati della classe media bulgara. Il problema è che la Bulgaria è governata da lobby criminali e da spezzoni del vecchio regime comunista. Si comportano come se tutto dovesse loro concesso. Sono l’elite della nazione bulgara e pertanto autorizzati a comportarsi secondo i loro bisogni e necessità. In breve, che il popolo si arrangi… Una forma mentis che si riscontra nei discorsi tenuti in questi giorni dal Presidente della Repubblica Plevneliev del Partito dei Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria (che paradosso! – nda) e dal Premier Oresharski del Partito Socialista.

Discorsi improntati alla più evidente insensibilità nei confronti delle motivazioni alla base delle sempre più massicce manifestazione che stanno bloccando il paese balcanico. Proprio perché – mi riferisco ai succitati politici – espressioni di quelle oligarchie che spadroneggiano in Bulgaria da quando è caduto il regime comunista. Capirete, dunque, il dramma del popolo bulgaro che ha compreso che la causa principale della loro disastrosa situazione economica è dovuta massimamente a una classe politica occupata ad interessarsi esclusivamente dei propri interessi particolari. L’Europa dovrebbe muoversi. Eccome! Lo ha già fatto con un fatto clamoroso e, purtroppo, more solito in ordine sparso. Gli ambasciatori di Francia e Germania in Bulgaria hanno firmato un articolo pubblicato su un quotidiano bulgaro in cui si esprime viva simpatia per le posizioni espresse dai manifestanti.

Il che ha causato una ferma presa di posizione del governo bulgaro che ha definito tale intervento un’inqualificabile ingerenza nei problemi interni di una paese. Tuttavia, non è sufficiente poiché non c’è ancora la più classica delle cc.dd. “smoking guns”. Cioè una motivazione giuridica valida per attivarsi. E questo dettaglio lega le mani all’operatività dell’Unione Europea. Che non ha certo brillato in simili situazioni occorse di recente in Romania e Ungheria. Evidentemente c’è qualcosa da rivedere nei meccanismi di sorveglianza comunitaria in riferimento alle azioni poste in essere dai singoli stati membri. Un altro fronte su cui l’Europa deve fornire con estrema urgenza una risposta vera e decisa. Ne va del prestigio dell’intera Unione Europea. O per meglio dire di noi tutti cittadini europei.

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