L’Assessore alla Sanità della Regione Sicilia, forse stimolato dalle misure a contenimento dei contagi adottate dalle autorità sanitarie della regione di Issyk-kul in Kyrghistan, predispone finalmente un piano straordinario con l’obiettivo di azzerare in cinque anni l’epidemia di brucellosi sul territorio siciliano.
Stavolta si fa sul serio. L’Assessore alla Sanità della Regione Sicilia ha deciso di adottare una strategia nuova per sconfiggere definitivamente la brucellosi.
Il piano straordinario di controllo ed eradicazione della brucellosi è illustrato negli allegati del decreto dell’assessorato datato 15 ottobre 2004 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 45 del 29 Ottobre 2004.
Finalmente potremo tornare a mangiare la ricottina fresca come solo da noi si mangia senza temere di essere vittime di un insidioso batterio che colpisce mucche pecore e capre, ma che è in grado di contagiare anche l’uomo.
La malattia è, infatti, presente anche nel latte degli animali contagiati e se questo non è pastorizzato l’infezione passa agli esseri umani.
I sintomi sono simili a quelli dell’influenza, ma possono manifestarsi anche pericolose infezioni al sistema nervoso centrale e in taluni casi si hanno cronicizzazioni, caratterizzate da febbri ricorrenti, stati d’affaticamento, dolori alle articolazioni. Non sempre è diagnosticata con immediatezza.
Nel febbraio del 2001 (la mucca pazza impazzava) la stampa informava che ogni anno in Sicilia si ammalano circa mille persone di brucellosi.
Negli anni novanta lo sforzo finanziario per combattere la malattia non è stato da poco: agli oltre centodieci miliardi di lire corrisposti dalla Regione agli allevatori se ne devono aggiungere almeno altri 70 stanziati dallo Stato.
Ma l’indennizzo non ha comportato l’obbligo di distruggere i capi malati che sono regolarmente finiti sul mercato.
La brucellosi, oltre a colpire l’uomo, ha inoltre contribuito a danneggiare il mercato del latte siciliano, dei suoi derivati e delle carni.
Per combattere l’epidemia l’Assessore alla Sanità Giovanni Pistorio ha emanato un decreto che prevede la vaccinazione a tappeto degli animali più giovani. Sotto la pelle di ogni capo sarà inserito un microchip che servirà per la riconoscibilità dell’animale e per la tracciabilità delle sue carni e dei prodotti derivati. I capi malati dovranno essere abbattuti.
Il costo dell’operazione non è indifferente: 11 milioni di euro, che si aggiungono ai quasi 39 di contributi per gli abbattimenti nei prossimi tre anni. L’obiettivo è nobile: azzerare l’epidemia in cinque anni.
Finalmente dunque anche la Sicilia sembra decisa a mettere la parola fine alla grave emergenza zootecnica e sanitaria che ha determinato l’isolamento commerciale della regione penalizzandola sotto il profilo occupazionale ed economico.
Finalmente anche la Sicilia avrà la possibilità di mettersi al passo di altre regioni italiane dove i programmi di risanamento e di controllo hanno da tempo consentito di raggiungere l’obiettivo dell’eradicazione della malattia.
Finalmente potremo mangiare la ricotta fresca senza timore di doversi sottoporre a cicli di sei settimane di antibiotici.
Chissà che lo stimolo decisivo all’approvazione del decreto non sia scaturito da un comunicato diffuso lo scorso aprile dal Ministero degli Affari Esteri-Unità di Crisi con il quale si informava che "a seguito di casi di brucellosi umana verificati nella regione di Issyk-kul in Kyrghistan, dove la malattia è considerata endemica e sono al momento stati segnalati 19 casi di brucellosi umana (l’anno precedente erano 431), le locali autorità sanitarie hanno adottato misure a contenimento dei contagi, raccomandando inoltre, per evitare il contagio tra le persone, di assumere solo prodotti pastorizzati".