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Brit Floyd al Teatro Antico di Taormina

Tre ore di spettacolo, tra le sonorità e gli effetti speciali spaziando nell’immenso repertorio floydiano.
di Piero Buscemi - domenica 9 settembre 2018 - 901 letture

Ancora prima dell’inizio del concerto, l’atmosfera vissuta per le strade di Taormina era quella dell’attesa al grande evento. Uno dei tanti che la cittadina ha saputo regalare al suo pubblico durante questa estate 2018. La lunga coda che abbiamo potuto vedere, già nelle tre ore precedenti al concerto, davanti al Palazzo dei Congressi, per il ritiro del tagliando che molti avevano acquistato via internet, ci ha riportato ai più recenti eventi strabilianti che i due leader carismatici del gruppo originale, Waters e Gilmour, hanno offerto alle platee italiane.

Anche la miriade di fan che si sono sciolte in un rito di appartenenza propiziatorio, lungo il corso principale di Taormina, sfoggiando le magliette ricordo che riportavano la stampa e le date dei vari tour internazionali, susseguiti negli anni, hanno fatto fare un salto nel tempo di qualche decennio di chi non si è ancora stancato di certe sonorità, emulate nei decenni, ma inconfondibili e irrinunciabili per il pubblico fedele dei Pinks.

Decidere di recarsi all’Antico Teatro di Taormina ed assistere al concerto dei Brit Floyd, comportava la consapevolezza di ritrovarsi di fronte un ottimo gruppo musicale, devoto da anni alla musica floydiana, tanto da diventarne la cover band più conosciuta al mondo, se non addirittura l’unica ufficiale. Una cover band nata dalle ceneri della precedente formazione, The Australian Pink Floyd Show, creata dal suo ideatore e direttore artistico Damian Darlington, che per 17 anni ha portato in giro il suono e lo scenario psichedelico che ha inciso le menti degli appassionati, sin da quei primi accordi strampalati che il pazzo diamante Syd Barrett compose alla fine degli anni ’60.

Il desiderio che spinge il pubblico ad andare ad assistere ad un concerto di una tribute band, è quello di rivivere le sensazioni e le divagazioni musicali, raccolte dal più sconvolgente gruppo rock britannico della storia di questo genere musicale. Nessuno si aspetta il miracolo di una reunion dei tre superstiti floyds, che stanno portando in giro per il mondo separatamente, il loro repertorio storico, miscelato con le ultime produzioni da singoli. Non ultimo, il tour che il batterista Nick Mason, dal titolo altisonante "A Saurceful of Secrets", che dopo un lungo giro per l’Europa, il 20 settembre, sarà ospitato all’Arcimboldi di Milano.

Sono ben altre le motivazioni. C’è la voglia irrefrenabile di stare ad ascoltare un’affermata band di grandissimi musicisti che hanno dedicato la loro professionalità e versatilità ad omaggiare un innovativo, oltre cinquanta anni fa, modo di esporsi al pubblico internazionale, trasformando i tradizionali concerti di musica rock in veri e propri spettacoli dagli sviluppi imprevedibili. Sono le stesse motivazioni che hanno indotto i Brit Floyd a seguire questa strada artistica, sapendo sin dall’inizio di non potere contare mai su una propria identità musicale.

Tutto questo lo si è capito sin dall’inizio del concerto, iniziato puntualissimo alle 21,30. I Brit hanno iniziato con il botto. Le prime note di Shine On You Crazy Diamond hanno invaso la platea, illuminando la mente di chi si è ritrovato immerso in un sogno ad occhi aperti. La purezza del suono, l’esecuzione fedelissima all’originale, gli effetti speciali di luci e suoni sottofondo, supportati dall’immancabile schermo rotondo al centro del palco, hanno introdotto gli astanti dentro uno spettacolo musicale, dal quale nessuno si è azzardato ad abbandonare il proprio posto fino ai saluti finali.

Un’esperienza indimenticabile. Diversi omaggi a Syd Barrett, con l’esecuzione del suo pezzo di battaglia, Arnold Layne. Per proseguire, in sequenza, con salti pindarici da un decennio all’altro della produzione floydiana, toccando quasi tutti gli album, escludendo The Endless River, prettamente strumentale, le cui immagini sono scorse nello schermo durante i venti minuti di intervallo che i Brit Floyd si sono concessi tra le due parti del concerto.

Avere avuto modo di ascoltare quanto di meglio la sensibilità musicale del popolo floydiano ha assorbito nei decenni, è stata una boccata di ossigeno, grazie anche alle ottime esecuzioni. Mother, Money, Time, Wish you were here, Have a cigar, un’emozionante esecuzione di The Great Gig in the Sky della corista Eva Avila, e poi The Final Cut, One of These Days, Sorrow e l’immancabile Comfortably Numb, l’assolo più straziante della storia della musica rock che chiude, ancora oggi, i concerti di David Gilmour e Roger Waters.

Tre bis previsti dalla scaletta del concerto. Due omaggi a due album storici dei Pink Floyd: Brain Damage e Eclipse, tratti da The Dark Side of The Moon, e Run Like Hell, brano storico contenuto nello sconvolgente capolavoro che è stato ed è, The Wall.

Verso la fine del concerto, dopo uno scambio di entusiasmo tra la band ed il pubblico, con la mediazione dell’italianissimo chitarrista Edo Scordo, entusiasta guida turistica del gruppo, degli imprevisti giochi pirotecnici si sono affacciati dietro le antiche mura del Teatro Antico. Un bizzarro segnale dal cielo, dove continua a brillare il pazzo diamante che c’è in ognuno di noi. Grazie anche ai Brit Floyd.

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Brit Floyd al Teatro Antico di Taormina
9 settembre 2018, di : Barabba

Ciao! Ottimo articolo, molto interessante ! ti segnalo che la corista che ha eseguito Great Gig in the Sky, tra l’altro in modo magistrale, infinitamente meglio sia della versione riproposta da Gilmour che di quella di Waters, non è E.Jollands, bensì la vincitrice dell’edizione 2006 di Canadian Idol, Eva Avila. Concerto strepitoso!