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Bretelle

Errare è umano, perseverare è... siciliano
di Piero Buscemi - mercoledì 19 giugno 2019 - 744 letture

Stagione estiva iniziata, quindi. Dalle temperature registrate negli ultimi giorni, sembra non ci siano dubbi. Abbiamo già ricevuto gli appelli televisivi su zanzare, zecche, colpi di sole, anziani che non possono uscire nelle ore centrali della giornata, assunzione di liquidi, frutta, verdura. Evitare cibi grassi.

Quindi siamo pronti ad affrontare questa attesa e temuta stagione che, quest’anno poi in modo particolare, è arrivata proprio quando sembrava che fossimo passati direttamente dalla primavera all’autunno. Anche le strutture turistiche si sono già mosse, dopo le incertezze delle settimane precedenti, per offrire alle nuove orde di turisti i servizi di accoglienza, tra lidi, campi sportivi improvvisati sulla spiaggia, opuscoli informativi sulle attrattive culturali delle zone circostanti.

Non staremo qui ad aggrapparci a qualche teoria sul clima e sulle varianti e variabili che ci porteranno verso, a volte sembra proprio così, agognata fine del mondo. Ci vogliamo occupare di turismo e di quelle risorse che dovrebbero dare un motivo valido ai visitatori estivi per ripetere l’esperienza nelle più o meno pubblicizzate località siciliane.

Ci occupiamo della riviera jonica messinese. Quella della quale le nostre pagine si sono occupate più volte per descrivere la furia della natura, sia di terra che di mare, che si è sempre abbattuta sulle località passate alla cronaca per smottamenti, alluvioni, mareggiate, erosioni, autostrade chiuse, strade statali impraticabili. Morti. Sì, anche morti. Le solite morti innocenti, vittime dell’incuria dell’uomo e dello scarso rispetto delle regole rigide della natura che, se non rispettate, hanno più volte dimostrato di provocare conseguenze tragiche dai risvolti imprevedibili.

Questa terra martoriata, la riviera jonica appunto, da anni sta provando a scrollarsi l’anonimato nel campo dello sfruttamento turistico e delle sue potenzialità per un rilancio economico in tutto il distretto. La fortuna, almeno in parte, di queste zone è rappresentata dall’assenza di insediamenti industriali che tanto hanno flagellato località anche più storiche e ricche di archeologia in zone non troppo lontane da questa. Ci viene in mente Milazzo e le sue raffinerie, sul lato tirrenico del messinese.

Questa fortuna non è stata valorizzata a dovere se si pensa che, da queste parti, la parola turismo ha fatto la sua comparsa nell’immaginario collettivo solo da qualche anno. Nei decenni passati i turisti passavano per la statale 114, solo quando l’autostrada Messina-Catania rimaneva chiusa in qualche tratto a ridosso della riviera, per svariati motivi quali incidenti o lavori straordinari di manutenzione. Normalmente chi arrivava in Sicilia col mitico ferry-boat, usciva dalla città dello Stretto il prima possibile, entrava in autostrada e usciva direttamente ai caselli di Giardini Naxos o Taormina.

Negli ultimi anni, c’è stata la parentesi degli anni ’80 che portò molti cittadini di Messina e Catania, le due città agli estremi della riviera jonica da nord a sud, ad acquistare le casette estive che si affacciano ancora oggi sui lungomari di questi paesi, che oltre ad avere trasformato irrimediabilmente la naturale bellezza dei luoghi, ricchi di agrumeti e giardini, hanno anche dato vita ad una forte speculazione edilizia che, secondo le amministrazioni locali, avrebbe restituito un riscontro economico che giustificasse il sacco della riviera.

Le aspettative non si sono tradotte in certezze, tanto che moltissime di queste casette sono state rivendute negli anni al ribasso, dove solo il passaggio all’euro ha consentito ai vecchi proprietari di realizzare una sorta di capitalizzazione del denaro esborsato qualche decennio prima per l’acquisto.

Le grandi idee di realizzo su queste località, senza obbligatoriamente seguire un filo logico e di programmazione reale, hanno continuato a partorire interventi approssimativi, quali parchi suburbani sulle colline adiacenti i litorali, le concessioni a macchia per l’apertura di B&B, le continue modifiche ai lungomari per renderli più attrattivi, finendo per emulare note località turistiche di altre regioni, senza preoccuparsi magari di andarle a visitare di persona, preventivamente.

Nel frattempo le vecchie strutture di comunicazione, per intenderci i ponti di collegamento tra un paese e l’altro, costruiti sui torrenti, dopo anni di duro lavoro ad ospitare il traffico locale, incrementato in estate, hanno dovuto cedere all’usura del tempo. Questo ha comportato una chiusura progressiva di questi ponti, con l’intento di dare vita ad una manutenzione o, addirittura, ad una rimozione in cambio di nuove costruzioni. Una scelta, spesso anche molto tardiva, che ha trovato riscontro nella costruzione delle famose bretelle, ossia ponti provvisori che avrebbero dovuto assorbire il flusso delle auto e realizzate a ridosso dei lungomari, che si sono ritrovati uniti in un unico percorso.

La funzionalità di queste nuove realizzazione architettoniche ha dovuto fare i conti con le intemperie invernali, con i torrenti evoluti in fiumi per la pioggia caduta e i conseguenti trascinamenti verso il mare di detriti di ogni genere, tra tronchi d’albero, rifiuti ingombranti, massi di una certa portata. Una situazione che ha fatto temere il completo isolamento di alcune località che, già interessate dalla chiusura dei ponti sulla statale, non avrebbe potuto contare neanche sul collegamento delle bretelle. A volte solo la clemenza delle forze della natura ha impedito questo tragico epilogo.

Parlando proprio di bretelle, diamo giustificazione al titolo del nostro articolo. Tra i paesi di Roccalumera e Furci Siculo ne è presente una. Realizzata una decina di anni fa, ha avuto la funzione esclusivamente estiva di collegare i due paesi, proprio per defluire il traffico incrementato nella bella stagione. A fine estate, di regola, veniva chiusa. La bretella fu minacciata di abbattimento già nel 2010, quando la tragedia del 1° ottobre del 2009 a Scaletta e Giampilieri, aveva dato una quarantina di motivi, per l’esattezza 37 come il totale dei morti registrati, per far scattare all’unisono le amministrazioni della riviera jonica per dare un segnale di svolta a quanto fatto in precedenza in tema di sicurezza del territorio. Molto scruscio per niente, molto più rumoroso della stessa acqua piovana che ha continuato ad abbattersi regolarmente in questi territori anche negli anni a seguire.

L’abbattimento non fu mai portato a compimento. Abbiamo avuto un alternarsi continuo di annunci in tal senso, sostituiti talvolta da chiusure provvisorie, migliorie e riaperture non pronosticabili. Non tutto è venuto per nuocere, però. Certo, occorre precisare per chi. Negli anni la bretella è stata protagonista di alcuni incidenti di poco conto, a causa di un avvallamento del manto stradale nella corsia più esposta al mare. Incidenti che hanno visto diverse autovetture, ma anche alcuni ciclisti, perdere aderenza con il piano stradale e finire contro il guard-rail di contenimento della passerella. Un fenomeno che ci ha consentito di apprendere, innanzitutto, che la competenza della bretella ricade su entrambi i paesi e quindi, anche gli eventuali indennizzi di chi è stato coinvolto in questi incidenti.

La casualità ha voluto che, proprio un nostro redattore, si sia trovato a passare di là qualche anno fa e che, per ironia della sorte, abbia perso il controllo del suo mezzo, rovinando contro la barriera di metallo laterale. Dimostrata la responsabilità delle due amministrazioni, il nostro redattore si è visto indennizzare da ambo le amministrazioni, scoprendo anche di non essere il primo. Che i comuni abbiano avuto un notevole ammanco di entrate fiscali, dopo la scomparsa dell’Ici sulla prima casa, è innegabile. Che poi questa lacuna di risorse economiche sia stata in parte colmata da un incremento scriteriato delle multe per violazione delle norme stradali e dall’avvento della raccolta differenziata, è diventata ormai una prassi consolidata. Non ci spieghiamo però, il motivo che ha spinto le due amministrazioni a continuare ad utilizzare la bretella senza alcun provvedimento di restauro.

La risposta sembrava fosse arrivata già prima dell’inizio di questa nuova stagione estiva. Più volte, passando sul lungomare di Furci o di Roccalumera, abbiamo visto due sbarramenti ai margini della bretella con le classiche indicazioni di lavori in corso. Sono arrivate anche le notizie altalenanti di un’imminente chiusura definitiva e di riapertura coincidente con l’inizio della stagione. Poi qualche settimana fa, l’apertura al traffico. Curiosi siamo andati a vedere quale fosse la nuova situazione. Sorpresa, l’avvallamento lato mare è ancora lì in bella vista e pronto a nuove sbandate.

Si parla tanto di decrementi delle presenze turistiche in queste zone, nonostante le sbandierate blu di alcuni sindaci, e poi si torna a fare gli stessi banali errori, rischiando di sborsare altri soldi di indennizzo. Molti si chiederanno: è questa bretella il motivo della scelta di molti turisti di raggiungere altre località? Sicuramente no. Ammettiamolo, i motivi sono altri...

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