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Braccianti Agricole


Le conseguenze di un lavoro difficile e il rischio povertà. Un servizio a cura di ActionAid Italia.
martedì 8 agosto 2017 , Inviato da Redazione - 257 letture

Il 26 maggio 2016 il Ministero del Lavoro, il Ministero dell’Interno e il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali sottoscrivevano il Protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, da applicarsi nell’ambito di sette territori prioritari individuati dal Ministero dell’Interno. Tre di questi (Bari, Foggia e Lecce) sono in Puglia.

Nel 2014 il settore agricolo pugliese contava 4.634 addetti a tempo indeterminato e ben 181.273 addetti stagionali - 140.566 italiani (78.016 uomini e 62.550 donne) e 40.707 stranieri (27.162 uomini e 13.545 donne) - segno di quanto in agricoltura si faccia ancora prevalentemente ricorso ai contratti di carattere giornaliero e stagionale. Tutto questo ha conseguenze importanti sull’accesso a misure di welfare come il sussidio disoccupazione agricola, malattia, infortunio, maternità - garantite ai lavoratori al di sopra della soglia minima di 51 giornate di lavoro annue registrate. Non sono infatti pochi i lavoratori che ne rimangono esclusi, con conseguenze economico-sociali rilevanti soprattutto se a esserne coinvolte sono le lavoratrici.

Nell’ambito dei progetti che ActionAid promuove in Italia, siamo andati a indagare le condizioni di vita delle donne braccianti nei Comuni di Bari, Adelfia, Noicattaro e Rutigliano allo scopo di individuare i bisogni sociali e delineare possibili azioni di intervento (progetto Cambia Terra).

Lo scenario nel quale si muovono e vivono le braccianti intervistate è quello di una porzione di provincia, il sud-est barese, che ha un’agricoltura di zona relativamente più evoluta rispetto alle altre province della Puglia. Tuttavia, secondo quanto emerso dall’analisi qualitativa condotta, l’avanzamento produttivo non è in relazione con sistemi di welfare per il miglioramento delle condizioni di vita delle lavoratrici in agricoltura: i servizi sociali di supporto al lavoro di cura, le opportunità di inserimento o ricollocamento lavorativo nei mesi invernali, la tutela della salute, sono argomenti a risposta ancora aperta.

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Ma le prime buone notizie cominciano ad arrivare: il 18 luglio 2017 è stato firmato presso il Comune di Adelfia (BA) il Patto “La buona terra: legami di prossimità” che prevede la collaborazione fra l’amministrazione comunale, 15 donne braccianti del progetto Cambia Terra, ActionAid, Auser Rutigliano, la Cooperativa Sociale Occupazione e Solidarietà, il Presidio Libera Adelfia, la Parrocchia Immacolata, la Parrocchia San Nicola di Bari e l’Associazione Solidaria, in favore della creazione di sistemi di welfare locale in grado di contrastare lo sfruttamento delle donne braccianti. Il Patto si fonda sull’idea che, intervenendo su fattori sociali ed economici attraverso il rafforzamento della rete di protezione sociale tra donne e comunità circostante, si possano contrastare povertà e sfruttamento delle braccianti impiegate in agricoltura. Sono i primi ma importanti segnali di un cambiamento in atto.

Leggi la Storia di Rita, una bracciante coinvolta nel Progetto Cambia Terra.


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