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Bracciante albanese si da fuoco


Da Albania News - 18 Marzo 2011

Per gentile concessione di AlbaniaNews


sabato 19 marzo 2011, di Emanuele G. - 469 letture

Un albanese si è dato fuoco nella giornata di ieri. Georg Samir, 33 anni si è dato fuoco in piazza del Popolo a Vittoria, un grosso centro agricolo in provincia di Ragusa. E’ stato immediatamente aiutato da passanti e negozianti che si sono affrettati per spegnerlo, mentre continuava ad urlare che non voleva più vivere. Portato di urgenza in ospedale, ha ustioni al 50% del corpo. I medici non sanno ancora se sopravvivrà o meno.

In tasca, la foto di una bimba, probabilmente sua figlia. Non risulta assunto in nessuna delle aziende agricole del paese, ma questo significa poco o niente. Le aziende agricole ricorrono al lavoro nero a piene mani, ed è probabile che anche Georg lavorasse presso una di queste. Vittoria, come altre province di Ragusa, è un importante centro agricolo dove lavorano prevalentemente stranieri. Sono forme di assunzione in nero, mediate dal caporale di turno che fa da intermediario tra i proprietari e i lavoratori.

Quando va bene, si lavora 12 ore al giorno per 30 euro. Ma senza nessuna garanzia di venire pagato perché, come denuncia la CGIL, spesso vengono picchiati per aver parlato con i giornalisti, per aver preteso diritti, garanzie o lo stipendio. E’ presumibile che anche Georg facesse parte di questo ambiente. E quindi il gesto estremo, il gesto sociale che riporta l’attenzione sui braccianti stranieri.

E’ lo stesso gesto che fatto da Mohamed Bouazizi diede inizio alla rivolta tunisina. Ma in Italia è il terzo caso in pochi più di due mesi. E’ successo a febbraio a Palermo per un ambulante marocchino, poco dopo a Potenza un giovane tunisino ha fatto lo stesso. E adesso Georg.

Sempre ieri, durante la celebrazione, un romeno di 51 anni si è suicidato a Roma, lanciandosi dalla terrazza dell’Altare della Patria. Lo stesso posto dove fino a poche ore fa si stava celebrando l’unità.

I suicidi pubblici in un giorno come il 17 marzo sono gesti estremi dal forte significato sociale. Segnali che però nessuno sembra voler cogliere ed interpretare. E l’Africa sembra spaventosamente vicina.

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