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Borsa calda

Assicurata la fiducia, i nostri parlamentari si preparano ad affrontare l’inverno rafforzati dalla continuità d’intenti.
di Piero Buscemi - giovedì 3 ottobre 2013 - 2331 letture

Non si tratta più di ipotizzare ormai scontate strategie da dietro le quinte. Quello che è davanti agli occhi dei cittadini italiani è così palese che neanche il miglior prosciutto nazionale sarebbe in grado di occultare.

Varie correnti interpretative hanno cercato di dare una spiegazione alla giornata politica che si è consumata ieri sul destino prossimo del 40% e più di giovani disoccupati in cerca di lavoro, sulle tante fasce sociali che temono di perderlo quel lavoro, sugli aspiranti pensionati che vedono il giorno delle dimissioni spostato sempre di più nel tempo.

No, non è stata neanche l’enfasi con la quale il presidente del consiglio ha annunciato in aula la creazione di "addirittura" millecinquecento nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato, lasciando quasi l’impressione che fosse andato personalmente a contarli, dimenticando gli innumerevoli casi di assunzioni fantasma da parte di società che, per non destare sospetti, propongono contratti a tempo indeterminato, intascano sovvenzioni regionali e poi scompaiono nel nulla.

Perché per questi, l’instancabile lavoro degl ispettori e dei vari nuclei delle forze dell’ordine dovrebbe garantire una lotta ferrea a questo anomalo fenomeno italiano, ma che, come abbiamo visto (vedi http://www.girodivite.it/Tagli-agli-evasori.html), hanno trovato le giuste limitazioni per un impiego più "eroico" delle nostre risorse economiche, come gli F-35.

Non è stato neanche il discorso di "responsabilità" che il senatore più inquisito della politica italiana, e forse anche di quella internazionale, ha elargito agli astanti presenti sui banchi e ai telespettatori, con tanto di lacrime, più decantate che documentate.

E forse, non è stato neanche il discorso critico ed enunciativo del senatore Zanda, che annunciava la pseudo sconfitta politica di Berlusconi che, scusate l’ingenuità, in molti non abbiamo avvertito.

E’ stata, invece, quella comunità di intenti che caratterizza il parlamento italiano da qualche mese, che ha prodotto dei responsi di certezza sulle reali intenzioni di questo governo dalle intese sottobanco. La stessa comunità di intenti che si è mossa compatta ad ogni occasione di tentativo di svolta democratica, con la D maiuscola, che riportasse dignità e, usiamo un termine consunto, onestà, alla nostra classe politica e che puntualmente ha sfatato qualsiasi pericolo alla continuità.

Eppure, l’esperienza siciliana del periodo pre-Crocetta aveva stabilito le premesse per guardare a "larghe intese" a quello che si sarebbe prospettato a livello nazionale. I due interventi salva-Lombardo da parte del PD siciliano rappresentavano più che un labile segnale di compromesso storico, rispetto ad una marginale situazione politica locale.

Chi ha vissuto quel periodo e, sotto certi versi, chi sta vivendo l’era Crocetta, non è rimasto certo stupito dal responso delle aule parlamentari sulla fiducia a Letta, in piena sintonia con la gestione a "sauri e opi", di moda in Sicilia, ma ultimamente, allargata al resto del paese.

E mentre, a turno, i 235 senatori attraverso i loro portavoce, hanno enunciato le ragion di stato che, con sofferenza e travaglio, hanno condizionato la scelta nelle urne, più di un dubbio è rimasto sulla possibilità che quello che premeva di più era forse garantirsi un posto caldo e sicuro per il prossimo inverno.

Tra i tanti interventi, vogliamo proporne uno che, a nostro modesto avviso, riassume con completezza e competenza la fase politica che stiamo attraversando.


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