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Bologna 2 agosto, la memoria per l’oggi e il domani. Ora e sempre resistenza

Il ricordo della strage di Bologna in un editoriale della Usb
di Redazione Lavoro - venerdì 2 agosto 2019 - 714 letture

Come ogni anno saremo presenti alla manifestazione per il 39esimo anniversario della strage alla Stazione di Bologna. Una strage che ci ricorda drammaticamente il nostro dovere di costruire una società realmente democratica, fondata sui diritti sociali e sulla solidarietà.

A quasi quarant’anni di distanza continuano i tentativi di depistaggio e non si è ancora raggiunta la definitiva verità giudiziaria sui mandanti della strage fascista che ha ammazzato 85 persone e ferite altre 200 ma ribadiamo che c’è la verità storica e politica della mano fascista, del ruolo della P2 e degli apparati dello Stato. La strage di Bologna, come le altre stragi che hanno insanguinato il nostro paese, aveva l’obiettivo di imporre una svolta autoritaria, reprimere diritti e libertà conquistate con la resistenza e le lotte dei lavoratori e lavoratrici.

Bologna

A quasi quarant’anni di distanza ci ritroviamo a lottare contro le nuove svolte autoritarie, per i diritti dei lavoratori e i diritti sociali e democratici, contro i crescenti rigurgiti fascisti, razzisti e sessisti.

Rigurgiti che si materializzano nei Decreti Sicurezza che criminalizzano non solo profughi e migranti, ma le stesse lotte sindacali e la stessa partecipazione a manifestazioni di opposizione politica e sociale.

Rigurgiti che si materializzano nella repressione del dissenso nei luoghi di lavoro: dal licenziamento del lavoratore dell’Università di Torino perché attivista No Tav, all’insegnante di Torino licenziata ai lavoratori della logistica in sciopero, all’insegnante di Palermo sotto procedimento disciplinare per non aver vigilato sulla ricerca antifascista degli studenti, fino alla lavoratrice del Comune di Casalecchio di Reno, sotto procedimento disciplinare, per la sua partecipazione al presidio contro la manifestazione di Forza Nuova a Bologna.

Rigurgiti che si materializzano nel DDL Pillon, un progetto contro le donne su affido e mantenimento dei figli pensato per riproporre come destino la famiglia tradizionale patriarcale e ristabilire ruoli e gerarchie di genere che negano l’autodeterminazione delle donne.

Sappiamo che chi vuole tutelare privilegi e profitti deve garantire consensi e ordine autoritario, per questo ci troviamo in un eterno clima di emergenza e di allarme sociale mentre dietro le quinte dello spettacolo della politica si preparano nuove manovre di massacro sociale in nome dei “mercati”, della crescita del PIL e delle regole dell’Unione Europea.

È proprio questo “Partito del PIL”, trasversale dalle forze del governo Conte-Salvini-Di Maio alle opposizioni da Forza Italia al PD, e con la collaborazione di CGIL CISL UIL, che mira al peggioramento delle condizioni di vita e ai diritti di milioni di persone, alla devastazione dell’ambiente e del territorio, alla tutela di privilegi e ricchezze accumulate con uno sfruttamento e una precarietà crescente che non solo causa disoccupazione ma anche una continua strage di morti sul lavoro. La vicenda del TAV Torino-Lione è l’ultimo chiaro esempio.

Per questo dobbiamo tutte e tutti impegnarci per ricostruire la capacità di resistenza dei settori popolari, delle lavoratrici e lavoratori, dei disoccupati e precari nei luoghi di lavoro e nei territori.

Una resistenza che parta dall’idea chiara che il cambiamento non nasce dalla delega elettorale o sindacale al “meno peggio” ma da un nuovo protagonismo delle lavoratrici e lavoratori e dei settori popolari attraverso l’organizzazione nel mondo del lavoro e nella società.


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