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Bollani per Catania Jazz


Siamo stati a vedere il concerto di Stefano Bollani e la Carioca Band all’anfiteatro di Tremestieri Etneo nella serata di giovedì 24 luglio per la rassegna Catania Jazz. Ora proviamo a raccontarvelo.
lunedì 4 agosto 2008, di Serena Maiorana - 450 letture

Io non sono una pianista. Per questo, forse, sarebbe meglio se da questa recensione non vi aspettaste un granchè. Perché dopo avere visto e sentito il concerto di Stefano Bollani e la Carioca Band, nella serata di giovedì 24 luglio all’anfiteatro di Tremestieri Etneo per Catania Jazz, non ho le idee chiarissime su come raccontarlo. Hanno provato a chiarirmele gli amici che erano con me, loro che il piano lo suonano sin da bambini, oppure lo ascoltano da tempo e con amore.

Innanzitutto bisogna precisare che tutti all’uscita dall’anfiteatro si sono detti entusiasti dell’ottimo mix musicale che partendo dalla forte tradizione jazzistica di Bollani si è spinto molto più in là, fino ai ritmi movimentati e dondolanti delle assolate spiagge di Rio De Janeiro. Entusiasti della musica, contagiati dal ritmo, stupiti dall’indiscutibile virtuosismo del miglior pianista jazz sulla scena musicale oggi nel nostro bel paese.

Ma a questo proposito arrivano le prime, timide critiche da parte di Roberta, che il piano lo suona da tempo e che giudica eccessivo il virtuosismo di Bollani. Troppe scale, troppi passaggi veloci non utili alla melodia. Peccato.

Meno critica un’altra Roberta, stesso nome e passione per il piano forse maggiore, comunque più duratura, che di Bollani nota (a metà tra ammirazione e disappunto) la posa inquieta, il continuo dondolare e dimenarsi sullo sgabello. L’avesse visto il mio maestro – dice – non l’avrebbe sopportato, lui era fissato con la postura.

A ridimensionare ancora l’impeto critico delle due Roberte arriva in fine Giangabriel, appassionato di jazz italiano e di tanta altra buona musica che inizia a spiegarci molte cose. Innanzitutto che la grande forza di Bollani non sta certo nella disciplina né tantomeno nel caos. Al contrario a fare grande il concerto e ancora più grande il pianista è la capacità di far sua la disciplina per poterla poi distorcere e frantumare a suo piacimento, facendosene beffa senza per questo risultare meno eccellente, anzi: Bollani parte dalla tecnica per superarla, è questa la sua forza.

La sua ironia, che ha reso celebri le sue imitazioni (fate un giro su youtube e vedrete), i caldo sound caraibico (eccezionale la Carioca Band) dal quale si è lasciato contagiare, la sua grinta, la simapatia, e (perchè no) anche la poesia, hanno fatto il resto. Forse per questo non la smettevo di applaudire, anche io che non sono una pianista.

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eccellente recensione...
7 agosto 2008, di : Tatina

Non sarai una pianista, è vero....ma sei sempre Magik!!!!!!!!!!! Roberta la prima
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