A causa dei suoi conflitti sociali e politici, la Bolivia rischia una "libanizzazione" , dividendosi in tre parti, di cui una, Tarija sara’ annessa all’Argentina che aspira ad utilizzare il 90 % delle riserve di gas naturale della Bolivia
Con la scioltezza di uno squartatore di professione, il Ministro
argentino
della Difesa, Jose’ Pampuro, ha manifestato a Radio ’Rivadavia’ di Buenos
Aires la propria preoccupazione riguardo la ’libanizzazione’ che vive la
Bolivia a causa dei suoi conflitti sociali e politici. Sega alla mano,
Pampuro
assicura che il paese si dividera’ in tre parti. Una sara’ Tarija, che si
annettera’ ad un’altra repubblica (a quella argentina, senza dubbio),
regione
che, casualmente, detiene quasi il 90% delle riserve boliviane di gas
naturale.
Le altre due avanzeranno per i restanti vicini. Egli ha segnalato,
inoltre,
che il problema verra’ analizzato durante una visita ad Haiti che
compira’
nei prossimi giorni, assieme ai colleghi Jose’ Viegas, del Brasile,
Michelle
Bachellet, del Cile, e Yamandu’ Fau, dell’Urugay (’La Prensa’, 26-06-04).
Ricordiamo che il Libano ha affrontato durante gli scorsi anni degli
spaventosi
conflitti, interni ed esterni. A seguito della Guerra dei Sei Giorni, nel
1967, perse una parte del proprio territorio per mano di Israele e
costitui’
un importante scenario bellico durante la Guerra dello Yom Kippur del
1973.
Gli scontri armati provocarono un aumento del numero dei rifugiati
palestinesi
in territorio libanese, fatto che scateno’ una sanguinosa guerra civile,
iniziata nel 1975 ma attraversata dai momenti piu’ cruenti, come i
massacri
di Sabra e Chatila, tra il 1977 e il 1980. La successiva ondata di
crimini
ed attentati ha impiegato molto tempo a placarsi.
Non sappiamo quante di queste disgrazie desideri Pampuro per la Bolivia,
paese che, secondo le ingenue parole del Presidente Carlos Mesa, ha
deciso
di vendere gas all’Argentina come atto di solidarieta’ nei confronti del
popolo argentino. E non e’ che pensiamo che i boliviani non debbano
essere
solidali con la patria di San Martino e Scalabrini Ortiz; e’ solo che
questa
vendita e’ stata stabilita dalla spagnola Repsol, filiale Bolivia,
assieme
alla Repsol, filiale Argentina, allo scopo di obbligare il governo di
Kirchner
ad aumentare le tariffe nel suo mercato interno, obiettivo che e’ stato
pienamente raggiunto.
Con ulteriore ingenuita’, Mesa aveva assicurato che neanche una molecola
del gas boliviano venduto all’Argentina sarebbe stata poi esportata in
Cile,
dal momento che il suo governo ha deciso di usare il gas come arma
strategica
per recuperare la costa marittima, persa nella guerra del 1879. Pochi
giorni
prima che iniziasse l’esportazione, l’Argentina ha ratificato le sue
vendite
al paese transandino, non di gas boliviano, probabilmente, ma della
materia
prima disponibile rimasta inutilizzata dopo i rifornimenti dalla Bolivia.
La notizia e’ di ’Ripley’ che, contemporaneamente, ha rivelato che le
compagnie
petrolifere che operano in Bolivia vendono al Cile gas di petrolio
liquefatto
(GPL) senza alcun intermediario.
Pochi giorni fa Mark Falcoff, l’esperto ibero-americano dell’American
Enterprise
Institute (AEI), un centro di periti neoconservatori al servizio del
vicepresidente
statunitense Dick Cheney, ha annunciato che la Bolivia si disintegrera’
se le transnazionali non venderanno il gas di Tarija al Messico o agli
USA.
E’ questo il punto che, secondo Pampuro, discuteranno ad Haiti i Ministri
della Difesa di Argentina, Brasile, Cile e Uruguay? Perche’ ad Haiti,
paese
dal quale pochi mesi fa e’ stato espulso il presidente Aristide,
democraticamente
eletto, e che ha subito un’invasione nordamericana, per poi ricevere
l’appoggio
dei soldato cileni, argentini e brasiliani?
I paesi vicini alla Bolivia non divrebbero contribuire a ’libanizzarlo’,
dato che in qualsiasi momento potrebbero subire la sua stessa sorte.
Piuttosto,
dovrebbero dare impulso tutti insieme alla creazione di Petroamerica, la
compagnia petrolifera latinoamericana suggerita dal Presidente Hugo
Chavez
del Venezuela, allo scopo di frenare la politica imperialista di
Washington.
Martedi’ scorso, il cancelliere di Kirchner, Rafael Bielsa, ha
dichiarato:
’La verita’ e’ che il Governo argentino e’ stufo che l’Ambasciatore degli
USA a Buenos Aires, Roger Noriega, si intrometta nelle questioni interne
dell’Argentina’ (’La Razon’, 30-06-04). Il diplomatico americano aveva
manifestato
la sua preoccupazione per le manifestazioni di disoccupati che avevano
bloccato
le strade e occupato le sedi di alcune transnazionali. E’ arrivato il
momento
che Bielsa dica a Pampuro che smetta di essere il portavoce di interessi
che oltretutto opprimono il popolo argentino.
redaccion@argenpress.info
articolo originale: http://www.argenpress.info/nota.asp?num=012046
Traduzione a cura di Silvia Corbatto - Associazione PeaceLink
Andrés Soliz -
Fonte: Argenpress
12 luglio 2004
Bolivia: La "libanizzazione" della Bolivia