Black bloc padani


Renzo Bossi, scortato da un badante, tenta di sfondare un picchetto operaio pur di entrare in Consiglio regionale così da adempiere alla sua missione istituzionale
martedì 25 ottobre 2011, di Adriano Todaro - 802 letture

Giosuè Brosio? Chi è costui? Siete proprio dei terroni siciliani che non sanno nulla. Giosuè è un consigliere regionale della Lega, in Lombardia. Tipo sveglio, mascella forte, libero professionista, classe 1956, proviene da Sant’Omobono in provincia di Bergamo dove è stato anche vicesindaco e sindaco. Insomma, un tipo che ha i numeri giusti per fare quel lavoro faticosissimo del consigliere regionale (si ritrovano due volte al mese).

Recentemente una cronista televisiva, fuori dalla sede regionale, ha chiesto ai consiglieri che uscivano, se ritenevano giusto guadagnare 12 mila euro ogni mese. Fra tutti quelli che hanno risposto, quella più articolata è stata la risposta di Giosuè. Una risposta chiara e convincente che ha messo le cose a posto e ha denunciato che in Sicilia i consiglieri regionali prendono 25 mila euro, sono stati assunti 4 mila dipendenti lo scorso dicembre e che in Lombardia il costo della politica incide per i cittadini per 41 euro a persona; in Sicilia, 121 euro a persona.

Capito terroni! Fra l’altro la Lega, così ha affermato Giosuè, vuole una riduzione dello stipendio e l’abolizione del vitalizio. Per vincere questa battaglia cosa farà Giosuè? Inizierà lo sciopero della fame? S’incatenerà davanti il Consiglio regionale? Andrà in aula con un cartello con scritto: "Vi prego, tagliatemi lo stipendio! Non datemi il vitalizio!"? Farà così? Non è dato sapere. Intanto continua a prendere 12 mila euro al mese e, ogni tanto, andare al Pirellone in compagnia di Nicole Minetti e Filippo Penati.

Nell’attesa dell’ambita riduzione dello stipendio, Giosuè non disdegna umili servizi. Qualche giorno fa davanti al Pirellone si erano dati convegno gli operai di alcune aziende in crisi. Questi sono proprio fuori di testa. Pensate che pretendevano che il Consiglio regionale s’interessasse di loro con tutto quello che hanno da fare, ad esempio pensare a come ridursi lo stipendio. Organizzati da Fiom, Fim, Uilm, Cub e Cobas si erano appostati davanti all’ingresso ufficiale della Regione per farsi ascoltare dai politici. Era solo una dimostrazione simbolica perché era stato concordato con la polizia che le altre entrate non sarebbero state picchettate, così da garantire a quelli dei 12 mila euro al mese, di poter andare, diciamo così, a lavorare. Solo tre consiglieri si erano fermati a discutere con i manifestanti. Gli altri, di soppiatto, come i crumiri quando c’è uno sciopero, sgaiattolavano dalle entrate laterali.

Tutto bene, quindi? Eh no, cari terroni. Perché quella mattina, il consigliere regionale, Renzo Bossi aveva un diavolo per capello o per ricciolo che ha in testa. Era incazzato perché non ha ancora capito perché mai debba andare in Regione invece che restarsene al bar a giocare a flipper. Fra l’altro è stato paracadutato in due commissioni non da poco, la prima e la seconda e cioè la Programmazione e Bilancio e gli Affari istituzionali. Ora voi ve lo vedete Renzo Bossi che interviene su partecipazioni societarie, sistemi informativi, digitalizzazione e trasparenza dell’attività amministrativa e cose del genere?

Lui, comunque, in consiglio quella mattina non ci voleva andare, ha fatto un po’ i capricci, ma è stato tutto inutile. Sua madre, che è una dura di origini siciliane, gli ha preparato la maglietta verde d’ordinanza e gli ha intimato di andare in Consiglio regionale e per essere sicura che in giro, il Renzo, non facesse cazzate o che bigiasse, l’ha fatto accompagnare da Giosuè che di mestiere fa anche il presidente della Commissione Ambiente e Protezione civile. Manuela, la madre, avrà pensato che essendo presidente della Protezione civile poteva anche proteggere Renzo. E così i due sono arrivati davanti all’entrata del Consiglio regionale ma, purtroppo, c’erano gli operai che manifestavano. Potevano entrare lateralmente? Certo che potevano. Ma loro, veri black bloc, stoicamente, con le mani alzate, quasi fossero prigionieri politici, volevano "sfondare" il picchetto invitando i carabinieri ad intervenire contro gli operai.

Fischi e grida di "Buffoni!" da parte degli operai, incazzati perché invece di ascoltare i loro problemi, i due leghisti, duri e puri, invitavano i carabinieri ad intervenire. Ora ’sti operai sono proprio su un altro mondo. Ma cosa pretendevano? Renzo Bossi e Giosuè Frosio che discutono dei problemi degli operai? Comunque sia, le forze dell’ordine sono intervenuti, hanno prelevato i due black bloc e li hanno accompagnati ad una delle entrate laterali.

Questa storiella, peraltro vera, non ha morale. E’ solo un esempio, minore, se volete, della distanza che esiste fra "loro" e il Paese reale. Si dice che il pesce cominci a puzzare dalla testa. E i pesci che non hanno testa? Ci rimane solo una consolazione. Una delle voci della seconda Commissione sono diritti civili e pari opportunità. Su questo tema il nostro Trota è fortissimo; lui è sempre dalla parte dei più deboli, di coloro che non hanno diritti. Come suo padre.

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