Una riflessione sui fatti di Rosarno. Il profondo pensiero di Umberto Bossi e quello di Bobo. Bibì e Bibò uniti nella lotta
Sui fatti di Rosarno ci sono state tante prese di posizione e tante dichiarazioni. Non tutti, fra coloro che hanno parlato della città calabrese, però, sono stati all’altezza della gravità del momento. D’altronde non tutti hanno quella lucidità indispensabile che li porta ad affermare cose profonde e condivisibili.
In particolare, una dichiarazione mi è piaciuta più di tutti. Ma prima vorrei ragionare sui fatti di Rosarno. Dopotutto cos’è successo? La popolazione rosarnese non ha fatto nulla di più di quello che doveva fare. Ha cacciato i “negher”. E ha fatto bene. Ma avete visto come vivevano? In mezzo alla sporcizia, in mezzo ai topi, sporchi, laceri. I bisogni li facevano per strada e la mitica “gente” ad un certo punto non ha sopportato più. E a bastonate, li ha cacciati. Ora le nostre donne possono girare indisturbate, A qualcuna magari capiterà di essere violentata, ma vivaddio da un bianco! Volete mettere? E’ tutta un’altra cosa.
E non è vero che a Rosarno sono razzisti. Per anni i “negher” sono stati lì, in quelle campagne a lavorare, a raccogliere le clementine, le arance, pagati profumatamente: 25 euro per 12-13 ore di lavoro. E allora? Cosa pretendevano questi africani? Di essere pagati regolarmente? Ho letto da qualche parte che alcuni di loro si sono lamentati che dovevano versare 3 euro per essere portati nelle campagne dai pulmini e altri 5 ai caporali mafiosi. Quindi, ogni giorno, prendevano un bel 17 euro che è un bel prendere. Di cosa si lamentano? I vestiti gli arrivavano dalle varie Caritas, i pasti dai volontari, l’affitto non lo pagavano. Potremmo chiamarlo salario indiretto. Lo so solo io quanto mi costa ogni volta che decido di acquistare una giacca Givenchy perché, a me, uomo del nord, la Caritas mica me li dà i vestiti.
Giustamente i rosarnesi, l’11 gennaio, hanno fatto una manifestazione e, giustamente, se la sono presa con i giornalisti. Non con la mafia, con i giornalisti rei di scrivere che i “negher” sono stati bastonati, cacciati, feriti. C’era anche uno striscione con lo slogan: “Fortugno libero”. Fortugno è un tipetto condannato perché rapinava i braccianti e un ivoriano, nell’occasione, ebbe la milza spappolata. A seguito di questo episodio, ci fu la prima rivolta degli africani. Alla manifestazione dell’11 hanno partecipato anche molte donne. Fanno parte di quelle migliaia di persone che non hanno mai fatto una giornata di lavoro, ma ricevono indennità di disoccupazione e 4.500 euro ogni figlio. Lo sanno tutti e tutti chiudono gli occhi. Questo si può tollerare, ma che i “negher” rubino il lavoro ai nostri figli, proprio no! Vedrete, ora, quanti ragazzi rosarnesi andranno nelle campagne a raccogliere arance.
Tornando alle dichiarazioni che vi dicevo prima, voglio citare quella di Umberto Bossi. La voglio citare perché è una dichiarazione molto profonda, che nasce dal cuore ma anche da profondi studi. Bossi ha fatto parte di quello straordinario cenacolo di pensatori che rispondono al nome di Roberto Calderoli, Roberto Maroni, Roberto Castelli, Mario Borghezio. Al ministro degli Esteri egiziano che si lamentava di come erano stati trattati arabi e musulmani a Rosarno, Bossi ha risposto: “Guardate come trattano i cristiani. Li fanno fuori tutti. Tranquilli, non sono quelli i problemi”.
Ora voi capite bene che questa è una frase memorabile. L’Umberto stava assieme al figlio Renzo, a fare le parole crociate quando ha avuto una folgorazione. Perché è vero, si è detto, che gli africani sono stati cacciati, ma è anche vero che nei loro Paesi uccidono i cristiani. Secondo me se li mangiano anche, ma questo Bossi non poteva dirlo perché è un tipo discreto. Così si è segnato il profondo pensiero sul margine della Settimana Enigmistica e l’ha dettata ai giornalisti facendo rimanere di stucco l’amico Bobo che per recuperare si è dovuto inventare tutto e il contrario di tutto. Infatti, in un primo momento aveva affermato che “i disordini rendono evidenti le conseguenze negative che derivano dall’immigrazione clandestina, che per questo il governo combatterà senza tentennamenti” e subito dopo che “la maggioranza degli extracomunitari coinvolti nei disordini è in regola con il permesso di soggiorno”.
Ecco perché sono felice di vivere in Italia. Perché uno si fa chiamare Bobo, l’altro, dopo proficui studi per corrispondenza alla Radio Elettra, dirige un Paese. Certo, anche lui è stato condannato in via definitiva per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti e altre cosette come il vilipendio alla bandiera italiana. Ma sono dettagli che non vanno a inficiare la sua statura morale. I suoi detrattori raccontano che ha sistemato figli e fratello. Ma sono solo maldicenze. Figli e fratello sono stati mandati in quei posti perché lo meritavano e il figlio Renzo è stato bocciato due volte perché i professori erano “terroni”. Questa è la verità!
Finché dura, comunque, continuiamo a gridare “Roma ladrona!”. E poi tranquilli, “non sono quelli i problemi”.