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Bianco Sporco: il sesto album dei Marlene Kuntz


La parola sa, anche, piegarsi al suono, le liriche ricercate di Cristiano Godano, gli arrangiamenti orchestrali: questa è la cifra di questo lavoro.
mercoledì 18 maggio 2005, di Tano Rizza - 1930 letture

Bianco Sporco, sesto album dei Marlene Kuntz, è la testimonianza sonora e scritta della svolta della band. La parola sa, anche, piegarsi al suono, le liriche ricercate di Cristiano Godano, li arrangiamenti orchestrali: questa è la cifra di questo lavoro. Una piccola rivoluzione nella line-up non ha fermato la voglia e la carica M.K. Andatato via Dan Solo, al basso sale in cattedra Gianni Maroccolo, figura di assoluta importanza nel panorama rock italiano. Come non ricordarlo sul paco insieme ai Csi, ai Litfiba...

L’album lascia, sostanzialmente, sorpresi. Lontani i tempi di Catartica e de Il Vile contraddistinti da una violenza sonora che gli ha portati al successo, i Marlene Kuntz, adesso appaiono più letterari e più melodici. Ma non hanno sicuramente lasciato la scia rock, di cui sono tra le espressioni massime nel nostro paese.

Undici tracce che alternano sensazioni e ossessioni d’ogni tipo, di tipica matrice M.K. Sono la chiave lettura di una necessaria parafrasi dei testi e delle sonorità della band di Cuneo. Sonorità legate ai sentimenti di insofferenza alla società contemporanea, fatta di intenti malevoli e insensibilità (Mondo Cattivo). L’esistenza e la sua assoluta indecifrabilità sono il tema di A Chi Succhia . Il Solitario, terza traccia, è una ricostruzione in chiaroscuro di un personaggio dell’immaginario M.K. sonorità impreziosite dai campionatori di Rob Ellis e dalle corde di Esztzer Nagypal e Jonh Maida, rispettivamente violoncello e violino dell’Orchestra di Piazza Vittorio (preseti anche il altre trecce del disco).

Il singolo che ha lanciato il nuovo album dei Marlene, Bellezza, è molto melodico, anche qui gli arrangiamenti sono in primo piano, si aggiungono a quelli precedenti, la voce di Giulia Villari e la chitarra acustica di Riccardo Parravaccini e qualche tocco d’arpa.

Poeti, entra e s’insinua nel disco con un riff che accarezza le parole, il pezzo si snoda noise e con una cavalcata sonora che và crescendo. La seconda parte del disco inizia con un tratto più marcatamente lirico, in Amen, la penna di Cristiano Godano si fa protagonista e la musica si fa tappeto sonoro per poter far meglio recepire il testo che, nel finale si fa violento e disarmante. Sulla stessa linea, quella letteraria, sono Il Sorriso, che appare più piacevole, cosi come L’inganno e la Lira di Narciso.

Violenta con sonorità piene ed abbondanti è invece La Cognizione del dolore, titolo tratto dall’omonimo romanzo di C.E.Gadda, il canto è potente e quasi urlato e fa ricordare i primi passi M.K. Sulla stessa linea, nervosa e malata è anche la traccia di chiusura, Nel Peggio, cattiva, urlata ed essenziale. Corde tirate e sonorità pesanti. Matrice e continuità noise sono, in ogni caso, onorate e rispettate.

Il giudizio su questo lavoro discografico dei Marlene non può che essere positivo. Crescono, inesorabilmente, crescono e vanno avanti per le loro strada, in costante evoluzione verso un genere che negli anni và continuamente mutando e che gli sta vedendo sempre più protagonisti della scena rock italiana.

Questa necessaria e mutevole visione dei suoni potrà forse lasciare per strada i fan più intransigenti amanti del suono duro, ma sicuramente incontra i favori di un’latra schiera di amanti della musica: quelli che oltre il suono ( ottimo a nostro giudizio) sono attenti anche ai testi e agli arrangiamenti. Una linea innovativa che non ha più bisogno di facili, e inopportune, classificazioni in generi. Il rock italiano attuale, quello cantato nella nostra lingua, è soprattutto nei Marlene Kuntz ( 4/5).

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