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Bernardo Provenzano Superstar

Epilogo di una latitanza da Guiness.
di Paola Fagone - mercoledì 12 aprile 2006 - 8553 letture

La notizia dell’arresto di Bennardo Provenzano, dopo quarantatre anni di latitanza, ha lasciato tutti sgomenti e sorpresi. E’ stato un fulmine a ciel sereno, uno squarcio nella notte. La notizia balza di bocca in bocca nel giro di pochi minuti.

Ho pensato ad uno scherzo, di quelli che si fanno gli addetti ai lavori per ironizzarci su. Non avendo nessun appiglio mediatico, non credevo alle mie orecchie, alle parole giunte al telefonino della mia collega. La stampa, la televisione, sono depositarie delle verità. A voce si possono dire tante cose, specialmente tra poliziotti, che nella cattura di Provenzano in tutti questi anni ci hanno costruito numerosi aneddoti, modi di dire, battute per voler intendere l’impossibilità dell’azione, l’imprendibilità del soggetto.

Eppure era vicino a noi, respirava la nostra stessa aria, super protetto da una intera comunità, (i corleonesi disonesti?) che lo hanno protetto per tutti questi anni, lo hanno ignorato, magari incrociato per strada in qualche sua fugace apparizione. Chissà, mi viene da pensare che assieme a lui avrebbero dovuto arrestare un intero paese... Ho visto molte redazioni giornalistiche palermitane piene zeppe di foto, ogni postazione di giornalista ha sempre avuto una sua foto attaccata al muro.

Ogni giornalista, per anni ha vagheggiato sul pezzo che avrebbe dovuto scrivere in fretta e furia sulla sua cattura. Ho visto pure gli uffici di polizia, gli armadietti, le pareti delle numerose stanze della Questura con il suo identikit. L’immagine che tutti ci eravamo immaginati adesso è reale, ha un riscontro fatto di carne ed ossa. Sarà vero? Non sono credibile nemmeno io, mano a mano che avanzo, cerco di farmela confermare dalla gente per strada. La gente mi guarda stranita, non capisce, i commercianti presi dalle proprie mansioni mi guardano impietriti, con l’occhio fisso, sembrano, vogliono pensare ad altro. Non è atterrato un marziano, hanno arrestato il capo mafia. Nessuno sembra farci caso, crederlo possibile.

Palermo continua a muoversi, anche velocemente, mentre comincia a piovigginare acqua e sabbia. Intanto arriva l’sms dell’ANSA. Allora è vero! Mi precipito alla Squadra Mobile, è lì che si consumerà l’atto finale dell’evento. In quel luogo la gente avrà impressa l’immagine della sua cattura. I quel luogo si assicurerà alla giustizia il giustiziere, l’ombra nera, il burattinaio che muoveva i pupi, i destini, le anime oneste di una città impietrita, incapace di reagire fino alle stragi di Falcone e di Borsellino. Ieri a Palermo c’era un forte vento di scirocco.

Era il vento del deserto, quello che ti da spossatezza, ti secca le fauci, ti stordisce spirando forte. Poi, all’improvviso il buio, il sole che già filtrava dietro una cappa di nuvole sembrava nascondersi. Alla notizia anche la natura ha reagito. Pioveva fitto, fitto, tirava un vento freddo. Le correnti calde e quelle fredde si incrociavano a Palermo; pioveva, l’acqua era fresca e liberatoria, purificante e ristoratrice. Eravamo impreparati al repentino cambio climatico, ma poco ha importato, i cuori erano caldi, densi di emozione, di stupore per l’evento epocale che ha coinvolto una intera regione, la stessa Italia che spesso ci ha guardato compatendoci. Giunta alla Squadra Mobile, un bel po’ di gente si era appena concentrata, erano poliziotti, cercavano conferma anche loro.

Erano studenti, erano passanti. Eravamo tutti dentro la notizia, dentro la storia e siamo stati una, due, tre ore in piedi ad attendere. Intanto sono arrivate le transenne, gli studenti hanno intonato i cori dello stadio. “I migliori siamo noi”, sì, siete voi che ci avete sempre creduto, che avete rinnegato la logica mafiosa, che siete venuti in fretta a vedere, a sentire. Il traffico in zona è andato in tilt. Piove ancora, spunta il sole, ripiove. La natura non vuole sbilanciarsi. All’interno della squadra mobile solo colleghi della Polizia di Stato.

Sarebbe opportuno non urlare, non esprimere in alcun modo il fuoco incrociato di sensazioni. Non garantiamo nulla. Dentro il cortile dello stabile ci sono le lapidi dei martiri, dei caduti per mano mafiosa, ci sono anche i figli, i nipoti, gli amici, i colleghi di pattuglia che da un giorno all’altro, hanno perso per strada i loro compagni. Dalle urla che giungono dall’esterno sembra sia arrivato qualcuno d’importante, ma non è il boss, non è ancora lui. Lo attendiamo come si attendono le rockstar. Invece ecco arrivare il procuratore Grasso.

E’ un trionfo di applausi, di urla festanti. E’ felice, ha gli occhi che ridono, ma mantiene l’autorevolezza del suo ruolo. Ho sentito che avrebbe voluto abbracciarci tutti. Lo abbiamo avvertito commossi tutti i presenti, intanto assiepati ed impazienti. Passano ancora dei minuti, dieci, venti, trenta poi si vedono le telecamere sollevarsi dalla tribuna esterna dei giornalisti. Sono attimi di concitazione, veloci e frammentati. Lo vediamo finalmente entrare, scortato, anzi, arrestato dai colleghi incappucciati.

Intorno c’è esitazione, siamo tutti “armati” di videofonino. Giunge minuto e scarno, si è fatto attendere, è scavato in viso, dissimile, per certi versi, dall’ultima versione del suo identikit. Ha gli occhiali, sembra un pensionato distinto. Sorride, sorride con i denti. Ci guarda tutti sorridendo, ma non può farlo, non può entrare nella casa della giustizia e delle lapidi sorridendo. E’ un attimo, cominciano le urla, le parole di disprezzo, gli applausi ai colleghi. Dalle immagini mandate in onda dalla televisione apprendo che anche la folla esterna alla squadra mobile ha avuto la stessa liberatoria reazione. Lo vediamo sparire tra la folla di colleghi, sembra sollevato da terra. Deve firmare centinaia di carte, è la prassi.

Sono numerosi i mandati di cattura, le condanne, le accuse che vertono su di lui. Deve formalizzare la sua posizione di catturato. Deve essere scrutato, osservato, ascoltato per le sue prime dichiarazioni ufficiali. Tutto si consuma in pochi istanti, la macchina della giustizia si metterà in moto. La latitanza di quasi mezzo secolo si è conclusa a Palermo un giorno di aprile. Un giorno strano, un giorno in cui l’Italia non era ne rossa, ne nera. Un giorno in cui i caroselli politici non erano ancora definiti e nessuno dal palazzo del potere poteva arrogarsi il merito del successo dell’operazione.

A dimostrazione che le forze dell’ordine non hanno colore politico e conducono egregiamente il loro lavoro, con sacrificio, abnegazione, passione. Il successo di questa operazione è dovuto a quanti, nel corso di tutti questi anni, hanno sacrificato la vita, l’affetto delle loro famiglie, la spensieratezza della loro giovane età inseguendo mosche nella campagna corleonese. L’azione sinergica di magistratura, SCO, Squadra Mobile di Palermo ha permesso la cattura della primula rossa della mafia.

E’ un successo che sentiamo di condividere con loro. Con lo stesso spirito di appartenenza che ci coglie ogni volta che commemoriamo una delle tante vittime che, per mano mafiosa, hanno perso la loro preziosa vita.


Lo speciale di Girodivite su Bernardo Provenzano


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Bernardo Provenzano Superstar
15 aprile 2006, di : Maria

la mafia, la grande mafia no esta y no pertenece solo a la sicilia... Provenzano no es el gran Boss que todos dicen. La mafia la tenemos en Napoli, Calabria y poco a poco en toda Italia. Nosotros los italianos al estero como nos llaman, hemos sufrido esta decriminacion, la gente en USA y en Sud America piensa que hijos y nietos de italianos son como el Padrino... Todos estos conceptos son equivocados. El arresto de Provenzano pone a fin a una pagina de la cronaca Italiana, pero no pone fin a la malavita que gira en todo el pais y sobretodo en el pobre sur Italiano. El problema esta que la Italia se demuestra debil, mas pobre y con un estado incapaz de resolver los problemas sociales. Caminando por Napoli en el centro te pueden matar en cualquier momento,no interesa si eres de la camorra o no, basta estar en el lugar errado al momento errado y tu vida termina. Hay tantos casos de gente que por error pierde la vida, ese es el problema, que el estado las intitusiones tienen que ser presentes en el territorio y NO LO SON. La gran MAFIA es dejar sola la gente, la gran MAFIA es no dar trabajo a los jovenes LA MAFIA no inicia y no termina con Provenzano, la MAFIA ES EL GRAN CANCER ITALIANO QUE SE HA RAMIFICADO POR TODO EL PAIS. Pero no por esto podemos decir que la sicilia o el sur sean=Mafia. Maria
    Bernardo Provenzano Superstar
    15 aprile 2006

    Condivido totalmente quello che sostieni. E’ vero gli italiani sono ancora molto discriminati nel mondo. L’arresto del boss non ha debellato la mafia, ha marcato la presenza nel territorio dello Stato, di una coscienza civile che va alimentata anche attravreso gli arresti importanti. La sfida che dobbiamo lanciare alla mafia adesso deve partire da noi cittadini. Non dobbiamo permettere a nessuno di renderci ricattabili. Cominciamo subito, cominciamo dalle piccole cose quotidiane. Grazie ancora Maria, ovunque ti trovi.
    Bernardo Provenzano Superstar
    19 aprile 2006, di : toto’

    hai detto bene la mafia non e solo sicila la mafia e un tumore mondiale
    Parole.....
    22 aprile 2006, di : Linidor formato grande

    MAFIA E’ PREPOTENZA, E CHI E’ PIU’ PREPOTENTE DEI POTENTI, CIOE’ DEI RAPPRESENTANTI DI GIUSTIZIA, CHE FANNO DEI POVERI CITTADINI QUELLO CHE GLI PARE? QUINDI, CHI E’ PIU’ MAFIOSO?
    Bernardo Provenzano Superstar
    15 febbraio 2007, di : ,,,,,,,,

    e chi ci dice che provenzano era davvero il capo indiscuso della mafia siciliana e non chi ci dice che non era in parte manovrato Lesperienza siciliana dice che non ce politico che non abbia a che fare con lamafia e un mafioso che non abbi a che fare con la politica pero il ricercato e il mafioso in questo caso prestanome di qualcuno andiamo affondo alle istituzioni e rendetevi conto cosa fanno i politici per le elezioni in sicilia e cosa devono subire i siciliani per non avere mai niente oggi vi dico che la mafia e un cacciatore senza porto darmi e lo stato a il porto darmi quardiamocci attorno per favore basta ignoranza ai siciliani lettera di un siciliano costretto a vivere al nord controvoglia
Bernardo Provenzano Superstar
15 aprile 2006, di : Salvo

Un grosso complimento a Paola Fagone per l’articolo..
    Bernardo Provenzano Superstar
    15 aprile 2006

    Grazie per il complimento, è bello sapere che è stato apprezzato.
    macchè Superstar
    22 aprile 2006, di : Ciccio X

    ti voglio dare un consiglio: prima di riportare le notizie fornite da sbirri & co. prova a chiederti se siano veritiere o attendibili. anzi ti do un altro consiglio: non riportarle proprio, perchè non c’è come verificarne l’attendibilità. peccato che non conosci i metodi dei rappresentanti di giustizia, perchè altrimenti ti metteresti a ridere vedendo notizie del genere. senza offesa.
Bernardo Provenzano Superstar
16 aprile 2006, di : l’altra campana

Svegliati Paola! L’articolo è ben scritto, riconosco la tua buona fede. Ma ricorda che prima di scrivere bisogna sentire l’altra campana. Altrimenti il tuo articolo diventa un bollettino dei potenti. Probabilmente sei una giovane e non hai mai avuto a che fare con i rappresentanti della giustizia. Non ti sembra strano che dopo ben 43 anni di vane ricerche, lo abbiano trovato dietro casa e il giorno delle elezioni? Bada che questa giustizia è la stessa che ha ucciso Aldrovandi a Ferrara.
    Bernardo Provenzano Superstar
    18 aprile 2006

    Eccomi, sveglia! L’altra campana... a quale campana ti riferisci, quella mafiosa, quella politica, quella della giustizia, come vedi ci sono tante campane e Pasqua è già passata. Grazie per aver riconosciuto la mia buona fede e forse la mia giovane età (quasi quarantenne), ma mi sono limitata a fare la cronostoria dal di dentro, da come l’hanno vissuta quelli che con i delinquenti ci lavorano, con sacrificio, ogni giorno. Il tema è scottante, non mi interessa fare politica, non mi piace accusare la magistratura. Ognuno di noi ha un ruolo, ha delle responsabilità. Prendiamo per buono solo questo.
    Bernardo Provenzano Superstar
    18 aprile 2006

    Per correttezza d’informazione è bene sapere che per "caso Aldovrandi" si intende la morte anomala, forse per soffocamento, di Federico Aldovrandi. Federico muore a diciotto anni, inspiegabilmente, dopo un controllo di polizia. Era stato segnalato dai cittadini al 113 per il suo comportamento strano. Colto da malore, fracassato di botte, ad oggi non si è fatta chiarezza sulla morte. Cosa sia accaduto veramente non lo so nemmeno io. E’ sicuro che la sottoscritta non fa la serva ai potenti. In uno stato democratico possiamo dire quello che vogliamo, quindi anche tu hai il diritto di accusarmi di ciò. Se la polizia ha delle responsabilità in questo caso, non siamo noi a doverlo stabilire, ci sono delle indagini in corso e dei degni magistrati incorruttibili. Sono rammaricata, perchè se davvero i poliziotti hanno causato la morte del giovane, sono io per prima a vergognarmi di loro. Il loro gesto vanifica, come vedi, anche gli arresti eccellenti.
    Bernardo Provenzano Superstar
    18 aprile 2006

    Caso Aldovrandi, «Così è morto mio figlio»: on line la foto del pestaggio

    «Così all’alba del 25 settembre 2005 muore a Ferrara Federico, durante un fermo di polizia. Era un ragazzo di 18 anni appena compiuti. Rientrava a casa a piedi. Disarmato, incensurato, solo. Non stava commettendo nessun reato. Non aveva mai fatto del male a nessuno nella sua vita...». Sono queste le parole che la madre di Federico Aldrovandi ha affiancato alla pubblicazione sul suo blog della fotografia del figlio morto.

    Una foto che parla da sola e che per questo l’Unità on line ha deciso di ripubblicare. Le echimosi diffuse su tutto il volto rendono difficilmente credibile la tesi suggerita almeno inizialmente dalla questura e cioè che la morte del ragazzo fosse dovuta a un malore in seguito a un uso eccessivo di stupefacenti.

    A chiarire ogni dubbio doveva essere fin da subito il risultato dell’esame autoptico ma a 5 mesi di distanza il caso resta ancora un "mistero". La perizia affidata dalla procura ferrarese al medico legale Stefano Malaguti, consulente della procura ferrarese, è stata depositata martedì ma sarà resa pubblica mercoledì.

    All’uscita dalla procura il medico legale ha solo confermato l’avvenuto deposito e sottolineato che nella sua consulenza sono state fatte «valutazioni diverse» rispetto alla tesi anticipata dal pool di legali e periti della famiglia Aldrovandi, che aveva evidenziato come causa della morte una «asfissia posturale», dovuta all’«immobilizzazione forzata a terra, protrattasi per alcuni minuti, in posizione prona ed ammanettato con le mani dietro la schiena, mentre almeno un agente di polizia gravava su di lui, comprimendogli la cassa toracica».

    Il fatto. Il 25 settembre Federico trascorre la notte a Bologna con gli amici. Al rientro la tragedia. Così ricostruiva i fatti una nota della Questura: «Alle ore 6 del 25 settembre 2005 personale della polizia di Stato interveniva in via Ippodromo su segnalazione di alcuni cittadini che avevano riferito del comportamento ‘strano’ di un giovane. Durante l’intervento del personale di polizia, il giovane è stato colto da malore. Poco dopo giungeva il personale medico del 118 che constatava il decesso del giovane». Caso chiuso. Per la polizia Federico è morto nel trasporto verso l’ospedale per cause naturali.

    Il blog. Patrizia, la mamma di Federico decide a gennaio, per chiedere la riapertura del caso, di aprire un blog perché la morte del figlio non rimanga nel silenzio. Non la convince la ricostruzione dei fatti. Perché poi, quando quella notte lei chiamò in questura preoccupata per sapere se avevano notizie di Federico, le risposero di non averne? Il giovane era già morto da diverse ore e la famiglia non era stata avvertita.

    Prima del blog, mamma Patrizia e papà Lino, il 27 settembre inviarono una lettera ai giornali in cui ribadivano «massima fiducia, anche in questo momento così drammatico, nelle forze dell’ordine e nell’operato della magistratura inquirente». Da allora a Ferrara sono state diverse le manifestazioni di sostegno alla famiglia Aldovrandi, guidate anche dal parroco della città, Domenico Bedin.

    Bernardo Provenzano Superstar
    18 aprile 2006

    "Altra campana" spero tu sia soddisfatto, adesso molti potranno sapere l’altra versione dei fatti. Con stima. Paola Fagone.
    errata corrige
    19 aprile 2006, di : magister

    Si chiamava ALDROVANDI.
    STATO DI POLIZIA
    19 aprile 2006, di : Luigi B.

    Piuttosto che scrivere stando seduti in casa, e coi paraocchi, si potrebbe fare nel seguente modo: mandare il proprio nonno a vivere in un casolare a Corleone e aspettare che venga arrestato per essere un potente boss mafioso latitante, indi andare a Ferrara a seguire lo stesso percorso del povero Federico, magari facendo un pò di chiasso per far chiamare gli sbirri. Veramente si può fare in qualsiasi altra città. Gli sbirri di Ferrara non sono certo speciali. Insomma smettetela di fare le lodi del peggior stato di polizia.
Occhio alla Superstar
18 aprile 2006, di : furbetta

Ma le hai viste le foto della cattura? Ma se nessuno ti avesse messo in testa che si trattava di un boss, se non sapessi cosa significa la scritta polizia, non avresti visto, con gli occhi di una persona libera, un povero vecchietto in mezzo a dei criminali? Guarda bene le foto, sono in questo stesso sito. Ti sei mai chiesta come è stato identificato? Certo che no, perchè la giustizia sa quello che fa! Credi veramente che un vecchietto rinchiuso in una baracca senza neppure un telefono possa comandare chissà quale mafia? A proposito, qualcuno in indymedia ha affermato che era già stato arrestato il mercoledì precedente alle elezioni e che è stata spostata la notizia al dopo elezioni. Forse non sai nemmeno che a Palermo, in occasione dell’arresto, è stato esibito uno spiegamento di forze pari o superiore a quello del G8, con tanto di strade bloccate. Come lo spiegheresti, in chiave filosbirresca?
    Occhio alla Superstar
    20 aprile 2006, di : gotti

    condivido in pieno con te furbetta!!! agli altri: Non avete capito un ca..o di mafia, la mafia non e un vechietto che viene chiamato boss dei boss, ricordatevi che quelli che comandano sono e saranno sempre quelli che vestono vestito costoso e cravatta (vedi i quattro bastardi che ci comandano veramente politici di merda) comunque loro ce lanno fatta veramente a fare a tutti voi il lavaggio di cervello a credere queste cazzate.
    spiegamento di forze
    22 aprile 2006, di : Linidor formato grande

    A Palermo hanno addirittura bloccato le strade. La città sembrava sotto assedio. Tutto per un vecchietto col pannolone. Buona anche quella dei diecimila euro nel pannolone. Ai giornalisti ciechi è stata passata la notizia che stesse preparando già la fuga dal carcere. Ma se ha avuto il tempo di sistemare i soldi nel pannolone vuol dire che sapeva che lo avrebbero preso. E come mai si è fatto trovare pronto e disarmato? Mi sa che il pannolone dovrebbero metterselo i giornalisti che fanno da portavoce ai veri criminali. E quindi andare a cagare.
Bernardo Provenzano Superstar
7 maggio 2006, di : Paologiovannimaria

Se è vero che il caso non esiste, come mai il massimo esponente di Cosa Nostra viene arrestato proprio il giorno successivo alle elezioni politiche?

Risposte che vengono in mente:

- Farlo prima significava perdere il voto dei mafiosi

- L’arresto rappresenta, in effetti, la punizione per il fatto di non aver garantito l’apporto elettorale concordato.

Qualcuno ha altre idee ?

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