2. Bere e mangiare

di Sergej - sabato 12 febbraio 2005 - 3746 letture

La nostra prima parola in ceko è PIVO. La birra è davvero buona. La si beve come acqua - nei ristoranti e pub turistici costa di più l’acqua che la birra. Bicchieri di vetro da mezzo litro, la schiuma morbida. Veniamo subito coinvolti nel gioco del cambio: determinare quante corone ceke costa una cosa, fare il riporto in euro e, per quelli più anziani, la traduzione in lire italiane. Scoprire cosa costa come in Italia, e cosa "molto meno che da noi". Un euro è sulle 30 cz, un boccale di birra costa attorno ai 25 cz.

La sera del nostro arrivo capitiamo in un localino minuscolo. Si chiama Viola, proprio all’inizio di via Narodni (Nove Mesto). Accanto è un piccolo teatro, un corridoio con le locandine che pubblicizzano gli spettacoli. Riconosciamo Becket, Shakespeare, c’è un’aria molto francese. La nostra prima pivo (marca Krwovick) ci è servita da un simpatico cameriere biondo e aitante, quello che si dice "un bianco sorriso durbans". Buonissimi i broccoli con formaggio fuso, il maiale stufato con polenta di patate, rape rosse e crauti in insalata di contorno.

La nostra visita a Praha vede anche questa parallela scoperta dei vari posti in cui si mangia. Una visita nella visita. Seguiamo molto il caso, e la preferenza per i posti non frequentati da molti turisti.

Il Dinamo, il secondo giorno, è un locale modernista, colori pastello con la preferenza per il verde pisello e le cromature. Giovani cameriere sbadate vestite di nero con grembiulini da scuola. Si trova vicino al Goethe Institut, in un crocicchio di stradine e pub. Appiccicato al Dinamo, il Propaganda. Pieno di musica e rumore, la birra Gambrinus a basso prezzo, frequentato da ragazzi e ragazze più giovani. Il look completamente diverso, molto simile al Nievsky di Catania. Naturalmente a Praha, come scopriamo presto, è possibile bere e mangiare secondo i gusti di tutte le civiltà culinarie più comuni, compresa la cinese l’indiana e l’italiana.

Ci è capitato di mangiare greco a Praha, di fronte all’ambasciata tedesca e vicino all’istituto di cultura italiana. Al Faros abbiamo bevuto pilsner Urquell e vino sauvignon, mangiato musaka. La bottiglia di acqua minerale Aquila era disegnata da Pininfarina. Al termine fumato Amadis rosse e sigarilli brasiliani Tobajara - importati da una ditta tedesca. La sensazione è quella di essere in un "ristorante al termine dell’universo", per ricordare Douglas Adams, in cui tutte le lingue e le culture si fondono.

Il cafè Slavia si trova proprio vicino al ponte Legij, mantiene le caratteristiche di un ritrovo da circolo nobiliare. Un tempo frequentato da artisti e poeti, custodisce una tela famosa di Monet, "Il bevitore di assenzio" davanti alla quale è immancabile bere questo liquore che stranamente continua ad essere illegale nel resto dell’Europa. Denso e molto forte, può essere bevuto liscio oppure in cocktails dolci, o come si faceva un tempo con un cucchiaino di zucchero flambé. La kavarny Velbyba è proprio vicino al Jerome House. Uno scantinato con annessa galleria per foto e quadri. Rumore, musica di sottofondo, posto frequentato da studenti. Birra Staropramen, chilli alla carne, insalata "andalusia" con mais fagiolini patate pomodoro e lattuga.

Per chi vuol mangiare liberamente, un salto al Klaty Kriz (a piazza Jungmann 19). Si mangia in piedi, il cibo lo si acquista ai banconi serviti da signorine in cuffietta. I prezzi sono molto bassi benché siamo vicinissimi a piazza Vaclav. Mangiato delle polpette a base di pesce (karbenatek), e una frittata a base di crauti (bramborak) molto buoni. Per chi è patito della frutta, l’unico mercatino all’aperto del centro di Praha è dietro al Tesco, in via Havelska (Ceska spontelna, Nove Mesto): non ci sono molti banconi e oltre alla frutta e verdura ci sono anche abbigliamento e giocattoli, a prezzi turistici.


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