Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Guerre Globali |

Benvenuti nella quarta guerra mondiale

La quarta guerra mondiale è la normalità nel tempo del capitalismo assoluto, Costanzo Preve ne ha analizzato le dinamiche allo scopo di sostenere l’uscita dalla gabbia d’acciaio del sistema capitale.

di Salvatore A. Bravo - giovedì 28 marzo 2024 - 692 letture

Quarta guerra mondiale e Costanzo Preve

La quarta guerra mondiale è la normalità nel tempo del capitalismo assoluto, Costanzo Preve ne ha analizzato le dinamiche allo scopo di sostenere l’uscita dalla gabbia d’acciaio del sistema capitale. Essere rivoluzionari significa conservare un sano e realistico ottimismo, l’essere umano per natura è logos, pertanto nessuna notte della ragione è eterna. La quarta guerra mondiale è guerra nel senso largo del termine e, in tal senso, è un evento assolutamente nuovo nella storia dell’umanità. La guerra con le armi è solo una fase della lunga battaglia politica, economica e culturale per piegare l’umanità alla sola grammatica del capitalismo. La prima guerra mondiale (1914-1918), la seconda guerra mondiale (1939-1945), la terza guerra mondiale (1945-1989) e la quarta hanno connotati diversi. Costanzo Preve identifica le prime due con la guerra in senso stretto, le successive con la guerra in senso largo, in un crescendo di violenza economicistica e tecnocratica.

L’esito della quarta guerra mondiale non è ancora deciso, siamo dinanzi ad una soglia di imprevedibilità. Essa potrebbe portare ad un nuovo incipit nella storia dei popoli, ad un nuovo livello di consapevolezza rivoluzionaria o al lungo congelamento di ogni prospettiva storica. Il futuro si gioca nel nostro presente. La storia non è scritta nei testi sacri degli economisti liberisti, le infinite variabili, la prima è la coscienza umana, la quale è individuale e collettiva potrebbero riservare delle sorprese. L’insostenibilità-innaturalità dell’individualismo fluido e atomistico può portare ad esiti incontrollabili e reazionari. In tale cornice delicatissima è necessario intervenire per decostruire le dinamiche e le tattiche delle oligarchie in guerra contro i popoli. Il clero mediatico e accademico è parte integrante della guerra in corso. Il fine del loro intervento che in modo tentacolare raggiunge ogni cittadino mediante i media e la formazione ha l’intento di derealizzare e di impedire la comprensione radicale del periodo storico nel quale ci dibattiamo. Il pericolo è l’infrangersi tra gli scogli della menzogna pianificata. Per evitare il naufragio bisogna porre in discussione le parole del sistema. Il clero mediatico e accademico utilizza la parola “complessità”, in modo da far perire la verità storica, in modo che non si possa identificare la causa profonda prima che muove la guerra. La complessità diviene una forma di irrazionalità mascherata. Il semplicismo è ornato da una serie di valutazioni, che non smascherano mai le cause profonde del conflitto:

“Un sofisticato storico contemporaneista dirà che le cose sono più “complesse”, e sono certamente più complesse, purchè la complessità non sia ancora una volta un alibi per occultare il cuore della questione” [1].

Asservimento

L’asservimento all’economicismo rende impotenti gli stessi intellettuali complici del sistema. La quarta guerra mondiale si caratterizza per la sua ambiguità, i confini netti sono sfumati, per cui il disorientamento è tragico. I carnefici sono anche vittime, in quanto sono parlati dalla complessità senza verità. Credono nel plusvalore, mercificano la cultura e manipolano i sudditi. Sono i sicari prezzolati della cultura. L’economicismo paralizza e inibisce ogni senso critico e creativo. Il vuoto creativo coincide con l’assenza di ogni prospettiva storica progettuale. Gli intellettuali sono parte della conservazione, sono gli eunuchi che contribuiscono a censurare la verità con la guerra mediatica contro i dissenzienti. Sono a caccia di ogni “psicoreato” come Orwell ha gia descritto nel suo 1984. Gli intellettuali non trasmetono nessun patrimonio culturale, ma lo aggrediscono e lo cancellano, essi sono parte attiva del nichilismo e della mercificazione assoluta: “Gli intellettuali sono un gruppo sociale, uno dei più miserabili e servili che esistano all’interno della divisione del lavoro sociale. Essi non sono dei creatori, ma dei produttori di profili ideologici e dei consulenti subalterni di ceti politici che si riservano sempre la decisione sovrana in ultima istanza. In quanto produttori di profili ideologici e consulenti subalterni di decisioni tattiche, gl’intellettuali fanno parte di un vero e proprio clero, infinitamente più miserabile di quello medioevale, perché non tramandano neppure la cultura antica e non promuovano neppure la costruzione di cattedrali romaniche o gotiche” [2].

La quarta guerra mondiale ha la sua causa strutturale nel passaggio dal capitalismo relativo al capitalismo assoluto. Il capitalismo relativo di tipo keynesiano, quale compromesso tra il capitale e il lavoro, è oggi sconfitto dal capitalismo assoluto che cancella la lotta di classe con la colonizzazione delle menti e di ogni gesto nel quotidiano. Il capitalismo assoluto porta a termine quanto già Marx nel Manifesto del Partito comunista aveva teorizzato, ovvero il capitalismo è rivoluzionario. Il capitalismo assoluto ha divorato la coscienza infelice dellla borghesia per essere trionfo dell’aristocrazia della finanza. Ogni vincolo è strappato, ogni etica è abbattuta, in quanto i vincoli contengono la mercificazione. Finaziarizzazione e mercificazione sono i capisaldi del capitalismo. La nuova religione mondana del capitalismo insegna a disporre di sé come di una merce da vendere sul mercato. La libertà è solo valore di scambio, essa è la sostanza bellicosa del capitalismo assoluto, esso deve muovere guerra per la conquista di mercati e culture, è la sua legge intrinseca, poichè è nel nome dell’illimitato acccumulo che si autolegittima.

Si tratta di un guerra nella quale il popolo addestrato dai media e nelle scuole all’adorazione dei dogmi liberisti diviene il veicolo della guerra culturale ed economica. Tutto è guerra, la distruzione creativa è il principio che tutto muove e annienta. Distruggere la formazione, annichilire la storia e rieducare al narcisismo bieco e cieco mediante l’autopromozione “dovrebbe” nelle intenzioni delle oligarchie e dei servi (intellettuali) stabilire l’ipostatizazione dell’asservimento “volontario” ai processi capitalistici:

“In secondo luogo, il modello dicotomico Borghesia/Proletariato di tipo europeo viene progressivamente “svuotato” dal modello americano di capitalismo assoluto proprio nel corso della terza guerra mondiale. Si tratta di un fatto su cui non si è posata ancora l’attenzione degli studiosi, ipnotizzati dal fatto evidente della incontestabile vittoria con punteggio tennistico del capitalismo sul comunismo. Eppure il fatto che il “capitalismo assoluto” di tipo americano abbia vinto sul “capitalismo relativo” di tipo europeo sfugge in genere agli intellettuali intesi come gruppo sociale sono stati in larga parte vettori ideologici attivi di questa vittoria del capitalismo assoluto americanizzante nei confronti del precedente capitalismo relativo europeizzante” [3].

Messianesimo senza salvezza

Costanzo Preve ci indica il lavoro dello spirito da svolgere nel nostro tempo. Bisogna sollevare i “perché” rompere la fosca nube ideologica che grava sui popoli. La violenza non è un dato naturale; la competizione tra gli esseri umani come tra gli Stati non è iscritta nella natura, ma è il prodotto di scelte strategiche e culturali. Per cultura si intende il paradigma ideologico liberista, che rappresenta la forma culturale più regressiva mai apparsa, in quanto ha sostituito il “perché” con il calcolo economico astratto dalla sua genesi e dalle sue conseguenze; la guerra è contro la mediazione della coscienza critica:

“È infatti inutile disegnare scenari geopolitici eurasiatici di contenimento dell’impero USA se contestualmente non si apre una discussione sul perché un impero globalizzato USA che riesca a vincere la quarta guerra mondiale sia il “peggio”. Se infatti esso fosse il meglio, o soltanto il “meno peggio”, non vedrei la ragione di scrivere e pubblicare questo libro con tuti i limiti e i difetti che può avere. Di tutte le quattro guerre dell’ultimo secolo, questa è la più “culturale” di tutte, ed è addirittura più “culturale perfino della seconda e della terza” [4].

Il capitalismo assoluto cannibalizza ogni opposizione di classe e culturale. Assimila e annichilisce e nel contempo si presenta come una religione assoluta. Bisogna adorare la guerra per il plusvalore. Richiede l’olocausto e il sacrificio di sé, ogni goccia di sangue e ogni pensiero dev’essere donata del capitale. Dio geloso e malvagio il capitalismo-religione ha in odio la verità e ogni modello politico alternativo. L’aggressione bellicosa è la verità messianica del capitalismo. Il messianesimo del capitalismo deve mercificare e globalizzare la mercificazione, pertanto deve abbattere ogni relazione oblativa (famiglia, scuola, comunità politica), deve insegnare che tutto può essere immesso sul mercato per trarre profitto, non ci sono limiti, ma solo possibilità d’investimento; la vita è merce:

“La caratteristica più interessante del messianesimo USA sta nel fatto che quest’ultimo è un messianesimo senza una vera e propria promessa messianica” [5].

L’imprenditore è la divinità pagana che deve regnare in Terra, intere generazioni sono addestrate al mito dell’imprenditore, di cui i media raccontano le gesta che terminano con il saccheggio dei più deboli e dei popoli. Le imprese dei nuovi eroi sono ammantate di “belle parole”, si celano così la precarizzazione, lo sfruttamento e i genocidi in nome del capitale. Esse diventano guerre di liberazione e campagne per i diritti. La nuova religione fondata sull’illimitato non può che espandersi senza confini. L’imprenditore è dio in terra che scaccia ogni verità in nome del plusvalore.

La religione capitalistica è religione di guerra per sua struttura, essa come il dio spinoziano obbedisce al suo comandamento primo: accumulare senza limiti e uccidere, in senso fisico e spirituale, ogni opposizione. Il capitalismo assoluto è Monoteismo del denaro in guerra contro ogni vita, questa è la verità tragica del capitalismo assoluto:

“C’è però per questo una ragione strutturale di fondo. Il dio onipotente del messianesimo USA è la proiezione duplicata in cielo dell’Imprenditore Onnipotente, o più esattamente dell’imprenditore pensato come onnipotente. E dal momento che il teismo religioso è antropomorfico ed antropomorfizzante per sua stessa natura (ancora una volta Spinoza docet), non è un caso che il self made man ritenga di essere stato creato da un self made god” [6].

Il capitalismo non è una divinità, è il prodotto di processi storici aleatori, per cui è evento della storia e nella storia, non è il prodotto di forze impersonali superiori. Il grande compito per coloro che vogliono partecipare al processo di emancipazione è mostrare che esso è “umano troppo umano”, per cui l’esodo è possibile e la speranza di una nuova prospettiva storica si può costruire partendo dallo svelamento della divinità del capitale come umana, storica, bugiarda e ideologica:

“L’esito della quarta guerra mondiale, infatti, non è stato ancora deciso. È questa infatti l’idea-forza da cui partire. Se infatti pensiamo in cuor nostro che sia già stato deciso, o nella forma “positiva” apologetica diretta neoliberale (l’impero USA è il migliore dei mondi possibili, oppure, ma è lo stesso, il meno peggiore dei mondi possibili), o nella forma negativa dell’ineluttabilità contro cui sarebbe inutile opporsi (l’impero USA incarna la Tecnica Inesorabile della Modernità posmoderna, e contro la Tecnica nessuna resistenza è possibile), si diventerà preda di quella generalizzata sindrome di impotenza preventiva che è uno degli elementi costitutivi del carattere “culturale” dell’impero stesso” [7].

Alternativa alla morte del pensiero

Per rompere con gli automatismi naturalizzati del capitalismo è necessario testimoniare nuove grammatiche di vita. Non è sufficiente la critica, la qualcosa non è poco nel tempo della religione capitalistica, ma bisogna testimoniare che forme di vita qualitativamente migliori sono possibili e reali. L’autopromozione acritica di stampo liberista non è un destino ma una scelta, in cui il soggetto è sempre perdente.

Il caso Assange

La religione missionaria del capitalismo USA non promette la salvezza ma l’accumulo e la morte delle relazioni umane. Il capitalismo assoluto non promette la salvezza, ma l’accumulo crematistico sotto il quale restare schiacciati e congelati dall’inverno dello spirito. Siamo dinanzi ad un bivio: morte-vita, irrazionale- logos. Siamo corresponsabili del deserto che avanza; le scelte personali non sono mai neutre, esse possono essere il veicolo del “niente” o essere punti ottici che segnalano nuove grammatiche di vita:

“E tuttavia la sola alternativa alla morte spirituale ed alla stupidità politicamente corretta sta nel cominciare a pensare la natura di questa quarta guerra mondiale in corso. Se non ci si impadronisce dei tre concetti di capitalismo assoluto, di imposizione di un’unica grammatica delle forme di vita ed infine di colonizzazione occidentalistica forzata della vita quotidiana, non si può iniziare neppure la discussione” [8].

Il caso Julian Assage (che ha reso pubblici 700.000 documenti sui crimini della quarta guerra mondiale degli USA) dimostra che la contraddizione al sistema è possibile. J. Assange svela la nullità del clero mediatico e accademico. Egli è la contraddizione non preventivata dal sistema, è lo smacco alla pianificazione del capitalismo assoluto, il quale occupa ogni spazio di potere, ma ciò malgrado la coscienza etica resiste, avanza e agisce.

Ogni cittadino senza toccare le vette raggiunte da Julian Assange può diventare veicolo di contropotere e di rielaborazione delle grammatiche del dominio, ciò che è richiesto a coloro che “sentono” lo scandalo del capitalismo è di testimoniare l’opposizione con la teoria e con la prassi. Uscire dall’isolamento e federarsi è il modo più efficace per rompere la logica del pensiero-monoteismo unico e ciò può essere d’ausilio per affrontare le potenziali aggressioni del “politicamente corretto”. L’opposizione alla Religione capitalistica non deve cadere nella generalizzazione e nel giudizio sui popoli. Abbattere un modello culturale, denunciarne le contraddizione è operazione etica e politica e non di livore irrazionale:

"La resistenza si esercita contro la religione imperiale della Missione Speciale, non contro l’America, il popolo americano nel suo insieme e la cultura americana come tale. Se si è contro Franco non per questo si è anti-spagnoli, se si è contro il sionismo non per questo si è anti-semiti, se si è contro Stalin non per questo si è anti-russi (o anti-georgiani), se si è contro Mussolini non per questo si è anti-italiani. È quasi ridicolo dover ricordare queste banalità, ma ci troviamo oggi in una tale situazione di barbarie e di manipolazione da dover ricordare continuamente anche elementari ovvietà. È invece necessario rilevare (e faccio qui riferimento a temi anticipati nel § 17) che la teoria dominante nel movimento anti-globalizzazione non è in grado di comprendere i termini del problema. Come ha recentemente rilevato in un lucidisimo contributo Danilo Zolo, il movimento detto no-global ritiene che la globalizzazione capitalistica sia escludente, cioè escluda politicamente ed economicamente i popoli e gli stati, laddove al contrario secondo Zolo (ed io concordo pienamente) essa non è affatto escludente, ma è includente. Essa “include”, ovviamente in forma subalterna e con grandi differenziali di ricchezza e tecnologia, il più possibile di popoli e di stati, distruggendo le identità nazionali e le sovranità statuali. Bisogna dunque favorire l’esclusione, nella forma della secessione politica, economica e culturale, non chiedere pietosamente l’inclusione. Bisogna favorire alleanze, federazioni, confederazioni, ecc., di stati, popoli e nazioni che siano disposti a resistere all’impero della Missione Speciale, non chiedere in modo querulo di esservi “inclusi” [9].

In ogni momento della nostra vita ci è dato di cambiare percorso, siamo responsabili del futuro dell’umanità e delle nostre comunità. Riappropriarci dell’intelligenza critica e progettuale è il primo passo verso l’esodo dal capitalismo assoluto. La quarta guera mondiale è dinanzi a noi, siamo tutti in troincea, essa noin è la guerra mondiale a pezzi, ma un dispositivo di guerra totale che coniuga conquista culturale con l’invasione di territori e popoli. Una cultura umanistica e marxiana capace di trascendere inutili contrapposizioni è l’arma più efficace per fondare oasi di pace e creatività critica con le quali neutralizzare il deserto che avanza nella forma della quarta guerra mondiale.

[1] Costanzo Preve, La quarta guerra mondiale, edizioni all’insegna del Veltro

[2] Ibidem, pag. 171

[3] Ibidem, pag. 134

[4] Ibidem, pp. 135-136

[5] Ibidem, pag. 158

[6] Ibidem, pp. 155-156

[7] Ibidem, pag. 148

[8] Ibidem, pag. 182

[9] Costanzo Preve, La crisi culturale della terza età del capitalismo. Dominanti e dominati nel tempo della crisi del senso e della prospettiva storica, Petite Plaisance, Pistoia 2010, pag. 21


- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -