8. Benvenuti nel non-luogo

di Sergej - sabato 12 febbraio 2005 - 3965 letture

Di notte Mala Strana, ai piedi del Hrad, si popola di barboni. I contenitori dell’immondizia straripano. Negli angoli l’odore intenso di urina umana. E’ una Praha diversa quella che a volte solleva il velo. I turisti sono impegnati a lampeggiare con i flash delle macchinette fotografiche. Ce ne sono alcuni che usano il cavalletto per immortalare le statue del Karluv most. Gruppi di giovani suonatori ambulanti creano coaguli di turisti e di musica. Seduti sul lastricato del ponte, cantano nenie ceke e strimpellano ritmi slavi, oppure con violini e fiati ripassano melodie di musica classica. Sulla riva orientale, proprio attaccato all’inizio del Karluv most, una fila di ragazzini perquisiti da dei buttafuori vestiti di nero e con auricolare all’orecchio, le magliette strette e nere sui muscoli abbronzati e tatuati. La scena di un film.

L’occidentalizzazione ha creato lo strano melange che è possibile ritrovare in qualsiasi città turistica, che si chiami Venezia o San Marino o Istanbul. Vetrine di negozietti con souvenir per turisti di ogni nazione. I turisti, in base alla nazione di appartenenza, si aspettano di trovare determinate cose. Gli italiani le scritte in italiano con le parole magiche "pizza" e "caffè espresso". I tedeschi gli orribili boccali da birra decorati. E poi matrioske per tutti i gusti, da quelle classiche con la donnina stupidotta e lo sguardo fisso, alle moderne interpretazioni con personaggi presi dal mondo del calcio (il Milan, l’Inter, La Roma, il Liverpool ecc.) e dalla politica show (Clinton). Le palle in vetro con la neve. T-Shirt per tutti i gusti: raffiguranti Kafka, paesaggi di Praha, rosse con la scritta CCCP. Negozietti che promettono cristallerie di Boemia, porcellane, manufatti moderni in legno di gusto scandinavo.

I barboni e i turisti. Ovunque identici, in qualsiasi città occidentale li trovi. Dovrebbero essere interdetti (i turisti), con le loro macchinette ridicole, abbigliamenti insulsi, chincaglieria stucchevole. Intasano ogni angolo delle città.

Il Tesco, tra via Spalena e via Narodni, è un magazzino come può essere Coin o Rinascente. Un minuscolo Lafayette. Da Tesco trovi gli stessi identici oggetti, le stesse marche, gli stessi dentifrici di un qualsiasi supermarket occidentale. Campagna internazionale per la derattizzazione del consumatore globalizzante dagli ambienti metropolitani.

Praha è entrata insomma appieno nel non-luogo Europa. Dimensione geosociale più che geopolitica, costruita per i capitali senza fissa dimora e soprattutto per le merci che camuffano l’inappartenenza proprio nel momento stesso in cui si griffano. Merci che si smaterializzano, che si svincolano dalla distanza, dalla fonte di produzione. Nel non-luogo Europa ci si sente "a casa" dappertutto - anche perché non si ha più casa. Dopo i processi di sradicamento degli anni Sessanta, i processi di spossessamento avviati negli anni Novanta.

Se, nella fase precedente, i colpiti erano stati classi contadine (operaizzazione forzata) e classi piccolo borghesi (statalizzazione, la creazione del ceto degli impiegati statali e delle strutture collegate comprese ad esempio facoltà universitarie come scienze politiche); ora, in questa fase, ad essere colpita è la medio borghesia deprivata della giustificazione nazionalista cerca di rifarsi delle perdite delle certezze con il regionalismo. Il regionalismo diventa l’unica risposta che tali ceti trovano (viene fatta loro trovare) alla crisi degli Stati-nazione.

La Repubblica Ceka oggi si trova nella stessa delicata situazione geopolitica in cui si trovò quando Hitler ingurgitò l’Austria. Uno sperone incuneato all’interno del territorio tedesco, pronto a essere spazzato via, una lingua tagliata. Quale Europa si sta costruendo, perché, con quali caratteristiche: che ha, che vorremmo abbia, che volevamo avesse avuto?

Oggi il salario medio nella Repubblica Ceka è di 450 euro. L’inflazione galoppa. Con questo livello di vita almeno la metà più basso rispetto a quello dell’Europa opulenta, Praha si è aperta all’Europa sobbarcandosi un doppio processo di ristrutturazione: quello che l’ha portata a smantellare tutti i servizi e le produzioni "obsolete" e legate al sistema di produzione ex sovietico; e quello che ha fatto di Praha una specie di lunapark per turisti. Gran parte dei giornali sono stati acquistati dai tedeschi, la televisione più seguita trasmette partite e il meteo con le spogliarelliste. Il giornale più venduto è una specie di Cronaca Vera di tendenze reazionarie e con nudi di copertina. Corruzione, delinquenza, persino attentati dinamitardi in piazza Vaclav a opera della nuova mafia. Prostituzione, casinò a ogni angolo, nuovi ricchi che esibiscono costosissime abitudini occidentali impossibili per i ceki normali. L’apertura turistica è stata l’unica chance che aveva la giovane repubblica per sfuggire in parte alla crisi economica e se il risultato è stato quello di rimettere in piedi Praha, renderla di nuovo accessibile, ristrutturare case, colorandola - i prahesi lamentano un abbellimento che ha appiattito Praha a Vienna -, mi sembra una cosa positiva. Nonostante tutto, e purché questo sia solo un primo passo e non ci si limiti a questo.

I giovani prahesi si incontrano con i giovani europei nei pub, negli ostelli, per strada. I pub sono i luoghi di ritrovo e di scambio di quest’epoca. La stessa funzione che ebbe un Café Slavia per gli scrittori e artisti degli anni Venti del secolo scorso. Praha conosce all’inizio del Terzo Millennio una rinascita probabilmente paragonabile a quella conosciuta negli anni Venti: i frutti li vedremo probabilmente tra qualche decennio.


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