La risposta concreta alla globalizzazione è la solidarietà internazionale
Il paradosso della globalizzazione è il ritorno della coscienza di classe del proletariato
che si estende e si allarga dai disoccupati e precari fino a rodere una classe borghese
sempre più striminzita. Forse la coscienza deve ancora rimaturare; certo è che i numeri
del disagio salariale stanno diventando impressionanti. Ciò che scuote chi studia questo
fenomeno sociale è il continuo arretramento dei diritti di tutela del lavoro, delle pensioni
e dell’assistenza sociale.
In Italia i problemi di democrazia sindacale testimoniano la profonda frattura tra chi
dirige e contratta e i lavoratori contrattati. Peccato che in ogni congresso, non appena si
abbandona l’ambito aziendale e provinciale, questa frattura scompare e le questioni
essenziali diventano le banali spartizioni politiche delle poltrone nella struttura. Anche
negli Stati Uniti dove la “working class” che già non gode di un sistema sanitario
nazionale né di una previdenza pubblica (grande anomalia nel mondo industrializzato), i
dirigenti nazionali delle grandi “Union” come quella dei metalmeccanici (United Auto
Workers) affrontano con ipocrisia le pianificazioni industriali che portano al taglio di
migliaia di posti di lavoro e al peggioramento dell’assistenza sanitaria e pensionistica.
I lavoratori americani hanno nella contrattazione collettiva la salute e le pensioni e questo
li rende ancora più indifesi in balia dei sindacati tradizionali. Gli autoworkers italiani, i
nostri metalmeccanici hanno ottenuto un contratto beffa. Queste sono le parole della
“base”: “La Cub considera fortemente negativo l’accordo stipulato tra padronato e
CGIL, CISL e UIL. Gli stipendi reali sono stati ridotti perché l’aumento del costo della
vita, fino a marzo 2007, sarà ben più alto dei pochi euro concessi da Confindustria.
L’aumento effettivo è di 55€ mensili lordi (37 netti) medi sui 30 mesi. L’una tantum degli
arretrati non recupera la perdita del potere di acquisto degli anni scorsi.
Addirittura gli stipendi reali sono stati ridotti perché l’aumento del costo della vita, fino a
marzo 2007, sarà ben più alto dei pochi euro concordati. Niente è stato fatto per
contrastare il lavoro precario (solo l’istituzione di una commissione: altre poltrone ?)
mentre hanno prolungato il periodo di apprendistato fino a 5 anni. Ha vinto ancora una
linea subordinata agli interessi dei padroni a scapito della tutela delle retribuzioni e
delle condizioni di lavoro dei metalmeccanici”.
Eppure i media hanno salutato la fine di un conflitto costosissimo (oltre 40 ore di
sciopero in tutta Italia) come di una vittoria per i 100€. Le critiche partono dalla base in
modo democratico e radicato nei luoghi di lavoro.
Le RdB-CUB, in Italia, propongono il ritorno della scala mobile e del sistema retribuito
per le pensioni con il coinvolgimento di tutta la società con la costruzione di un
movimento di massa e popolare contro il carovita e la perdita di potere d’acquisto di
salari e pensioni. Anche negli USA, la base si agita e si organizza in una nuova alleanza
di solidarietà dei lavoratori (WORKERS SOLIDARITY ALLIANCE-USA)
rinnovando così le migliori tradizioni delle lotte operaie.
Come ogni fenomeno di crescita democratica, anche la rappresentanza sindacale vive le
sue fasi di corsi e ricorsi storici. Le dittature medianiche e strutturate nelle clientele e nei
poteri economici del terzo millennio sono destinate a cadere. I focolai del disagio sociale
e salariale divampano nelle nei posti di lavoro e si uniscono, amplificandosi, con i senza
reddito, con i senza assistenza, con gli invisibili della società moderna.
Per approfondire:
www.rdbcub.it
www.flintsolidarity.org
www.soldiersofsolidarity.com
http://futureoftheunion.com