Il 27 febbraio scorso a Bari è stata indetta la "giornata regionale contro la tratta delle donne" ed una catena umana ha attraversato il centro cittadino dalla stazione ferroviaria al porto...
Si è manifestato contro un fenomenoterribile che vede in tutta la Puglia, come nel resto del territorio italiano, tantissime ragazze provenienti dai Paesi più poveri come Nigeria, Romania ed Albania, sfruttate per fini sessuali.
Slogan dell’evento è stato "Liberiamo la speranza" ma affinchè tutti i giorni dell’anno siano contro la tratta è necessario l’impegno costante delle associazioni e delle istituzioni.
Per raggiungere tale obiettivo occorre guardare oltre le faziosità politiche. Così hanno aderito figure della Sinistra come Divella, presidente della Provincia di Bari, e Vendola, candidato alla Presidenza della Regione Puglia, per i Verdi Donato Cippone e per la Destra il Presidente dell’Autorità Portuale, Dott. Affinita, che ha concesso lo spazio dove si è conclusa l’iniziativa.
Nella sala al primo piano del terminal degli arrivi i partecipanti all’evento hanno "spezzato" le catene della schiavitù. A seguire diversi interventi tra cui quello dello scrittore-magistrato barese Gianrico Carofiglio ("Ad occhi chiusi", "Testimone incosapevole"), la Presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità, Nunzia Bernardini, e la Presidente dell’Associazione Giraffa, l’Avv. Maria Pia Vigilante.
Iniziativa organizzata in collaborazione con il Dipartimento delle Pari Opportunità e dall’associazione Giraffa che ormai da anni gestisce in Puglia il servizio del Numero Verde Anti Tratta 800 290 290.
Un numero che può rappresentare una via d’uscita per molte donne rimaste impigliate nella rete dello sfruttamento della prostituzione, la speranza di un futuro in cui riconquistare la libertà e la dignità ed intraprendere un percorso di autonomia integrandosi nella società e nel mondo del lavoro.
Giraffa Onlus è un’associazione di donne impegnate a favore di donne in difficoltà. Una solidarietà tutta al femminile caratterizzata da determinazione e spiccata sensibilità.
Diverse le campagne di sensibilizzazione e di comunicazione promosse da Giraffa sul territorio barese, ricordiamo lo scorso anno "Vele contro la tratta", regata organizzata in collaborazione con il C.U.S. di Bari.
In ogni iniziativa vi è un coinvolgimento tale che mostra attenzione nei confronti di una tematica che non possiamo far finta di non vedere come vorrebbe invece l’attuale Governo per cui tutto si risolverebbe riaprendo le case chiuse o istituendo quelle tremende galere chiamate CPT (centri di permanenza temporanea).
Come se il problema fosse "ripulire" le strade e con loro le nostre coscienze, illudendosi di limitare, attraverso i controlli sanitari, la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili.
Peccato che in Puglia i controlli sullo stato di salute non avvengano nemmeno nel caso dei lavoratori che manipolano gli alimenti. Il libretto sanitario è solo una formalità che si limita a verificare che gli addetti ai lavori conoscano le regole di igiene senza sottoporli ad analisi. Cosa farebbero con le ragazze costrette a prostituirsi? Chiederebbero ad ognuna se usano le "opportune precauzioni"?
Preoccupazioni che esulano il porsi la questione se chiudere queste ragazze nelle case chiuse non escluderebbe loro qualsiasi possibilità di sottrarsi allo sfruttamento. Senza pensare all’idea vergognosa che tale legge rappresenterebbe la legalizzazione del traffico di donne e la mercificazione dei corpi, andando contro ogni diritto della dignità umana.
L’unica spiegazione plausibile a queste proposte assurde è riconducibile ad una questione economica: riaprire le case chiuse significherebbe rendere lecita la prostituzione e quindi un’attività molto fruttuosa soggetta a tasse che rimpinguerebbero le casse dello Stato.
Non occorre aggiungere altro...