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Ballo, Penso


Il suono e il mio cuore vanno di pari passo. Un basso, un battito. Se il basso accelera il mio cuore pure. Apro gli occhi, non lo facevo da ore. C’è poca luce, tanto fumo e polvere nell’aria, accanto a me una piccola folla disordinata e vestita di scuro si muove a ritmo, balla. Davanti a noi un muro di casse, alte 2 metri e lunghe una ventina, distribuiscono musica tekno ad alto volume, la musica è spezzettata, veloce, ossessiva. Mi avvolge.
lunedì 1 ottobre 2007, di Tano Rizza - 823 letture

Il suono e il mio cuore vanno di pari passo. Un basso, un battito. Se il basso accelera il mio cuore pure. Apro gli occhi, non lo facevo da ore. C’è poca luce, tanto fumo e polvere nell’aria, accanto a me una piccola folla disordinata e vestita di scuro si muove a ritmo, balla. Davanti a noi un muro di casse, alte 2 metri e lunghe una ventina, distribuiscono musica tekno ad alto volume, la musica è spezzettata, veloce, ossessiva. Mi avvolge.

Sono dentro ad un capannone, in una fabbrica abbandonata. Accanto a me i miei amici ballano, anche loro ad occhi chiusi. Sono come automi. Alzo lo sguardo, il tetto è bucato e attraverso le fessure vedo che è già giorno. Abbasso lo sguardo, altrimenti sto male. Per terra c’è un misto di calcinacci, polvere e sabbia. Sono otto ore di fila che ballo, non sono stanco. Però devo staccarmi dalle casse, fare un passeggiata. Attraverso il capannone, c’è gente collassata ovunque. Non devo fare quella fine mi ripeto, non devo fare quella fine.

Esco, sono fuori dalla fabbrica. Vedo Mattia, mi avvicino. Ha lo sguardo lucido, spiritato. Mi ficca un cristallo di md in bocca, mi dice che è la mia colazione e che il mio viaggio non è finito. Ha ragione. Lo ingoio, continuo. La botta sale piano, mi sento come un mantello che mi avvolge il cervello. Vado verso il nostro furgoncino, fra un paio di ore si riparte. Dentro c’è Sandro che dorme, non regge mai nulla. Apre gli occhi e mi fa un cenno con la mano, mi sorride. Penso. Si continua, un altro teknival, altra autostrada, altra città, stessa musica, stesse sensazioni, bene. Penso, mentre la botta sale, penso. Un mese che viaggio alla ricerca di chi sa cosa, avrò dormito una decina di ore in tutto. Mi rendo conto che fisico e cervello stanno cedendo. Il viaggio post-laurea. La laurea in legge, come voleva papà. Ho un altro mese davanti, devo decidere che fare del mio futuro. Non ho mai pensato così tanto in vita mia. Non capisco se i miei pensieri sono sinceri, la chimica me li altera, devo decidere.

Ritorno dentro. Non ha senso stare in disparte, come una calamita il suono mi attira verso le casse. Torno alla mia postazione, accanto a me Liza e Pino, mi da sicurezza ballare in mezzo ai miei amici, mi sento protetto, sono i miei compagni di viaggio. Sono come loro, anzi no, sono uno di loro. La botta sale, chiudo gli occhi,torno a seguire i fili della musica e dei miei pensieri, in un mese avrò pensato quanto in tutta la mia vita.

La chimica e la musica, ottimi additivi per pensare.


Questo racconto è stato pubblicato per Anonima Scrittori, all’interno del progetto Modica Quantità.

link al sito dell’Anomima Scrittori http://www.anonimascrittori.it/

link al progetto(pillole arancioni): http://www.anonimascrittori.it/modica/index.php

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