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Balabiott o ganassa?

Possiamo avere fiducia in questi politici e in questa politica? o dobbiamo dire: “Io con questa gentaglia non voglio più averci a che fare?” e così dare corpo a un sentimento diffuso di liberazione?
di Massimo Stefano Russo - mercoledì 21 agosto 2019 - 517 letture

Cosa accadrà dopo il 20 agosto nella politica italiana?

I politici italiani, nel surgelamento di una politica che porta le notizie a sobbalzo ritardato, rimangono maestri di accortezze barocche.

Il Comandante Supremo si raggira a piede libero sornione, con sorriso furbesco e voce stridula. Dà conferenze stampa, dove non sa neppure lui se parla con se stesso o se qualcuno lo sta ascoltando così va parlando: “Non un monocolore grillino, bensì dei grillini nel monocolore”.

Chiusi gli occhi, una goccia di sudore lungo la tempia, respiro profondo e sussurro di un’incomprensibile litania, diede la notizia strabiliante, pronunciata con lingua biforcuta: “un monocolore è un governo formato da uomini di un solo partito, dove anche noi governiamo, ma non assumiamo responsabilità per quello che faremo governando “.

Ma che ci viene a dire? Ci prende in giro o cosa? Ha concepito simili idee per ispirazione divina? Avrà fatto visita all’astrologo, si è rivolto a un indovino? Il fattore principale che consente la prosperità economica di una nazione è la capacità di dare e ricevere fiducia. Un alto tasso di fiducia favorisce gli scambi a tutti i livelli. Non a caso Germania e Stati Uniti su questa base, nel tempo hanno dato origine a una prosperità economica veloce e impressionante rispetto ad altri paesi.

La reciprocità favorisce la condivisione delle potenzialità più alte, a partire dalle situazioni ordinarie e gratuite del quotidiano, dove anche senza competizione si dà la possibilità di trasmettere un patrimonio di conoscenze alle generazioni successive.

Possiamo avere fiducia in questi politici e in questa politica? o dobbiamo dire: “Io con questa gentaglia non voglio più averci a che fare?” e così dare corpo a un sentimento diffuso di liberazione?

“Dovrebbero marcire nella melma quei porci!”. Quante volte negli ultimi decenni si sono sentite ripetere parole d’ordine di questo tenore?

La mobilità e il cambiamento sono positivi. L’Italia vincente è fatta di imprenditori straordinari capaci di conquistare mercati lontani, con professionisti che primeggiano nelle classifiche internazionali. Ma viviamo in un’epoca dove il futuro non è più il luogo della speranza e fa paura.

Se la narrazione si sposta dal presente al futuro spetta alla politica il compito di comprendere e affrontare questa paura. Da dove ripartire? Con coraggio bisogna essere capaci di sfidare un mondo che si è fatto più duro e difficile e proteggere dalle ingiustizie del presente. Ma se la tecnica sostituisce il pensiero politico e non si tiene conto che l’innovazione tecnologica agisce sull’uomo si rinuncia alla politica stessa.

Il Comandante Supremo, visto che la discriminazione tra l’amico e il nemico è essenziale per il politico, ha bisogno di un nemico e se lo dove trovare. Sloggiare i politici dal Parlamento e sostituirli con voci della società civile? La migliore società civile è quella che è già in Parlamento o è quella che andrebbe a sostituirla?

Quale qualità possiamo attribuire e confermare alla passata compagine giallo-verde?

Non si può non rimanere sorpresi di fronte alle analisi improvvisate, di commentatori, politici e tecnici che forse per il fatto di essere stati colti di sorpresa, in modo del tutto surreale e rapido, non riescono a dare una narrazione/spiegazione adeguata ai cambiamenti in atto.

Libertà e democrazia sono fatte di valutazione, studio, discussione, tentativo di convincere e di farsi convincere.

I burocrati dell’Europa (un esercito di ben 43.000 su una popolazione di 503 milioni di abitanti!) sono dipinti come diabolici, onnipresenti e opprimenti. Tarpano le ali dell’Europa. Ma si possono addossare a Bruxelles responsabilità prese dagli Stati nel firmare accordi e sottoscrivere trattati? Il popolo ha sempre ragione! Viva la democrazia diretta!

È radical chic ricordare che già nell’agorà di Atene, nella Grecia di Pericle, furono ben poche le volte che le decisioni furono prese direttamente dal popolo, mentre oggi evocare forme di democrazia diretta nasconde per lo più tendenze bonapartiste?

Belin ”semm minga chi per divertiss”.



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