Babe il maialino ha la febbre

Ormai ci stiamo abituando ai vari allarmi alimentari, si ripetano con una certa frequenza, come i mondiali di calcio.
di Fabrizio Cirnigliaro - mercoledì 29 aprile 2009 - 1685 letture

‘“Creare la coscienza di quello che mangi è una responsabilità verso il mondo”’

Queste parole non sono farina del mio sacco, ma di Michael Pollan, autore de ”Il dilemma dell’onnivoro”. I servizi che sono andati in onda questa settimana su striscia la notizia riguardanti Ferran Adria e la cucina molecolare non aiutano certamente a creare questa coscienza. Purtroppo i mass media hanno 2 approcci per trattare questi argomenti. Servilismo o “giornalismo col bazooka”! Il metodo utilizzato da Striscia sicuramente non ha lo scopo di realizzare una critica costruttiva, un servizio fatto così non serve ad informare.

Hanno lanciato un’accusa al “più grande chef del mondo” per l’utilizzo degli additivi chimici nel suo ristorante e a tutti quelli che “sposano” la filosofia della cucina molecolare. Affermare che il consumo di pietanze che contengono questi additivi possono causare la morte mi è sembrato un pò azzardato. Mi è sembrato che questa volta l’hanno sparata un pò grossa.

Di ieri invece la notizia della febbre suina. Dopo la mucca pazza e l’influenza aviaria anche i suini si ammalano e l’uomo va nel panico. Per adesso ci stanno dicendo di stare tutti tranquilli, probabilmente questa volta non ci sarà nessun conduttore di telegiornale che mangerà una costina di maiale in diretta per tranquillizzare i telespettatori. Pensavamo che il maiale fosse un “portatore sano di prosciutto”, mai avremmo immaginato che un giorno diventasse portatore di virus mortali.

Ormai ci stiamo abituando ai vari allarmi alimentari, si ripetano con una certa frequenza, come i mondiali di calcio. Non abbiamo più punti di riferimento. Ma è normale che per capire da dove arriva il cibo che consumiamo nelle nostre tavole dobbiamo affidarci alle inchieste giornalistiche?

Ultimamente c’è stata un attacco collettivo di fobia per i carboidrati. La pasta e il pane che erano alla base della dieta mediterranea adesso sono diventati la causa dell’obesità. Quello che mi spaventa è il cambio improvviso e radicale nelle abitudini alimentari di un popolo.

Si è persa la tradizione, la saggezza culinaria ereditata dai nostri nonni. Ma l’industria alimentare conta proprio sulla nostra ignoranza. Glutammato monosodico, grassi idrogenati, sciroppo di glucosio, trigliceridi, sono solo paroloni inutili.

La tecnologia non sempre da una mano, con il microonde ad esempio anche un bimbo di 8 anni può diventare un cuoco. Alcune donne invece si affidano a robot da cucina come il Bimby, perdendo l’abitudine e il piacere di cucinare. Quando io ero un ragazzo si stava tutti a tavola insieme, sia a pranzo che a cena, le pietanze, tranne casi eccezionali, erano uguali per tutti. Adesso in una cena tipica familiare potremmo trovare la mamma che non mangia niente di quello che cucina perché perennemente a dieta, il padre col diabete, il figlio vegetariano, la figlia che mangia sempre pizza e le sole verdure che riesce a mangiare sono le patatine fritte e il pomodoro se trasformato in ketchup. Come ci siamo ridotti in questo stato?

La settimana scorsa la Regione Lombardia ha approvato una “Legge Anti-Kebab”, ma per evitare di punire direttamente i Kebab (con le conseguenti polemiche razziste) la normativa colpisce anche le gelaterie, pizzerie da asporto, paninoteche etc etc. Ma se in una città come Milano ci sono 300 Kebab forse c’è un problema di cultura alimentare.

I clienti di questi esercizi non sono tutti arabi, molti sono italiani. Io non vedo molta differenza fra questi panini e quelli venduti da McDonald, si tratta sempre di Fast Food. Se per cercare di limitare la vendita di questi alimenti deve intervenire la Regione, emanando una legge su misura, direi che la situazione è allarmante.

Credo che sarebbe più utile sensibilizzare le persone sull’alimentazione, incominciando dalle scuole. In passato si diceva “Una risata vi seppellirà”, domani forse sarà un panino ripieno. Buon appetito!


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