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BULGARIA: Tempi scimmieschi - la risposta artistica di Nicolai Panayotov


La nostra corrispondente dalla Bugaria Anna Georgieva ha visitato l’ultima mostra dell’artista Nicolai Panayotov a Sofia.
sabato 18 novembre 2017 , Inviato da Emanuele G. - 1219 letture

Il mio primo incontro con le opere dell’artista Nikolai Panayotov si è svolto nella sala del Teatro di Opera di Sofia da 2010 a 2013, quando sono state presentate le quattro opere del ciclo di Richard Wagner " L’anello di Nibelungo".

Ho scritto in un articolo pubblicato su Giro di Vite:

" L’artista bulgaro, che vive da anni a Parigi è stato ivitato a creare la scenografia e costumi – posso dire che il suo lavoro è un contributo veramente innovativo al concetto generale del regista. Il 22 maggio 2010, la prima del prologo “L’oro del Reno”, ha mostrato una prospettiva radicalmente nuova – interpretazione che legge la profondità filosofica dell’opera dal punto di vista del 21° secolo. "

Nella Opera nazionale mi parlavano tanto su Panayotov.

Sono stata entusiasta del suo talento scintillante - una scenografia pulita, che sottolinea il dettaglio più importante - l’anello, trasformandolo in un sogno brillante o in una volta minacciosa che scende sui destini degli eroi. L’anello - sempre presente in tutti colori del arcobaleno sotto i riflettori. Un ambiente palcoscenico che fornisce spazio tanto necessario oggi per le opere di Wagner, dove una singola aria non esiste come momento attraente musicale, ma è uno degli elementi della narrazione generale.

Scenografia che offre spazio dove gli eroi possono muoversi su palco e cosi l’opera Wagneriana pesante di 6 ore diventa molto più attraente per l’occhio del pubblico moderno. I costumi meritano un’analisi speciale - altamente individualizzati, sono infatti fuori dai tempi - ma incorporati nel racconto scuro, un mistero della natura umana che cambia - può succedere ieri, oggi, domani – ovunque.

Ora, mentre scrivo queste righe, vedo davanti me i personaggi di Wagner, trasformati in archetipi delle eterne passioni umane che ci distruggono, ma non possiamo liberarsene, perché non vogliamo. Miei amici hanno visitato una mostra con progetti sul L’anello di Nibelungo. Non sono riuscita a andare e l’incontro con l’artista è scivolato via. Infine nell’ottobre 2016 sul suo muro di FB Nikolai Panayotov ha messo una foto di una piccola chiesa dalla città di Sevlievo con l’immagine di Santa Petca su qui è dedicata. Santa Petca, con croce e un rotolo nelle mani, è dipinta sull’entrata della chiesa. . Due angeli sorridenti detengono una corona sopra la testa della santa. Una vite con uva e rose intorno all’entrata ricorda di un elemento, innominato ’alafranga’, usato dai pittori della Rinascita bulgara.

In accordo con canone ortodosso la nuova chiesa di Sevlievo fu santificata il giorno 7 ottobre, la festa della Santa Petca. Già in Parigi Nikolai Panyotov riceve una foto dove il suo murale viene eliminato con vernice bianca. Anche legge un testo in un sito ortodosso, dove scrivono che la sua ’immagine della Santa Petca non è dipinta sul canone ortodosso. L’artista è stato molto sorpreso, perché il suo progetto è stato approvato in anticipa dai gerarchi della chiesa e dopo Nikolai ha cominciato dipingere il suo dono per la mura.

Il suo timeline su FaceBook era sopraffatto di indignazioni degli amici ed ammiratori. Ho commentato anche io, scrivendo che se i pittori del Medioevo avessero seguito ciecamente il canone religioso, non ci sarebbe Rinascita. Diversi canali televisivi e giornali supportarono l’artista.

Ho deciso scrivere anche io, perché nella società bulgara oggi democrazia, tolleranza e rispetto al diritti umani sono diventati le parole vuote. Il mio testo "Le riflessioni di un non-laico” è pubblicato sul quotidiano online "Factor" e nel giornale settimanale "Superiore a 55". Con un parallelo di immagini già conosciute della Santa Petca ho cercato di respingere le accuse ingiustificate. La mia tesi principale era che la colpa sempre è personale e doveva essere assunta di tutti nella gerarchia ortodossa coinvolti nell’omicidio della immagine della Santa.

Dopo tante proteste pubbliche nel radio, televisione, stampa - nessuna assunzione di colpa, nessuna scusa dal parte della Chiesa ortodossa bulgara. “Normale” comportamento anche delle istituzioni statali che impedisce alla società bulgara di trovare la strada giusta.

Ho cercato sapere di più sull’artista, il suo sito www.npanayotov.com offre l’opportunità. L’artista bulgaro è laureata presso l’Accademia di Belle arte di Sofia - pittura murale. Una delle sue prime opere monumentale è nel Ministero della Difesa.

La tela delle sue opere è coinvolta con sempre più elementi. L’immagini di persone, non sono percepibili a prima vista, un caos apparente come la propia vita, dove emergono segni che non hanno una sola lettura. Lo spettatore può trovarli o no, ma in ogni caso è coinvolto in un mistero che lo rende complice all’artista.

La casa artistica di Nikolai in Bulgaria "La scuola bianca" si trova in villaggio Stokite, dove ogni estate più da tre mesi lavora con sua moglie l’artista Larisa Ilieva. Anni fa ha comprato una scuola abbandonata - mancano allievi - trasformandola in galleria e luogo per rappresentazioni artistiche. Al 9 di settembre passato Nikolai Panayotov ha invitato lì per " Una colazione sul prato"/Edouard Manet/ mostrando le opere sue e di Larisa.

Dopo numerose mostre in Europa e Bulgaria, "Tempi scimmieschi" e il più recente incontro di Nikolai Panayotov con il pubblico di Sofia, galleria d’arte "Stubel" ospita la mostra. L’artista ha accompagnato il suo invito anche con un saggio dove ha espresso verbalmente la propria posizione sulle assurdità del nostro tempo, minacce, infine come dice ’la regressione della civiltà’ - cose inaccettabili anche per le scimmie.

La prima impressione di una varietà caotica invoca sempre la curiosità di scoprire i volti e simboli , intrecciati nel tessuto dell’immagine. La sua ’scrittura’ surreale nelle opere nuove e piena di ’cerchi colorati-bersaglie’ come li chiama l’artista, che esplodono ovunque. Nel nostro mondo li obiettivi siamo noi stessi - colpito dall’aggressione della società consumatrice. Anche io ho cercato i segni nascosti e ho trovato una faccia che tira fuori la lingua, penso al mondo intero. Sopra strane silhouette intrecciate tra loro - un famoso simbolo dei nostri drammi umani - una croce e una corona di spine. Cercare tali segni nelle dipinte e cosa divertente. La mostra offre un mix di dipinti ed installazioni.

Le sue installazioni da molti anni sono così raccolti in maniera eclettica che mi chiedo come realizza un tale equilibrio - credo che lo fa sopratutto con i colori. Non posso congelare sua immaginazione luccicante mentre le mie parole - e meglio citarlo- ’raccolgo molti fiumi in uno’. A Parigi, rue d’Albert suo studio è sempre aperto.

Oggi ho visto su Facebook uno dei suoi ultimi dipinti - il titolo giusto per me è "Alla croce". Nikolai continua su questa strada con su talento, anche con la sua grande dignità.

- Sito ufficiale di Nicolai Panayotov:

Nicolai Panayotov

- Photo credits:

La foto di copertina e le foto allegate sono state fornite dall’autrice dell’articolo


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\’Alla croce\’ di Nikolai Panayotov

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La chiesa \’Santa Petca\’

La mostra Tempi scimmieschi

La Valchiria 2,foto Anna Geo

La Valchiria,foto Anna Geo

Nikolai Panayotov all\’ apertura della mostra, foto Anna Geo

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