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Bioestetica e Bioetica

Per fortuna che oggi si parla sempre di più anche nelle Università della “medicina narrativa”, la storia che cura. Da tempo auspico questo momento ed uno dei miei progetti che vorrei realizzare insiemi ad alcuni amici, oltre ad aprire ambulatori di coccole, e anche quello di aprire negli ospedali e non solo BIBLIOTECHE dell’ANIMA.

di Enzo Maddaloni - mercoledì 22 ottobre 2008 - 3110 letture

L’estetica e l’etica, nell’attuale modello di società, è diventata un tutto uno, come la biostetica e la bioetica. Per non parlare di biopolitica per la quale a scambio di equivoci oggi si pubblicano anche sulla gazzetta ufficiale concorsi per nuove idee.

Qualcuno a questo punto direbbe per fortuna che c’è Arbitrio, il nuovo professore di matematica che l’altra mattina parlava con mio figlio, ma considerato che ciò - scientificamente parlando - potrebbe avere gravi implicazioni in campo religioso, c’è già qualcuno - molto in alto? - che sta modificando, il "sacro principio" con uno più terra terra a differenza anche del riferimento ad una concezione del libero arbitrio della chiesa cattolica precedente al Concilio di Trento.

C’è un serio problema sulle questione e a scambio di equivoci mi dichiaro a favore della vita e per una morte dignitosa. Per assurdo sembrerebbe quasi che dopo il Concilio di Nicea che separò la fede dalla scienza, ci avviciniamo ad una nuova e pur sperata unificazione dei poteri tra scienza e fede sempre però nella logica del potere "temporale" e non "spaziale".

Attualmente la stessa chiesa, proprio nel momento in cui la scienza medica riesce a far "risorgere" persone (grazie acnhe alle capacità rianimatorie e chirurgiche certamente molto più avanzate rispetto a prima) sempre più si pone alla nostra attenzione una nuova tipologia di pazienti: “l’uomo in coma".

E, cosi i partiti, i medici ed i preti stanno cambiato il "loro credo" e, stranamente, si è capovolta la situazione, per cui si assiste ad un evangelismo sostenitore del libero arbitrio e ad un cattolicesimo che non riconosce più la capacità umana (che Dio pure gli avrebbe assegnato) in grado di fare delle scelte se non mediate dall’istituzione ecclesiastica e scientifica in quanto anche quest’ultima difatto è diventata "nuova religione".

Da qui i bandi di concorso per le nuove idee? Ma!

Personalmente sono agnostico ed ho fede nella speranza di una salvezza che non è legata solo all’uomo ed al suo libero arbitrio che sarebbe il caso di difendere anche se non lotto più per la libertà ma per un progetto di libertà ed anche alla possibilità di praticarlo liberamente in un contesto dove politica, scienza e spiritualità si possano veramente fondere in un sentire dell’uomo veramente liberato da ogni prigione mentale. Spero in questo cambio del paradigma.

I dogma, qualsiasi essi siano mi sono stati sempre un pò indigesti.

Nella scienza medica lo Hamer se volete potrebbe rischiare di rappresentar un dogma così come anche tante altre scienze (ignoranti oggi) che si prendono solo cura dell’organo e non della persona.

Per questo credo che non si dovrebbe limitare nessuno nella libertà di praticare le vie olistiche alla cure delleproprie malattie avenco coscienza che oggi non sono più malattie personali ma anche sociali.

La laicità del vivere sociale e non i fondamentalisimidi qualsiasi natura.

Queste informazioni dal punto di vista etico dovrebbero essere consentito utilizzarle da chi attraverso una propria consapevolezza (libero arbitrio) abbia scelto la cura, al di la di ogni condizionamento e pregiudizio o peggio interessi commerciali, non fosse altro perchè questo prinicipio è tutelato anche dalla laicità della nostra costituzione italiana sempre più messa in discussione.

Nella sostanza credo nell’ignoranza della scienza (tutta), non credo nelle diverse medicine ma nella medicina migliore possibile per curare quella malattia e ciò in relazione alla stessa consapevolezza del paziente che affronta la sua malattia. La stessa funzione del medico quindi dovrebbe abbandonare la sua logica di curare per passare a quella di prendersi cura della persona e non solo dell’organo.

Credo nella stessa possibilità che la fede illumini sempre più la speranza di vita negli uomini vuoi che essi credano a Dio, a Maometto, a Mose, a Budda o a chi altri, perché sono sempre più convinto che la fede e/o ogni forma di spiritualità dell’uomo, sentita veramente, aiuta sicuramente il processo di guarigione. Solo così si posso spiegare i miracoli e la stessa fede in un Dio aiuta.

E’, risaputo di un esperimento fatto in Inghilterra su due gruppi di persone: uno che pregava e l’altro no. Ad ognuno dei due gruppi sono state praticate piccole scosse elettriche. La soglia del dolore per chi pregava era più alta (sopportavano di più il dolore) rispetto al gruppo che non pregava.

Credo in qualsiasi cosa che soggettivamente si prenda cura delle persone e possa aiutarle a guarire da ogni “malattia” avendo coscienza che prima di essere malattia del corpo è malattia sociale.

Per fortuna che oggi si parla sempre di più anche nelle Università della “medicina narrativa”, la storia che cura e di tutte le possibili interazioni sullo stato di salute delle persone. Da tempo auspico questo momento ed uno dei miei progetti che vorrei realizzare insiemi ad alcuni amici, oltre ad aprire AMBULATORI DI COCCOLE, è anche quello di realizzare le BIBLIOTECHE dell’ANIMA, dove le persone possono scrivere e raccontare le loro storie, e dove tutti possano trarre esperienze.

Sempre più persone si affidano a cure "alternative" perché la medicina cosiddetta scientifica ha perso umanità, trasformando gli ospedali in fabbrica dove si producono solo prestazioni.

Quindi mi attengo al rispetto del campo religioso ed in questo caso della sua scrittura più classica a riguardo del libero arbitrio che implica che la divinità, per quanto onnipotente, non possa utilizzare il suo potere sulle scelte degli individui, riconoscendo di fatto ad essi una parte della sua stessa divinità. Per questo unici e divini.

Certo il rischio potrebbe essere quello di realizzare "una medicina dei desideri" rischiando ancora una volta che bioestetica ed bioetica si ricongiungano.

Il problema è ricostruire le basi per una bioetica del libero arbitrio, che salvaguardi semplicemente il concetto di responsabilità di un individuo per le sue azioni anche di fronte al suo Dio.

In ambito scientifico l’idea di libero arbitrio determina un’indipendenza dallo stesso pensiero scientifico (preponderante) inteso come attività della mente e della mente stessa dalla pura "causalità" della ricerca scientifica.

Nella sostanza, se la sperimentazione porta alla prova scientifica ed essa è alla base della nostra scienza, la stessa sperimentazione, non può essere negata per interessi di parte, e quindi si ripropone una riapertura della discussione sul libero arbitrio sia dal punto di vista religioso che scientifico e quindi sia dal punto di vista bioestetico che bioetico. C’è una filmografia narrativa che sta facendo scuola su alcuni canali privati. Chirurgia estetica e rappresentazioni di medici illuminati rischiano di falsificare la soluzione possibile tra una scelta esclusivamente "privatistica" (per dirla all’americana) o un sistema socialmente sostenibile che pur nel rispetto delle "individualità" sia in grado di "prendersi cura" sul serio in maniera pubblica e sociale.

Speriamo che presto si possa avviare un dibattito serio su questi argomenti cosi delicati al di la del bene e del male ( e del concorso di dee).

Solo nell’inutilità del dono del gioco non c’è sacrificio e non considerare la vita e la morte un gioco del “signore” sarebbe un grave errore per l’uomo perché questo finora ha prodotto solo conflitti e morti inutili.


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